Proteste
OSPEDALI DI PONTEDERA E VOLTERRA
Infermieri sul piede di guerra
Sabrina Chiellini
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L’esterno dell’ospedale Lotti di PontederaIl sindacato degli infermieri Nursind punta al riconoscimento in termini economici del tempo necessario ad indossare la divisa da lavoro per gli infermieri dell'Asl 5 di Pisa. Il primo passo è stata la richiesta di conciliazione alla Direzione provinciale del Lavoro di Pisa. La vertenza sarà il passo successivo
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PONTEDERA. Il sindacato degli infermieri Nursind punta al riconoscimento in termini economici del tempo necessario ad indossare la divisa da lavoro per gli infermieri dell'Asl 5 di Pisa. Il primo passo è stata la richiesta di conciliazione alla Direzione provinciale del Lavoro di Pisa. La vertenza sarà il passo successivo.
Se il tentativo di conciliazione fallisse e l'azienda portasse avanti l'atteggiamento di chiusura, il Nursind inizierà - come è successo d'estate per gli operai della Magona di Piombino con la vertenza "Tuta da lavoro" - una causa di lavoro. Chiederà venti minuti complessivi da computare come orario di lavoro. «In sede giudiziale - spiega Daniele Carbocci, segretario provinciale del Nursind - verrà avanzata anche la richiesta del riconoscimento di questo tempo fino a cinque anni addietro». Cosa significa? «Per ogni infermiere turnista chiediamo siano riconosciute circa 65 ore di lavoro l'anno e per i giornalieri fino a 84 ore. Tempo che ora gli infermieri lavorano ma che non viene riconosciuto». Sono già duecento gli infermieri degli ospedali e delle strutture sanitarie di Pontedera e Volterra che hanno dato mandato al sindacato di agire in questa direzione.
Come spesso succede quando c'è la minaccia di una vertenza il contenzioso è nato da tempo. Il sindacato delle professioni infermieristiche ha richiesto all'azienda Usl 5 di conteggiare nell'orario di lavoro il tempo che gli infermieri impiegano per lo scambio di consegne fra il personale entrante e quello smontante. Tempo prezioso per garantire la continuità assistenziale.
L'infermiere che entra in servizio alle 7 tanto per fare un esempio, attualmente deve timbrare almeno dieci minuti prima dell'effettivo inizio dell'orario di lavoro. Il tempo necessario per indossare la divisa e presentarsi in corsia a dare il cambio al collega. A questo punto poi avviene la "consegna infermieristica": le comunicazioni utili sulle condizioni e le necessità dei pazienti.
Anche l'infermiere a fine turno timbra il cartellino ben oltre 10 minuti dopo quello che sarebbe il suo effettivo orario di lavoro. Minuti che non sono pagati.
«La nostra richiesta all'azienda era quella di arrivare ad un accordo per riconoscere almeno 20 minuti di questo tempo effettivamente timbrato che gli infermieri necessariamente lavorano, ma l'azienda ha chiuso ogni margine di trattativa - spiega Carbocci -. Non abbiamo potuto far altro che controbattere con un rivendicazione di carattere sindacale». Il sindacato ha quindi chiesto il riconoscimento del cambio divisa, «che come previsto da varie sentenze di Cassazione (vale per il tempo del camice o della tuta da operaio) deve rientrare nell'orario di lavoro ordinario e deve essere pagato al dipendente che è obbligato ad indossare abiti da lavoro».
Oggi il sindacato incontrerà i vertici aziendali dell'Asl 5 e con molta probabilità tra le varie questioni che verranno trattate ci sarà anche quella del "Tempo camice" in attesa del tentativo di conciliazione presso la Direzione provinciale del Lavoro.
Se il tentativo di conciliazione fallisse e l'azienda portasse avanti l'atteggiamento di chiusura, il Nursind inizierà - come è successo d'estate per gli operai della Magona di Piombino con la vertenza "Tuta da lavoro" - una causa di lavoro. Chiederà venti minuti complessivi da computare come orario di lavoro. «In sede giudiziale - spiega Daniele Carbocci, segretario provinciale del Nursind - verrà avanzata anche la richiesta del riconoscimento di questo tempo fino a cinque anni addietro». Cosa significa? «Per ogni infermiere turnista chiediamo siano riconosciute circa 65 ore di lavoro l'anno e per i giornalieri fino a 84 ore. Tempo che ora gli infermieri lavorano ma che non viene riconosciuto». Sono già duecento gli infermieri degli ospedali e delle strutture sanitarie di Pontedera e Volterra che hanno dato mandato al sindacato di agire in questa direzione.
Come spesso succede quando c'è la minaccia di una vertenza il contenzioso è nato da tempo. Il sindacato delle professioni infermieristiche ha richiesto all'azienda Usl 5 di conteggiare nell'orario di lavoro il tempo che gli infermieri impiegano per lo scambio di consegne fra il personale entrante e quello smontante. Tempo prezioso per garantire la continuità assistenziale.
L'infermiere che entra in servizio alle 7 tanto per fare un esempio, attualmente deve timbrare almeno dieci minuti prima dell'effettivo inizio dell'orario di lavoro. Il tempo necessario per indossare la divisa e presentarsi in corsia a dare il cambio al collega. A questo punto poi avviene la "consegna infermieristica": le comunicazioni utili sulle condizioni e le necessità dei pazienti.
Anche l'infermiere a fine turno timbra il cartellino ben oltre 10 minuti dopo quello che sarebbe il suo effettivo orario di lavoro. Minuti che non sono pagati.
«La nostra richiesta all'azienda era quella di arrivare ad un accordo per riconoscere almeno 20 minuti di questo tempo effettivamente timbrato che gli infermieri necessariamente lavorano, ma l'azienda ha chiuso ogni margine di trattativa - spiega Carbocci -. Non abbiamo potuto far altro che controbattere con un rivendicazione di carattere sindacale». Il sindacato ha quindi chiesto il riconoscimento del cambio divisa, «che come previsto da varie sentenze di Cassazione (vale per il tempo del camice o della tuta da operaio) deve rientrare nell'orario di lavoro ordinario e deve essere pagato al dipendente che è obbligato ad indossare abiti da lavoro».
Oggi il sindacato incontrerà i vertici aziendali dell'Asl 5 e con molta probabilità tra le varie questioni che verranno trattate ci sarà anche quella del "Tempo camice" in attesa del tentativo di conciliazione presso la Direzione provinciale del Lavoro.
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