Il Tirreno

Pontedera

Morte in ospedale, esposto

L’obitorio del nosocomio pisano
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L’obitorio del nosocomio pisano

Rimase per sette giorni all'obitorio, dimenticato da tutti. Lo stesso trattamento riservato ai senzatetto, alle persone che non hanno parenti. I familiari del defunto, quasi per caso, a distanza di sette giorni dalla morte di Franco Grossi, 45 anni, di Pontedera, vennero a sapere che erano stati colpiti da un lutto

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PONTEDERA. Rimase per sette giorni all'obitorio, dimenticato da tutti. Lo stesso trattamento riservato ai senzatetto, alle persone che non hanno parenti. I familiari del defunto, quasi per caso, a distanza di sette giorni dalla morte di Franco Grossi, 45 anni, di Pontedera, vennero a sapere che erano stati colpiti da un lutto. Ora il fratello della vittima ha presentato un esposto alla procura.

Chiede di sapere chi ha sbagliato e se i comportamenti denunciati possono essere puniti penalmente.

«Una magra consolazione, che non cancella la grottesta situazione in cui ci siamo trovati - dice Mirco Grossi, un fratello della vittima - ma almeno servirà a capire chi ha pensato di tenere in un frigorifero dell'obitorio per giorni mio fratello senza avvertire il Comune di residenza, senza sapere se a casa o da qualche parte qualcuno poteva piangere per l'assenza di quell'uomo ormai morto».

Nell'esposto (la famiglia è assistita dall'avvocato Paolo Pieracci di Pontedera) si ripercorre la triste vicenda, avvenuta nel maggio scorso, all'ospedale Santa Chiara di Pisa. L'azienda ospedaliera pisana peraltro nei giorni successivi aveva ammesso che l'errore purtroppo c'era stato e che nessuno aveva pensato a cercare se quel cadavere aveva dei parenti. E si era scusata per la grave dimenticanza.

Grossi, che gli amici in città conoscevano come Franchino, lascia sei fratelli, i quali non hanno gradito per niente, e neppure a distanza di mesi se ne vogliono fare una ragione, la considerazione riservata al fratello. Nell'esposto i parenti di Grossi chiedono che siano valutati i fatti e che siano individuate, qualora l'autorità giudiziaria ravvisi responsabilità penali, le persone a cui contestarle.
«Noi siamo stati aiutati da un poliziotto che lavora al posto fisso dell'ospedale e che per primo quando lo abbiamo contattato dopo che per caso ci è stato detto che nostro fratello poteva essere morto - continua Grossi - ha fatto il possibile per capirne di più, ha effettuato anche il riconoscimento della salma insieme a noi. Anche se mio fratello in vita aveva avuto dei problemi, non meritava certo di essere trattato in questo modo, come un pacco che non interessa a nessuno».

A fine aprile scorso Franco Grossi, dopo un malore, venne portato al pronto soccorso dell'ospedale Santa Chiara di Pisa. Dette le sue generalità, come era successo altre volte. Poi le sue condizioni si aggravarono fino alla morte. La salma aveva un nome e cognome: ma nessuno se ne preoccupò. Cosa sia successo dopo potrà accertarlo solo un'indagine. Su cui i fratelli della vittima contano.
S.C.

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di Redazione Pisa