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Pontedera

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Una sbirciatinanel laboratoriodove nasce il futuro

Andrea Lanini
Una sbirciatinanel laboratoriodove nasce il futuro

Nonne coi nipoti e giovani coppie in fila ad ascoltare le spiegazioni degli esperti studiosi. Una bella mattinata di sole, cielo limpido, un'aria calda, tersa e vacanziera che sembra di essere ai primi di settembre. Siamo al Polo Sant'Anna Valdera, e siamo in tanti. I pontederesi approfittano della festa dedicata al patrono per dare una sbirciatina al futuro

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PONTEDERA. Una bella mattinata di sole, cielo limpido, un'aria calda, tersa e vacanziera che sembra di essere ai primi di settembre. Siamo al Polo Sant'Anna Valdera, e siamo in tanti. I pontederesi approfittano della festa dedicata al patrono per dare una sbirciatina al futuro, e questo, il parco della Scuola Superiore Sant'Anna, tutto un insieme di laboratori, macchinari sofisticatissimi e menti brillanti, un'eccellenza della nostra ricerca scientifica, è il posto giusto. Ci sono visite guidate, ne parte una ogni dieci minuti. «È bello che le persone vengano a vedere cosa fanno gli studiosi che lavorano qui. Avere un legame con il territorio e con la sua gente è importante», ci spiega una responsabile del personale. I bambini sono elettrizzati, sanno che è tra queste mura che nascono quegli aggeggi tutti cavi, fili e parti di metallo che trasformano una persona normale in una specie di Incredibile Hulk; e che sono proprio questi giovani ingegneri informatici e meccanici provenienti da tutto il mondo che mettono a punto quegli strani guanti che uno se li infila, muove la mano e riesce a toccare gli oggetti che stanno sullo schermo del computer come se fossero veri, sentendoli proprio tra le dita. Apparecchiature, sistemi e congegni che vedremo tra chissà quanti anni, e chissà dove. Nascono praticamente in casa, possiamo seguirne il montaggio, e chi li crea te li spiega dall'inizio alla fine, sforzandosi di usare il più possibile parole semplici (un'impresa quando si tratta di raccontare nel dettaglio le "interfacce aptiche", ma Edoardo Sotgiu, ingegnere meccanico, ci riesce benissimo). Come non cogliere l'occasione? E infatti ecco qua. Nonne coi nipotini, giovani coppie, mamme e babbi coi figli, un'allegra comitiva tutta occhi e orecchie, e di tutte le età, che non vede l'ora di sentir parlare di realtà che incontra la virtualità, di robot che si muovono con gli impulsi muscolari, di sistemi che permettono di interagire con spazi immaginari eppure perfettamente visibili, osservabili, visitabili. I più piccoli, subito all'ingresso, sono rapiti da uno strano manichino la cui testa è appoggiata a un ceppo di legno (forse è per questo che l'espressione del volto è un po' alla Luigi XVI): a che servirà?
Lo sapremo poi; ora siamo già al "Percro", il laboratorio che si occupa di ambienti virtuali e teleoperazione. Giorgio, 9 anni, non ci pensa due volte a infilarsi il guanto aptico per cercare di afferrare i due cubi di Rubrik che lo schermo di un pc gli mostra in colori scintillanti. Intanto i genitori fanno domande agli ingegneri, seguono con un occhio i movimenti virtuali sul monitor e con l'altro i movimenti veri dei figli, sempre più catturati dall'atmosfera high-tech di questi centri di ricerca che ai loro occhi deve apparire come una specie di Disneyland.
In effetti, vista così, raccontata così, la scienza diventa divertente. Per i piccoli come per i grandi. Per dire: entri in una stanza, ti piazzi davanti a un grande schermo bianco, ti infili gli speciali occhiali, parte il filmato in 3D e di colpo, trovandoti a galleggiare nello spazio, tutto il bello della virtualità lo provi sulla pelle. Giorgio, dopo aver parlato con gli ingegneri Silvia Pabon, venezuelana, e Miguel Castaneda, è convinto: da grande verrà a studiare qui.

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