Il dolore
PONTEDERA
Lupi a Palaia e vicino a Ponsacco
Manolo Morandini
Nella provincia sono stimate ormai alcune decine di esemplari
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PONTEDERA. Seguendo le tracce ancora fresche lasciate dal lupo si è trovato a ridosso di Palaia o a due passi da Ponsacco. Paolo Varuzza, biologo tecnico faunista, specializzato nel monitoraggio del più "temuto" predatore, ha due nuovi cerchi sulla sua carta geografica della provincia pisana. Due segni che racchiudono periferie di paesi e capannoni con un importante valore ambientale.
«Il lupo è al vertice della catena alimentare, che non deve essere interrotta a nessun livello per mantenere l'equilibrio tra preda e predatore - spiega Varuzza - La presenza del lupo è un marchio di qualità del territorio».
È una "caccia" dai tempi lunghi quella al re dei predatori. «I metodi più efficienti per rilevarne la presenza si basano sulle tracce che lasciano sul territorio: resti alimentari, feci e impronte - spiega il faunista - Gli ambienti frequentati dall'animale e le sue abitudini prevalentemente notturne lo rendono praticamente invisibile». E poi ci sono le segnalazioni raccolte sul territorio.
Servono occhi attenti, orecchie dritte e una sola regola. «Nella ricerca ci si muove avendo rispetto per gli animali, cercando cioè, per quanto possibile, di non essere invadenti» sottolinea Varuzza. L'altra tecnica di "caccia" è in notturna e prevede di stimolare gli ululati diffondendo dei suoni registrati che simulano la presenza di un branco. Suoni che sono percepiti dai lupi come intrusioni nel loro territorio. Per questo rispondono per segnalare la loro presenza a chi sta invadendo i loro confini. «Mi è capitato nei boschi del Berignone, a Volterra, che i lupi abbiano risposto al rumore dei tamburi della festa medievale che si teneva in città» racconta il faunista. È forse dall'Alta Valdicecina che il lupo è sceso sulle colline a ridosso della pianura pisana. Una terra di calanchi e boschi, interrotti da qualche campo coltivato in cui a far da richiamo è soprattutto la presenza di ungulati, cinghiali e daini. Tra Capannoli e Ponsacco, nei campi coltivati della Tenuta di Camugliano è stato addirittura visto correre nei campi a caccia di lepri. Ma in provincia gli incontri negli ultimi quindici anni sono numerosi: tre le zone di presenza stabile, quattro quelle dove il re dei predatori è stato avvistato più di una volta.
«Ci sono diversi nuclei di lupo nella parte centrale e in quella meridionale della provincia», dice Varuzza. Che aggiunge: «Dal 1994 ci sono dati costanti sulla sua riproduzione. È una presenza stabile con cui dobbiamo imparare di nuovo a convivere. Negli anni'50 si organizzavano vere e proprie battute di caccia al lupo nelle fattorie di Casaglia e a Casino di Terra». Chi non li conosce preferisce descriverli cattivi, feroci, famelici, spietati, sanguinari, malvagi. Ma chi li conosce sa che tutto ciò non è vero. «È come se avessero impressa la figura di un uomo armato di fucile, appena ne avvertono la presenza scappano», dice l'esperto faunista. Anzi il re dei predatori si rivela un alleato prezioso per controllare l'esplosione demografica degli ungulati.
«È un fattore positivo per la qualità ambientale ma i costi della sua presenza li stanno sopportando solo gli allevatori, per i danni ai loro capi - afferma Vito Mazzarone, responsabile del servizio difesa della fauna della Provincia di Pisa - Non si tratta solo dei capi predati ma anche degli effetti indiretti, il calo della produzione di latte e l'aumento degli aborti».
La Provincia di Pisa in collaborazione con le associazioni agricole e quelle degli allevatori stanno studiando come trovare una via d'uscita. Il nodo è la normativa regionale, in vigore dal 2006, che non riconosce più il rimborso dei danni agli allevamenti da predatori. «Adesso gli allevatori possono ricevere un contributo per la sottoscrizione di un'assicurazione, ma a loro carico restano i costi per lo smaltimento delle carcasse».
«Il lupo è al vertice della catena alimentare, che non deve essere interrotta a nessun livello per mantenere l'equilibrio tra preda e predatore - spiega Varuzza - La presenza del lupo è un marchio di qualità del territorio».
È una "caccia" dai tempi lunghi quella al re dei predatori. «I metodi più efficienti per rilevarne la presenza si basano sulle tracce che lasciano sul territorio: resti alimentari, feci e impronte - spiega il faunista - Gli ambienti frequentati dall'animale e le sue abitudini prevalentemente notturne lo rendono praticamente invisibile». E poi ci sono le segnalazioni raccolte sul territorio.
Servono occhi attenti, orecchie dritte e una sola regola. «Nella ricerca ci si muove avendo rispetto per gli animali, cercando cioè, per quanto possibile, di non essere invadenti» sottolinea Varuzza. L'altra tecnica di "caccia" è in notturna e prevede di stimolare gli ululati diffondendo dei suoni registrati che simulano la presenza di un branco. Suoni che sono percepiti dai lupi come intrusioni nel loro territorio. Per questo rispondono per segnalare la loro presenza a chi sta invadendo i loro confini. «Mi è capitato nei boschi del Berignone, a Volterra, che i lupi abbiano risposto al rumore dei tamburi della festa medievale che si teneva in città» racconta il faunista. È forse dall'Alta Valdicecina che il lupo è sceso sulle colline a ridosso della pianura pisana. Una terra di calanchi e boschi, interrotti da qualche campo coltivato in cui a far da richiamo è soprattutto la presenza di ungulati, cinghiali e daini. Tra Capannoli e Ponsacco, nei campi coltivati della Tenuta di Camugliano è stato addirittura visto correre nei campi a caccia di lepri. Ma in provincia gli incontri negli ultimi quindici anni sono numerosi: tre le zone di presenza stabile, quattro quelle dove il re dei predatori è stato avvistato più di una volta.
«Ci sono diversi nuclei di lupo nella parte centrale e in quella meridionale della provincia», dice Varuzza. Che aggiunge: «Dal 1994 ci sono dati costanti sulla sua riproduzione. È una presenza stabile con cui dobbiamo imparare di nuovo a convivere. Negli anni'50 si organizzavano vere e proprie battute di caccia al lupo nelle fattorie di Casaglia e a Casino di Terra». Chi non li conosce preferisce descriverli cattivi, feroci, famelici, spietati, sanguinari, malvagi. Ma chi li conosce sa che tutto ciò non è vero. «È come se avessero impressa la figura di un uomo armato di fucile, appena ne avvertono la presenza scappano», dice l'esperto faunista. Anzi il re dei predatori si rivela un alleato prezioso per controllare l'esplosione demografica degli ungulati.
«È un fattore positivo per la qualità ambientale ma i costi della sua presenza li stanno sopportando solo gli allevatori, per i danni ai loro capi - afferma Vito Mazzarone, responsabile del servizio difesa della fauna della Provincia di Pisa - Non si tratta solo dei capi predati ma anche degli effetti indiretti, il calo della produzione di latte e l'aumento degli aborti».
La Provincia di Pisa in collaborazione con le associazioni agricole e quelle degli allevatori stanno studiando come trovare una via d'uscita. Il nodo è la normativa regionale, in vigore dal 2006, che non riconosce più il rimborso dei danni agli allevamenti da predatori. «Adesso gli allevatori possono ricevere un contributo per la sottoscrizione di un'assicurazione, ma a loro carico restano i costi per lo smaltimento delle carcasse».
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