Il Tirreno

Pontedera

Il caso

Aspetta giustizia da 5 anni

Il funerale di Giannini e la sorella mentre racconta l’odissea in tv
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Il funerale di Giannini e la sorella mentre racconta l’odissea in tv

«Sono indignata per i continui rinvii del processo, ma anche perché nel frattempo il dottore imputato è stato promosso primario»

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PONTEDERA. I percorsi della giustizia a volte sono strani, lunghi e incomprensibili. Sono difficili da accettare per chi aspetta da anni sperando di dare un perché alla morte di una persona cara. Luciana Giannini, sorella di Gianfranco Giannini, morto a 64 anni all'ospedale Lotti di Pontedera per uno choc anafilattico, aspetta da cinque anni di sapere chi ha commesso l'errore per il quale suo fratello è morto.
Il tempo passa, nessuno ha mai pensato ad un eventuale proposta di risarcimento del danno. Il processo di primo grado, che vede imputati un medico e un'infermiera, si trascina stancamente da un palazzo di giustizia all'altro. Doveva cominciare in tribunale a Pisa poi è stato trasferito nella sede distaccata di Pontedera, per una questione di competenza territoriale. Probabilmente, per questa ragione alle udienze non sempre sarà presente il pubblico ministero che ha coordinato le indagini, il quale peraltro era assente, e aveva delegato un pm onorario, all'udienza che avrebbe dovuto tenersi alcune settimane fa ma che è stata aggiornata all'anno prossimo.
«Dopo lunghissime indagini e perizie attese per mesi una cosa è rimasta certa - afferma Luciana Giannini, che ha scritto un'accorata lettera alla nostra redazione oltre che all'Ordine dei medici -: non si potrà cancellare che mio fratello è morto (il 10 luglio 2005) per choc anafilattico a seguito di una iniezione in vena di un farmaco a cui era allergico. Non cambio idea, anche se il tempo passa. Sto attendendo da quel giorno che la giustizia faccia luce su quella morte. Il processo, che doveva tenersi il 6 ottobre, è stato nuovamente rinviato al febbraio 2010. Ancora non so nulla dalla giustizia, ma in compenso ho saputo che il medico indagato per la morte di mio fratello è stato nominato primario di un reparto del Lotti, lo stesso dove mio fratello morì in pochi minuti». Com'è stato possibile?, si chiede la donna. «È vero che una persona è innocente finché non è dimostrata in tutti i gradi di giudizio la sua colpevolezza, ma io sono veramente indignata. Dopo un concorso pubblico dove tutti i concorrenti sono stati idonei a svolgere il ruolo di primario, mi chiedo per quale ragione sia stato promosso un medico sul quale pende un giudizio. Un giudizio pendeva su tutti i concorrenti? Non si poteva attendere per la promozione fino all'esito del processo? A me sembra che con questo atto la direzione sanitaria lo abbia già assolto prima che lo abbia fatto la giustizia o che comunque abbia messo una bella ipoteca sulla sua assoluzione: per questo sono indignata». In fondo, conclude amareggiata la sorella di Giannini, «come aspetto io, fiduciosa nella giustizia, probabilmente avrebbero dovuto farlo anche le istituzioni».
Il caso di Giannini, due anni dopo la sua morte e quando ancora l'inchiesta non si era conclusa, era finito anche in tv a "Mi manda Rai Tre". La direttrice dell'Asl, Maria Teresa De Lauretis, ammise che la tragedia era stata la conseguenza di alcune tragiche fatalità. Il medico e l'infermiera imputati si difendono sostenendo che nessuno li aveva informati dell'allergia di cui soffriva il pensionato. La cartella clinica - mostrata anche in tv - relativa ad un precedente ricovero del pensionato all'ospedale Lotti diceva che Giannini era allergico alla cefalosporina. Ma quella cartella non era arrivata - per un problema di procedure - nel reparto dove il pensionato era stato ricoverato in seguito a una banale influenza. La direttrice dell'Asl aveva ribadito la professionalità del medico coinvolto nell'inchiesta, spiegando che dopo la tragedia è stata cambiata la procedura nei passaggi per evitare che un errore simile possa costare la vita a un'altra persona.

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