Aziende morose, boom di vertenzeper stipendi e Tfr non pagati
Manolo Morandini
Dall'inizio dell'anno impennata del 13 per cento per crediti vantati verso i datori di lavoro. Oltre 10mila sono i lavoratori a credito di imprenditori e aziende che hanno "dimenticato" di saldare gli ultimi stipendi, prima del licenziamento o la cessazione di attività, come anche il trattamento di fine rapporto
3 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. Stipendi e Tfr non pagati. È la causa di sempre più numerosi litigi tra lavoratori e imprese. Un fenomeno che è aggravato dalla crisi che sta tagliando le opportunità di business anche per le aziende del comprensorio a prescindere dal settore d'attività. A misurare la febbre è l'ufficio vertenze della Cgil provinciale: nei primi 9 mesi dell'anno il numero delle pratiche, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ha registrato un'impennata del 13%. Code agli sportelli e uffici intasati dalle pratiche, anche alla Cisl e alla Uil confermano il trend in negativo.
Oltre 10mila sono i lavoratori a credito di imprenditori e aziende che hanno "dimenticato" di saldare gli ultimi stipendi, prima del licenziamento o la cessazione di attività, come anche il trattamento di fine rapporto. Alla Cgil delle 2.180 pratiche aperte da gennaio oltre il 40 per cento è relativo a vertenze per il recupero di crediti. Ogni fascicolo in media contiene la storia e le ragioni di tre lavoratori. Vicende che nei casi più fortunati sono destinate a chiudersi nell'arco di un anno. Quando c'è un fallimento, paradossalmente, è più facile recuperare il dovuto. Se il datore non paga c'è il fondo di garanzia dell'Inps a cui si può accedere per avere quanto spetta, ma l'accesso non è automatico.
«Mettere i soldi in tasca alle persone è sempre più complicato - dice Daniela Puccini, responsabile dell'ufficio vertenze Cgil -. Per arrivare al fondo Inps se non ci sono intoppi servono almeno 5 o 6 mesi dall'apertura della pratica se viene definito per l'azienda il concordato preventivo o il fallimento. Viceversa i tempi sono oltre l'anno. Ma la casistica è ampia ed è difficile avere un quadro esatto sulla tempistica».
Aziende in crisi che licenziano per ridurre il personale verso il quale sono insolventi, altre che cessano l'attività e altre ancora che si eclissano, non lasciando traccia di sé. «E quando spariscono, specie se si tratta di imprenditori individuali, diventa una missione impossibile recuperare i crediti» dice Puccini.
Tra le difficoltà c'è anche quella di far capire ai lavoratori che non è sufficiente chiedere il dovuto, i soldi guadagnati e mai riscossi. «Ci sono delle procedure da seguire articolate e complesse, con tempi tecnici precisi, ogni atto deve essere notificato - sostiene Daniela Puccini -. Si deve dimostrare al giudice che il lavoratore ha diritto alle somme».
Nonostante il trend in crescita il fenomeno dei mancati pagamenti rischia di essere compresso dall'effetto tampone della cassa integrazione in deroga. «C'è il rischio che scoppi quando finiranno gli stanziamenti per pagare la Cig in deroga - afferma Massimiliano Lijop dell'ufficio vertenze Cisl -. Solo in pochi casi le pratiche sono per il mancato versamento del Tfr. Più spesso non sono state pagate anche le ultime mensilità». E aggiunge: «È un fenomeno che si concentra per lo più nelle aziende di piccole dimensioni. Le vertenze nell'ultimo anno per differenze retributive sono cresciute dell'11%».
Oltre 10mila sono i lavoratori a credito di imprenditori e aziende che hanno "dimenticato" di saldare gli ultimi stipendi, prima del licenziamento o la cessazione di attività, come anche il trattamento di fine rapporto. Alla Cgil delle 2.180 pratiche aperte da gennaio oltre il 40 per cento è relativo a vertenze per il recupero di crediti. Ogni fascicolo in media contiene la storia e le ragioni di tre lavoratori. Vicende che nei casi più fortunati sono destinate a chiudersi nell'arco di un anno. Quando c'è un fallimento, paradossalmente, è più facile recuperare il dovuto. Se il datore non paga c'è il fondo di garanzia dell'Inps a cui si può accedere per avere quanto spetta, ma l'accesso non è automatico.
«Mettere i soldi in tasca alle persone è sempre più complicato - dice Daniela Puccini, responsabile dell'ufficio vertenze Cgil -. Per arrivare al fondo Inps se non ci sono intoppi servono almeno 5 o 6 mesi dall'apertura della pratica se viene definito per l'azienda il concordato preventivo o il fallimento. Viceversa i tempi sono oltre l'anno. Ma la casistica è ampia ed è difficile avere un quadro esatto sulla tempistica».
Aziende in crisi che licenziano per ridurre il personale verso il quale sono insolventi, altre che cessano l'attività e altre ancora che si eclissano, non lasciando traccia di sé. «E quando spariscono, specie se si tratta di imprenditori individuali, diventa una missione impossibile recuperare i crediti» dice Puccini.
Tra le difficoltà c'è anche quella di far capire ai lavoratori che non è sufficiente chiedere il dovuto, i soldi guadagnati e mai riscossi. «Ci sono delle procedure da seguire articolate e complesse, con tempi tecnici precisi, ogni atto deve essere notificato - sostiene Daniela Puccini -. Si deve dimostrare al giudice che il lavoratore ha diritto alle somme».
Nonostante il trend in crescita il fenomeno dei mancati pagamenti rischia di essere compresso dall'effetto tampone della cassa integrazione in deroga. «C'è il rischio che scoppi quando finiranno gli stanziamenti per pagare la Cig in deroga - afferma Massimiliano Lijop dell'ufficio vertenze Cisl -. Solo in pochi casi le pratiche sono per il mancato versamento del Tfr. Più spesso non sono state pagate anche le ultime mensilità». E aggiunge: «È un fenomeno che si concentra per lo più nelle aziende di piccole dimensioni. Le vertenze nell'ultimo anno per differenze retributive sono cresciute dell'11%».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
