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Morì folgorato, c'è una condanna

Sei anni fa a Santa Luce moriva un ragazzo di appena 15 anni, Tommaso Bonaccorsi.

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PISA. Sei anni fa a Santa Luce moriva un ragazzo di appena 15 anni, Tommaso Bonaccorsi. Mentre giocava su un terrapieno dietro un ristorante, trovò un tubo flessibile del tipo usato per le docce e, roteandolo in aria, toccò accidentalmente un cavo dell'energia elettrica da cui partì una scossa che lo folgorò e lo uccise all'istante.
Della sua morte furono ritenuti responsabili il proprietario del ristorante e tre dirigenti dell'Enel: ieri in tribunale, dopo anni di attesa, di perizie e di accertamenti, è arrivata l'attesa sentenza.

Il giudice monocratico Luca Salutini ha condannato il proprietario del locale ad un anno e al pagamento di 332mila euro di provvisionale ed ha assolto i tre dirigenti dell'Enel: tutti erano chiamati a rispondere di omicidio colposo.
Sul banco degli imputati il proprietario del locale "L'Incontro", Girolamo Pugliese, 70 anni, di Riparbella, difeso dall'avvocato Francesco Virgone, e tre dirigenti dell'Enel all'epoca in cui è successa la tragedia: Pier Giorgio Ripellino, 63 anni, di Collegno, come responsabile della zona di Livorno, difeso dall'avvocato Lorenzo Zilletti, di Firenze, Luciano Cocchi, 43 anni, di Prato, come capo pianificazione rete, anche lui difeso da Zilletti, e Paolo Fiochi, 59 anni, di Livorno, come capo ufficio tecnico, difeso dall'avvocato Antonio Giunta, di Arezzo.
Dietro il ristorante "L'Incontro" di Santa Luce, a causa di scarichi abusivi, in un terreno di proprietà di Pugliese, si era formato nel tempo un terrapieno che aveva portato la distanza fra il piano stradale e i cavi elettrici ad un metro e mezzo soltanto, una differenza che fu ritenuta pericolosa nell'inchiesta che seguì alla tragedia.

La sera del 25 maggio del 2003, si trovava a cena nel ristorante con amici anche la famiglia di Tommaso, molto nota in zona: il padre Franco, è dentista ed è stato anche giocatore di basket in B2.
Poco prima di mezzanotte i ragazzi giocavano sul retro, proprio sul terrapieno. Dopo la fatalità di quel tragico gioco, dopo quella morte incredibile e inspiegabile avvenuta per il concatenarsi di una serie di drammatiche coincidenze (il ritrovamento del tubo e la collisione con i cavi), l'inchiesta della procura si concentrò proprio sull'esistenza del terrapieno e la distanza dai cavi.

Per la tragedia furono rinviati a giudizio per la morte del ragazzo, accusati di omicidio colposo, il proprietario del terreno, per negligenza, e i dirigenti dell'Enel di Livorno, per omesso controllo delle linee elettriche. Ieri il pm Giovanni Porpora aveva chiesto per Cocchi, per minore responsabilità, la condanna a un anno e sei mesi, e per tutti gli altri la condanna a due anni. Il giudice Salutini ha concluso assolvendo i dirigenti dell'Enel, perché il fatto non sussiste, e condannato Pugliese a un anno, condonato con l'indulto, e al pagamento delle spese processuali.

Ha condannato quindi il ristoratore a risarcire le parti civili in separata sede, stabilendo una provvisionale di 332mila euro, centomila a testa per il padre, Franco Bonaccorsi, e la madre, Maria Donati, cinquantamila per la sorella di Tommaso, Chiara, ventimila ciascuno per le nonne, Saura Galiberti e Emma Arzelà, e per lo zio Iacopo Fedele Donati, più la rifusione delle spese di costituzione e difesa, di ventiduemila euro.

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