La manifestazione
L’OMICIDIO DI PECCIOLI
Il movente è in quella casa
Resta sotto sequestro la casa in cui abitava Giuseppe Napoli, muratore di 49 anni, originario di Enna, trovato morto sulle colline di Legoli alla fine di ottobre. Ucciso con quattro colpi di pistola, esplosi forse in seguito a una colluttazione, di cui l'ultimo sparato a distanza ravvicinata
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PECCIOLI. Anche se non ci sono conferme ufficiali, l'ipotesi più probabile è che Napoli conoscesse chi lo ha ucciso. Forse tra i due c'è stata una discussione poi finita nel sangue. La vittima avrebbe tentato di fuggire, fino a piegarsi per terra dopo i primi colpi ricevuti. Infine, Napoli sarebbe stato raggiunto dall'assassino che lo ha finito lasciando nella piazzola.
Forse in quelle poche stanze a Partino, tranquillo borgo di Palaia, potrebbe essere rimasta una traccia in grado di aiutare gli inquirenti a dare un nome all'autore o agli autori di quella che ha molti aspetti per essere considerata un'esecuzione mafiosa. Ed è per questo che non sono ancora stati rimossi i sigilli dall'appartamento che Napoli aveva preso in affitto da una pensionata di Pontedera alcuni anni fa. All'inizio un rapporto tranquillo, che poi ha preso una brutta piega tanto che la vittima avrebbe dovuto lasciare al più presto la casa di Partino in quanto la proprietaria aveva intrapreso la procedura di sfratto per morosità nei confronti dell'inquilino, che aveva smesso da tempo di pagare l'affitto.
Dopo l'uccisione del muratore, che aveva precedenti di polizia giudiziaria per sfruttamento di manodopera clandestina e per una vecchia vicenda familiare, i carabinieri sono tornati almeno tre volte nella casa di Partino, come raccontano in paese, dove si fanno mille congetture rispetto al movente del delitto. Di tutto di più, ma sempre nel campo delle ipotesi: da un regolamento di conti per storie legate alla sua precedente vita in Sicilia a possibili giri legati alla droga, allo sfruttamento della prostituzione o all'usura.
I lunghi sopralluoghi, richiesti dalla procura di Pisa, nella casa della vittima sarebbero serviti a cercare eventuali indizi per completare un complesso quadro di indagini. A Partino l'uomo ha abitato a lungo insieme a una polacca di circa 40 anni. Una relazione finita poche settimane prima dell'uccisione di Napoli. I due, però, stando alle parole della donna, erano rimasti in buoni rapporti e continuavano a frequentarsi e a sentirsi telefonicamente.
Dopo i primi accertamenti - il cadavere è stato scoperto la mattina del 30 ottobre scorso - era trapelato che il muratore era stato ucciso tra le 20 e le 23,30 della sera precedente, cioè di giovedì 29. Ad un amico di Terricciola con il quale Napoli si era incontrato in un bar a Capannoli e che è stato interrogato nelle ore successive all'omicidio aveva confidato di avere un appuntamento di lavoro. «Devo consegnare una cosa a una persona e poi torno a casa», avrebbe detto la vittima all'amico salutandolo. Da quel momento il vuoto. A Partino Giuseppe Napoli, che i vicini descrivono come una brava persona, attaccata al lavoro, non è più tornato e la mattina successiva è stato trovato cadavere in una piazzola lungo la strada provinciale delle Colline per Legoli, in una zona al confine tra il territorio di Peccioli e Castelfalfi, nel comune di Montaione. L'auto della vittima è stata ritrovata a Capannoli, davanti al bar che Napoli frequentava abitualmente e dove incontrava altri muratori siciliani, oltre a rumeni e albanesi con i quali aveva rapporti di lavoro. E proprio in questi ambienti sono state indirizzate alcune indagini.
Intanto, la procura conferma che la salma di Giuseppe Napoli una settimana dopo l'uccisione è stata riconsegnata alla famiglia per il funerale. Ora gli inquirenti attendono le perizie formali degli accertamenti effettuati all'istituto di medicina legale di Pisa. Perizie che andranno ad aggiungersi ad altre indagini ancora in corso e su cui viene mantenuto il massimo riserbo.
S.C.
Forse in quelle poche stanze a Partino, tranquillo borgo di Palaia, potrebbe essere rimasta una traccia in grado di aiutare gli inquirenti a dare un nome all'autore o agli autori di quella che ha molti aspetti per essere considerata un'esecuzione mafiosa. Ed è per questo che non sono ancora stati rimossi i sigilli dall'appartamento che Napoli aveva preso in affitto da una pensionata di Pontedera alcuni anni fa. All'inizio un rapporto tranquillo, che poi ha preso una brutta piega tanto che la vittima avrebbe dovuto lasciare al più presto la casa di Partino in quanto la proprietaria aveva intrapreso la procedura di sfratto per morosità nei confronti dell'inquilino, che aveva smesso da tempo di pagare l'affitto.
Dopo l'uccisione del muratore, che aveva precedenti di polizia giudiziaria per sfruttamento di manodopera clandestina e per una vecchia vicenda familiare, i carabinieri sono tornati almeno tre volte nella casa di Partino, come raccontano in paese, dove si fanno mille congetture rispetto al movente del delitto. Di tutto di più, ma sempre nel campo delle ipotesi: da un regolamento di conti per storie legate alla sua precedente vita in Sicilia a possibili giri legati alla droga, allo sfruttamento della prostituzione o all'usura.
I lunghi sopralluoghi, richiesti dalla procura di Pisa, nella casa della vittima sarebbero serviti a cercare eventuali indizi per completare un complesso quadro di indagini. A Partino l'uomo ha abitato a lungo insieme a una polacca di circa 40 anni. Una relazione finita poche settimane prima dell'uccisione di Napoli. I due, però, stando alle parole della donna, erano rimasti in buoni rapporti e continuavano a frequentarsi e a sentirsi telefonicamente.
Dopo i primi accertamenti - il cadavere è stato scoperto la mattina del 30 ottobre scorso - era trapelato che il muratore era stato ucciso tra le 20 e le 23,30 della sera precedente, cioè di giovedì 29. Ad un amico di Terricciola con il quale Napoli si era incontrato in un bar a Capannoli e che è stato interrogato nelle ore successive all'omicidio aveva confidato di avere un appuntamento di lavoro. «Devo consegnare una cosa a una persona e poi torno a casa», avrebbe detto la vittima all'amico salutandolo. Da quel momento il vuoto. A Partino Giuseppe Napoli, che i vicini descrivono come una brava persona, attaccata al lavoro, non è più tornato e la mattina successiva è stato trovato cadavere in una piazzola lungo la strada provinciale delle Colline per Legoli, in una zona al confine tra il territorio di Peccioli e Castelfalfi, nel comune di Montaione. L'auto della vittima è stata ritrovata a Capannoli, davanti al bar che Napoli frequentava abitualmente e dove incontrava altri muratori siciliani, oltre a rumeni e albanesi con i quali aveva rapporti di lavoro. E proprio in questi ambienti sono state indirizzate alcune indagini.
Intanto, la procura conferma che la salma di Giuseppe Napoli una settimana dopo l'uccisione è stata riconsegnata alla famiglia per il funerale. Ora gli inquirenti attendono le perizie formali degli accertamenti effettuati all'istituto di medicina legale di Pisa. Perizie che andranno ad aggiungersi ad altre indagini ancora in corso e su cui viene mantenuto il massimo riserbo.
S.C.
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