Il Tirreno

Pontedera

Il rebus dei rimborsi vale 7 milioni

Manolo Morandini
Un utente mostra una fattura della Geofor
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Un utente mostra una fattura della Geofor

Dei rimborsi neppure l'ombra. Una partita che nella provincia di Pisa tra il recupero dell'Iva sulla Tia, la tariffa di igiene ambientale, e quello dei canoni di depurazione non dovuti vale oltre 7 milioni di euro. Soldi promessi, a partire da sentenze della Corte costituzionale che ha stabilito l'illegittimità dei prelievi

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PONTEDERA. Dei rimborsi neppure l'ombra. Una partita che nella provincia di Pisa tra il recupero dell'Iva sulla Tia, la tariffa di igiene ambientale, e quello dei canoni di depurazione non dovuti vale oltre 7 milioni di euro. Soldi promessi, a partire da sentenze della Corte costituzionale che ha stabilito l'illegittimità dei prelievi, ma ancora lontani dal ritornare nelle tasche dei consumatori. Mancano le istruzioni e perciò i gestori dei servizi non riescono a individuare le quote da restituire.

Il fronte Tia. Geofor stima che la partita dell'Iva ammonti a circa 2,5 milioni di euro. Ma non è chiaro chi dovrà essere a sborsare i soldi, se l'azienda o l'agenzia delle entrate. La sentenza della Corte costituzionale (la 238) è del luglio scorso. Nel frattempo, nei 12 comuni che hanno scelto il regime Tia, agli utenti continuano ad arrivare bollette comprensive dell'Iva al 10 per cento. Si tratta dei proprietari di immobili nei comuni di Bientina, Calci, Calcinaia, Cascina, Crespina, Ponsacco, Pontedera, San Giuliano Terme, San Miniato, Santa Maria a Monte, Vecchiano e Vicopisano.

Alcune associazioni però hanno già avviato l'iter per chiedere il rimborso. La sentenza abbraccia un orizzonte di 10 anni ma è San Miniato il Comune dove da più tempo è in vigore la Tia, dal 2003. Perciò i sanminatesi potrebbero richiedere il rimborso per sei anni di Iva pagata ingiustamente.

La mancata depurazione. Sarebbero dovuti partire giovedì i primi assegni dei rimborsi a chi ha pagato il canone di depurazione nella bolletta idrica senza essere raggiunto dal servizio. A fissare la data è la legge 13 del 2009, ma resterà un appuntamento a vuoto. E ciò a causa del mancato varo del regolamento da parte del ministero dell'Ambiente che deve fissare il regolamento per disciplinare del rimborso. La sentenza 335 della Corte costituzionale, che ha stabilito l'illegittimità del canone in assenza di un depuratore, è del 10 ottobre 2008.

Per la provincia di Pisa il provvedimento interessa i gestori Acque per la Valdera e il comprensorio del Cuoio ed Asa per l'Altavaldicecina, qui sono poco meno di 8mila gli utenti interessati. Ma su questo fronte i numeri sfumano: il problema dovrebbe interessare circa il 10 per cento degli utenti e valere circa 4,5 milioni di euro.

Il legislatore è invece stato tempestivo nel mettere una pezza alle richieste di rimborso sancendo un nuovo principio: per frenare l'emorragia di risorse i gestori possono continuare a pretendere il pagamento del canone di depurazione per tutti gli investimenti individuati nei piani d'ambito, perché basta l'avvio delle procedure di affidamento dei progetti e delle opere per trasformare il canone in una quota vincolata. E anche le quote arretrate non vanno restituite a chi non è allacciato se sono già state spese per attività di progettazione, realizzazione o completamento delle opere.

In questo caso si possono chiedere le somme versate negli ultimi 10 anni e il gestore ha 5 anni di tempo per rimborsarle, anche in forma dilazionata o compensando le cifre con gli importi dovuti nelle prossime bollette.

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