LA STORIA
Alessandro, 19 anni: voleva salvare il fratello, ucciso dalla stessa malattia
Rachele Di Saverio
Il giovane, che abitava a Galleno. E' morto per il linfoma di Hodgkin, un tipo di tumore maligno con molti tratti in comune alle leucemie, diagnosticatogli quando aveva 9 anni e si sottopose agli esami per verificare la possibilità di donare il midollo al fratello malato. Ora, quest'ultimo è guarito, mentre quello stesso male ha inghiottito e si è portato via Alessandro
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Alessandro Castiro aveva 19 anni. È morto mercoledì sera dopo una lunga malattia, chiamata linfoma di Hodgkin. Un tipo di tumore maligno con molti tratti in comune alle leucemie, diagnosticatogli intorno all'età di 9 anni, quando si sottopose a degli esami per verificare la possibilità di donare il midollo al fratello malato. Ora, quest'ultimo è guarito, mentre quello stesso male ha inghiottito e si è portato via Alessandro.
Il giovane, residente a Galleno di Castelfranco di Sotto con i genitori e il fratello minore, è deceduto all'ospedale di Brescia a causa di un improvviso aggravamento delle condizioni di salute. Il ricovero era avvenuto il 9 settembre in vista di un trapianto di midollo il 1º ottobre che avrebbe potuto portare alla guarigione. Alessandro è stato strappato ai suoi cari dalla stessa malattia che aveva colpito anche il fratello minore Francesco, che a soli 16 mesi ha dovuto affrontare quello che poi sarebbe toccato anche al fratello. Dopo vari anni di cure, fu comunicato alla famiglia che a Francesco serviva un trapianto di midollo e fu proprio in quelle circostanze che Alessandro venne a conoscenza di essere anche lui affetto dal linfoma di Hodgkin.
Il piccolo e coraggioso Alessandro, infatti, all'età di appena 9 anni, si offrì di aiutare il fratellino di 5 donandogli il proprio midollo, ma dopo gli accertamenti emerse che non solo Alessandro non poteva donare il midollo al fratello malato ma lui stesso era affetto dallo stesso male. Da lì è cominciato anche il calvario di Alessandro fra ospedali e chemioterapie sempre a fianco dei genitori così duramente colpiti nel bene più prezioso. A 13 anni il linfoma sembrava regredire, ma a 15 è ricomparso e le cure sono continuate fino al trapianto. La famiglia e soprattutto i due fratelli sono sempre rimasti uniti anche quando 5 anni fa un ictus colpì il padre lasciandogli paralizzata la parte sinistra del corpo. Grande la forza della madre Valeria in una situazione veramente difficile. «Era tifoso dell'Inter e appassionato di moto - comincia a dire uno dei tanti amici che vogliono lasciare un ricordo di Alessandro - era sempre allegro, raccontava barzellette e aveva la battuta pronta, ma soprattutto sapeva vedere il lato positivo della vita. Non si è mai pianto addosso, da lui c'era solo da imparare».
Alessandro amava le cose semplici della vita, come la buona tavola e le serate in allegria, spesso gli amici si riunivano per organizzare cene e grigliate: «Era famoso per la sua pasta all'amatriciana piccante», scherza dimenticando un attimo il dolore un altro amico. Prima di andare per l'ultima volta in ospedale gli amici organizzarono una di queste cene per incoraggiare Alessandro: «Ci disse di non piangere - ricorda un ragazzo - perché sarebbe tornato, ma se qualcosa fosse andato male dovevamo pensare a suo fratello».
Alessandro ha sempre affrontato tutto in modo positivo, la sua vita era come quella di tanti altri coetanei: frequentava l'istituto agrario di Pescia, praticava calcetto al circolo parrocchiale del suo paese e aveva molti amici che ora lo piangono e lo ricordano con affetto ma anche con stima per il coraggio e la forza con cui ha lottato per aiutare il padre, il fratello e se stesso.
Anche il fratello in un momento di così grande dolore non manca di trovare la forza per ricordare Alessandro: «È stato un esempio e mi ha insegnato tanto», poche parole che bastano a far emergere un legame profondo rafforzato da una lotta comune contro un male spietato. Ora sarà lui ad occuparsi di Vicky, il rottweiler di Alessandro: «È un bel cane, l'ha preso più o meno un anno fa». Tutta Galleno si stringe attorno alla famiglia, con un via-vai di compaesani e amici che ieri si sono recati a casa del ragazzo per l'ultimo saluto. Le esequie si celebreranno oggi alle 15 a Galleno.
Il giovane, residente a Galleno di Castelfranco di Sotto con i genitori e il fratello minore, è deceduto all'ospedale di Brescia a causa di un improvviso aggravamento delle condizioni di salute. Il ricovero era avvenuto il 9 settembre in vista di un trapianto di midollo il 1º ottobre che avrebbe potuto portare alla guarigione. Alessandro è stato strappato ai suoi cari dalla stessa malattia che aveva colpito anche il fratello minore Francesco, che a soli 16 mesi ha dovuto affrontare quello che poi sarebbe toccato anche al fratello. Dopo vari anni di cure, fu comunicato alla famiglia che a Francesco serviva un trapianto di midollo e fu proprio in quelle circostanze che Alessandro venne a conoscenza di essere anche lui affetto dal linfoma di Hodgkin.
Il piccolo e coraggioso Alessandro, infatti, all'età di appena 9 anni, si offrì di aiutare il fratellino di 5 donandogli il proprio midollo, ma dopo gli accertamenti emerse che non solo Alessandro non poteva donare il midollo al fratello malato ma lui stesso era affetto dallo stesso male. Da lì è cominciato anche il calvario di Alessandro fra ospedali e chemioterapie sempre a fianco dei genitori così duramente colpiti nel bene più prezioso. A 13 anni il linfoma sembrava regredire, ma a 15 è ricomparso e le cure sono continuate fino al trapianto. La famiglia e soprattutto i due fratelli sono sempre rimasti uniti anche quando 5 anni fa un ictus colpì il padre lasciandogli paralizzata la parte sinistra del corpo. Grande la forza della madre Valeria in una situazione veramente difficile. «Era tifoso dell'Inter e appassionato di moto - comincia a dire uno dei tanti amici che vogliono lasciare un ricordo di Alessandro - era sempre allegro, raccontava barzellette e aveva la battuta pronta, ma soprattutto sapeva vedere il lato positivo della vita. Non si è mai pianto addosso, da lui c'era solo da imparare».
Alessandro amava le cose semplici della vita, come la buona tavola e le serate in allegria, spesso gli amici si riunivano per organizzare cene e grigliate: «Era famoso per la sua pasta all'amatriciana piccante», scherza dimenticando un attimo il dolore un altro amico. Prima di andare per l'ultima volta in ospedale gli amici organizzarono una di queste cene per incoraggiare Alessandro: «Ci disse di non piangere - ricorda un ragazzo - perché sarebbe tornato, ma se qualcosa fosse andato male dovevamo pensare a suo fratello».
Alessandro ha sempre affrontato tutto in modo positivo, la sua vita era come quella di tanti altri coetanei: frequentava l'istituto agrario di Pescia, praticava calcetto al circolo parrocchiale del suo paese e aveva molti amici che ora lo piangono e lo ricordano con affetto ma anche con stima per il coraggio e la forza con cui ha lottato per aiutare il padre, il fratello e se stesso.
Anche il fratello in un momento di così grande dolore non manca di trovare la forza per ricordare Alessandro: «È stato un esempio e mi ha insegnato tanto», poche parole che bastano a far emergere un legame profondo rafforzato da una lotta comune contro un male spietato. Ora sarà lui ad occuparsi di Vicky, il rottweiler di Alessandro: «È un bel cane, l'ha preso più o meno un anno fa». Tutta Galleno si stringe attorno alla famiglia, con un via-vai di compaesani e amici che ieri si sono recati a casa del ragazzo per l'ultimo saluto. Le esequie si celebreranno oggi alle 15 a Galleno.
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