Sicurezza
E’ un rito che cade il 5 novembre
Arrivano gli universitari, tutti fuori
Francesca Suggi
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Corso Matteotti invaso da universitari e studentiFischi, schiamazzi, berretti ben in vista da riempire. Sventolano quelli rossi di medicina Lara e Marina, così entrano nelle classi del liceo classico, scientifico e tutti gli studenti le seguono. Escono. Mettono nei cappelli universitari il "pegno". E via mattina libera, niente più scuola
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PONTEDERA. Fischi, schiamazzi, berretti ben in vista da riempire. Sventolano quelli rossi di medicina Lara e Marina, così entrano nelle classi del liceo classico, scientifico e tutti gli studenti le seguono. Escono. Mettono nei cappelli universitari il "pegno". E via mattina libera, niente più scuola.
Ecco la festa delle matricole di Pontedera, una sorta di rito che cade ogni anno il 5 novembre. E che vuol dire aule semideserte e presidi che più o meno con il sorriso accettano questa tradizione. «I ragazzi ci aspettano per le nove, noi di solito entriamo nelle classi con il fischietto, aspettiamo che gli studenti mettano nel cappello qualcosa e poi andiamo via. Loro per tradizione ci seguono», Lara Anichini di Ponsacco e Marina Modesti di Pontedera raccontano la loro festa. Passo dopo passo. Sono al primo anno di università, studiano per tecnico di radiologia a Pisa. Copione vuole che ogni matricola torni alla scuola superiore di provenienza. «Per cinque anni abbiamo aspettato impazienti gli universitari ogni 5 novembre», continuano. Nei loro berretti ci sono lapis, penne, assorbenti, fazzolettini, evidenziatori. Anche qualche centesimino come buon auspicio.
Le matricole di giurisprudenza viaggiano con i cappelli blu, quelle di lingue in rosa. Ognuno ha il suo.
Su corso Matteotti è un tripudio di colori, fischi e facce sorridenti. Qualcuno, però, non è riuscito ad evitare l'interrogazione: «Tre miei compagni - dice la sua, Lorenzo Giovannetti del liceo XXV Aprile - sono stati interrogati dalle 8 alle 9». Al liceo, alla fine dei conti, è rimasto un solo studente di prima.
Spesso dirigenti e prof non ostacolano la tradizione.
Meno compiacente il preside dell'Iti Marconi Pierluigi Rubino: «Non abbiamo fatto entrare le matricole, perché sono estranei e il regolamento lo vieta. Purtroppo non possiamo blindare la scuola e gli universitari comunque sono rimasti fuori. I nostri studenti che volevano uscire lo hanno fatto, ma tanti ragazzi sono rimasti in classe».
Ecco la festa delle matricole di Pontedera, una sorta di rito che cade ogni anno il 5 novembre. E che vuol dire aule semideserte e presidi che più o meno con il sorriso accettano questa tradizione. «I ragazzi ci aspettano per le nove, noi di solito entriamo nelle classi con il fischietto, aspettiamo che gli studenti mettano nel cappello qualcosa e poi andiamo via. Loro per tradizione ci seguono», Lara Anichini di Ponsacco e Marina Modesti di Pontedera raccontano la loro festa. Passo dopo passo. Sono al primo anno di università, studiano per tecnico di radiologia a Pisa. Copione vuole che ogni matricola torni alla scuola superiore di provenienza. «Per cinque anni abbiamo aspettato impazienti gli universitari ogni 5 novembre», continuano. Nei loro berretti ci sono lapis, penne, assorbenti, fazzolettini, evidenziatori. Anche qualche centesimino come buon auspicio.
Le matricole di giurisprudenza viaggiano con i cappelli blu, quelle di lingue in rosa. Ognuno ha il suo.
Su corso Matteotti è un tripudio di colori, fischi e facce sorridenti. Qualcuno, però, non è riuscito ad evitare l'interrogazione: «Tre miei compagni - dice la sua, Lorenzo Giovannetti del liceo XXV Aprile - sono stati interrogati dalle 8 alle 9». Al liceo, alla fine dei conti, è rimasto un solo studente di prima.
Spesso dirigenti e prof non ostacolano la tradizione.
Meno compiacente il preside dell'Iti Marconi Pierluigi Rubino: «Non abbiamo fatto entrare le matricole, perché sono estranei e il regolamento lo vieta. Purtroppo non possiamo blindare la scuola e gli universitari comunque sono rimasti fuori. I nostri studenti che volevano uscire lo hanno fatto, ma tanti ragazzi sono rimasti in classe».
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