Il Tirreno

Pontedera

Multata disabile

Biglietto non timbratodonna disabile e malata multata sull'autobus

Cristiano Marcacci
Uno dei pullman che fanno servizio nella zona di Pontedera
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Uno dei pullman che fanno servizio nella zona di Pontedera

Lo sfogo del padre in una lettera indirizzata al presidente della Regione. «Si vede benissimo che mia figlia sta male»

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PONTEDERA. La domanda è una sola: perché? Perché accanirsi su una donna disabile e gravemente malata? Perché non chiudere quell'occhio che gli sarà magari capitato di chiudere in tante altre occasioni, di fronte ad una bionda generosamente scollacciata o al solito studentello furbetto con la scusa sempre pronta, originale ed efficace? Stavolta, decidere di sorvolare su quella passeggera inadempiente sarebbe stato sicuramente più nobile.
L'altro giorno, un controllore della Cpt (Compagnia Pisana Trasporti) ha multato di 41,50 euro una cittadina di 38 anni affetta da una patologia fortemente invalidante, sia nella psiche che nel fisico.
E' successo sull'autobus che da Bientina porta a Pontedera. Erano quasi le nove e mezzo del mattino, come risulta dalla ricevuta di pagamento della sanzione.
La colpa di E.S. (queste le iniziali della donna) è stata quella di non aver timbrato (obliterato, come si dice in burocratese) il biglietto che aveva regolarmente con sé. Lei non era abituata a farlo: è infatti in possesso di un abbonamento annuale della Clap. Quella mattina, però, a causa dei disturbi legati alla malattia, E.S. ha fatto tardi e dalla casa famiglia di Bientina dove risiede è uscita dopo, perdendo la Clap che l'avrebbe dovuta portare a Pontedera, al centro diurno sulla Tosco Romagnola che frequenta abitualmente. Qualcuno della casa famiglia le ha dato il biglietto della Cpt, ma, una volta sul pullman, E.S. non si è ricordata di timbrarlo.
Non una semplice sbadataggine, ma la conseguenza dell'opprimente peso della malattia con cui la donna è costretta a convivere sin da quando era giovanissima. E.S. è affetta da un'ossessione compulsiva affettiva bipolare che non le lascia respiro, che la costringe quotidianamente ad aver paura dei fantasmi che si crea intorno. Sono decenni che i suoi genitori vivono con la speranza che un giorno guarisca. Ma per ora il miracolo non c'è stato, nonostante la valanga di soldi spesi in varie strutture psichiatriche in giro per la Toscana e l'Italia (anche il dottor Cassano ha studiato il caso). In passato, i medici sono stati più volte costretti a ricorrere all'elettroshock.
«Nessuno ci venga a dire - dice babbo F. - che non si vede che è malata. Lo si vede benissimo, innanzitutto dalla postura e dal comportamento, e poi anche dalle cose che dice, le ripete varie volte. Anche per il controllore della Cpt, quindi, era impossibile non notarla».
Scandalizzato ma soprattutto ferito da quanto successo su quell'autobus («fino a che sarà possibile, è giusto che mia figlia abbia degli spazi di autonomia, come quello di poter prendere un pullman da sola e raggiungere i luoghi dove la curano e la assistono: non può essere sorvegliata 24 ore su 24»), il padre di E.S. si è messo al computer e ha scritto una lettera via mail al presidente della Regione Toscana Claudio Martini.
«L'altra mattina - ha raccontato al Governatore - presa dalle ossessioni, mia figlia si è dimenticata di timbrare il biglietto. E subito è scattata la multa. E tutti quegli extracomunitari che salgono sui pullman senza il biglietto e che facciamo finta di non vedere? Per loro, c'è tutta la comprensione di questo mondo. Per i malati come mia figlia, no. C'è il massimo rigore. C'è la massima severità. Non posso che domandarmi: sono un cittadino italiano?».
Chissà se il presidente Martini leggerà la lettera. Chissà se il presidente Martini deciderà di rispondere a babbo F., chiedendo lumi alla Compagnia Pisana Trasporti.
Il padre di E.S., il quale ci mostra la ricevuta della sanzione subito pagata dalla figlia (direttamente sul posto) non è in cerca di vendette o di soldi. «Anche se - aggiunge - avrei potuto chiederli a suo tempo. E a ragione, quando negli anni Novanta, durante un ricovero all'ospedale di Pontedera per una crisi più forte del solito, mia figlia raggiunse in tutta tranquillità il bagno del reparto e ingerì della varichina che trovò lì. Una vicenda che per noi genitori fu un calvario nel calvario e di cui è perfettamente a conoscenza il Difensore Civico della Toscana».
La lettera a Martini si chiude con la denuncia delle precarie condizioni in cui si trova l'immobile che ospita la casa famiglia di Bientina. «Il fabbricato è vecchissimo e in degrado - afferma -. L'acqua non ha pressione e c'è solo uno scaldabagno elettrico. Così, se una persona si vuol fare una doccia, l'altra deve aspettare che la temperatura risalga. Inoltre, spesso e volentieri, salta l'automatico del contatore dell'energia elettrica perché l'impianto non è più a norma. Per fortuna, però, ci sono gli operatori che assistono mia figlia, così come quelli della Pubblica Assistenza di Pontedera e del centro diurno di via Tosco Romagnola, sempre di Pontedera. E' grazie a loro se E. sta facendo qualche incoraggiante progresso».

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