Il Tirreno

Pontedera

CULTURA IN VALDERA

L'arte si interroga sulla libertà

Stefano Stacchini
L'arte si interroga sulla libertà

"Metafora sulla libertà", regia di Alberto Bartalini, testo poetico di Dino Carlesi, è stata una presentazione del libro omonimo, memoria delle memorie di altri due spettacoli, edizione Bandecchi & Vivaldi

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PONTEDERA. "Metafora sulla libertà", regia di Alberto Bartalini, testo poetico di Dino Carlesi, è stata una presentazione del libro omonimo, memoria delle memorie di altri due spettacoli, edizione Bandecchi & Vivaldi.
È stata la progressione di una rappresentazione di Show-Art, una procedura che usa le arti per mostrare altre arti e che è arte essa stessa. È stata una rivisitazione di un testo poetico, alla luce di un mutato stato d'animo dell'autore e del regista, attraverso un processo di sintesi simbolica e astrazione rappresentativa, che ha lasciato allo spettatore grande "libertà" interpretativa ed uno stato emozionale individualistico. L'arte nella sua totale inutilità funzionale alla comunicazione.

In questo caso a favore della poesia e per la negazione della sempre più assurda necessità di dover-voler spiegare la poesia.
Una spettacolarizzazione contro la convinzione dei puristi che vorrebbero la poesia, seriosa, relegata nei pensatoi depressi e malinconici, vestita sobriamente perché essenza dei sentimenti e senza concessioni al profumo effimero, alle ciprie, ai lustrini e ai riflettori colorati.
La poesia non può prescindere dalla platea, la poesia ha bisogno del lettore. Se la poesia non viene consumata rimane inespressa. Mario Luzi diceva che la poesia deve passare attraverso lo stato d'animo di almeno un lettore.

La poesia è difficile. La poesia è noiosa. La poesia ha bisogno di concentrazione. La poesia non si comunica da sola. Ha bisogno di essere spettacolarizzata.
Il testo poetico di Dino Carlesi "Metafora sulla libertà" racconta della vita del suo autore creando stimoli sui vari significati di libertà e lo fa attraverso una forma non trascendente di amore, quello dell'autore per l'uomo e la sua "colpa" di nascere.
Ad ogni lettura del testo, il lettore sarà portato a vedere predominante una di esse su tutte le altre a seconda del suo momentaneo stato d'animo. E tra tutte quelle rappresentazioni non ce ne sarebbe una più bella, anche se lo spettatore, che miracolosamente si trovasse in quel momento nello stesso stato d'animo del regista o dell'autore finirebbe per preferirne una al posto di un'altra.

Nella sua storia "Metafora sulla libertà" di Dino Carlesi è passata dal teatro di Bartolo a Buti recitata da Giovanna Daddi e Dario Marconcini. Una esperienza classica.
L'atto primo per la regia di Alberto Bartalini è passato al teatro comunale di Lajatico mescolando l'Arte della recitazione con quella della musica e dell'immagine, quest'ultima, per la prima volta in simili contesti, come didascalia al recitato.
In tutte e due queste prime versioni ho visto esaltata la filosofia generale del testo e toccate tutte le sue corde emozionali, in un momento in cui l'autore viveva in serenità, pur dopo le tante traversie della vita, in armonia con gli affetti familiari.
L'atto secondo è passato dall'anfiteatro Fonte Mazzola di Peccioli quando l'autore viveva i dolori di un amore infermo e in quella circostanza ho sentito predominante la non "libertà" nei tempi della morte e dell'abbandono in generale.

Nell'atto terzo alla Fondazione Piaggio, dopo la partenza della "donna", ho visto l'insistenza sui falsi Dei e l'inquietudine della morte come ultimo approdo. In questa circostanza è apparsa "l'anima rossa" dell'autore, mai uscita finora, come sopravvivenza laica alla morte, come energia di trasformazione, in accordo con i versi di "Rendiconto", recente pubblicazione poetica di Dino Carlesi, e preludio giocoso e ironico alle poesie, altrettanto ironiche, cui lo stesso autore attualmente sta dedicandosi e davanti al titolo delle quali non riesce a prendere sonno dibattuto tra "La porta socchiusa" e "La porta è socchiusa".
Riconoscere l'atto terzo molto diverso dai precedenti è quindi normale, oltre che facile. Di sicuro voleva esserlo. Ma difficile da decifrare e da apprezzare senza conoscere l'attuale ironia di Dino Carlesi che il regista Bartalini invece ha colto con incredibile precisione.
I sogni che si incontrano all'interno di questa ultima versione spettacolare della "Metafora sulla libertà" e i simboli che vi aleggiano, non sono estranei al testo e non sono estranei allo stato d'animo attuale dell'autore.

L'atmosfera anche Felliniana sparge le sue carezze amorevolmente e irride ai paludamenti poetici accademici e fini a se stessi"dei dottori del tempio". Lo sbeffeggio se c'è è per le falsità e per i farisei dell'animo, e i lupi ringhiano agli apparati, mentre su un piano verticale i ballerini acrobati, appesi ai fili come prigionieri del destino, danzano i loro amori e alla fine si rannicchiano inconsapevoli perfino della loro posizione rispetto all'orizzontale della vita.
Le arti in questo terzo atto sono molte e come nel jazz ognuna aspetta il suo momento per l'assolo, esprimendosi dentro l'arte originaria del testo poetico, fondendosi in un solo evento. Le simbologie non sono mai facili da cogliere, ma i colori ancor prima delle forme e i suoni ancor prima della parola, guidano lo spettatore, che non si rifiuti, verso una percezione che alla fine diventa consapevolezza nello stato d'animo che si porta via con lo spengersi delle luci.

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