Il Tirreno

Pontedera

Terzo giorno di lotta

Protesta "rosa" al liceo

Luciano Gianfranceschi
Alcune studentesse del liceo Carducci
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Alcune studentesse del liceo Carducci

Terzo giorno oggi, nel liceo psicopedagogico Carducci, occupato. «Il numero degli studenti presenti non è mai sceso sotto il minimo, fissato in 40 - racconta Niccolò, portavoce di alcune ragazze (Alessia, Brigitte, Guendalina, Martina, Melania, Viviana) - altrimenti l'occupazione cesserebbe

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SAN MINIATO. Terzo giorno oggi, nel liceo psicopedagogico Carducci, occupato. «Il numero degli studenti presenti non è mai sceso sotto il minimo, fissato in 40 - racconta Niccolò, portavoce di alcune ragazze (Alessia, Brigitte, Guendalina, Martina, Melania, Viviana) - altrimenti l'occupazione cesserebbe. Ci siamo organizzati in gruppi, mentre due delle tre quinte classi hanno fatto lezione con gli insegnanti, e l'altra quinta ha optato per un'autogestione in aula». Sono più di una sessantina - alcuni anche minorenni - coloro che hanno firmato per la responsabilità di quel che possa accadere a persone o cose.
Mentre Niccolò parla, vengono realizzati ulteriori striscioni da esporre fuori del liceo. E prende forma una proposta, che anticipa così: «Porteremo la nostra protesta fuori della scuola. Davanti al Comune e anche dentro il municipio se saremo ricevuti, al mercato tra la gente parlando e distribuendo volantini. Perché la scuola riguarda tutti, ora e in futuro».
Al portavoce studentesco - 10 classi, oltre duecento giovani in stragrande maggioranza ragazze - è stato chiesto che cosa direbbe al ministro Gelmini, se la avvicinasse.
«Di tornare sui propri passi, di ritirare i tagli alla scuola: a cominciare dal maestro unico che non può seguire una classe - ha risposto in tono sicuro -. Di mettersi contro il ministro Tremonti, per i tagli. Di reintrodurre il personale precario. E anche di venire a visitare la nostra scuola».
A proposito dell'edificio, di proprietà del Conservatorio Santa Chiara, dopo il racconto degli studenti, pubblicato ieri, sulle condizioni dell'istituto scolastico (tapparelle che rischiano di cadere; mancanza di palestra, carta igienica e sapone quando invece è raccomandato di lavarsi le mani per prevenzione all'influenza A) un genitore ha chiamato il numero verde del Tirreno dicendo "Se questa è una scuola", parafrasando Primo Levi che sulla dignità scrisse il libro "Se questo è un uomo". «Incredibile - ha puntualizzato - che studentesse disabili per andare al bagno, cioè al gabinetto, quando sono in aula devono interpellare un familiare a casa, oppure raccomandarsi alle compagne di classe».
All'istituto ha fatto visita ieri anche il dirigente Sandro Scapellato.
«Nonostante l'occupazione, c'è rispetto per la didattica, alcune quinte hanno fatto lezione per non perdere contatto con le discipline, avendo a fine anno scolastico l'esame di maturità. Ho incontrato anche alcuni genitori preoccupati, perché i figli non sono entrati, e ho detto loro di avere fiducia negli studenti che occupano la scuola. Ai familiari degli occupanti, che hanno telefonato, ho detto altrettanto ma ho anche ricordato che in orario non scolastico la responsabilità è di chi occupa, a cominciare da coloro che hanno messo le firme».

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