Il Tirreno

Pontedera

in cerca di fama

A caccia di una particina

Andrea Lanini
Da sinistra, Giulia Spagnesi ed Eugenia Barale in attesa di essere chiamate per fare il provino
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Da sinistra, Giulia Spagnesi ed Eugenia Barale in attesa di essere chiamate per fare il provino

Il regista più che un regista sembra un attore. A non saperlo, lo confonderesti tra i tanti ragazzi che in questo lunedì di pioggia sono accorsi qui per il provino. Invece no: è proprio lui, il regista. Alto, giovane, fisico atletico, occhi color verde rassicurante, sguardo franco, espressione bonaria: un cattivo perfetto

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PONTEDERA. Il regista più che un regista sembra un attore. A non saperlo, lo confonderesti tra i tanti ragazzi che in questo lunedì di pioggia sono accorsi qui per il provino.
Invece no: è proprio lui, il regista. Alto, giovane, fisico atletico, occhi color verde rassicurante, sguardo franco, espressione bonaria: un cattivo perfetto. Uno di quelli che in certi thriller se ne stanno buoni buoni tutto il tempo e poi va a finire che ti tagliano la gola.

Passeggia lungo lo stretto corridoio del Teatro Era con l'aria di uno Scamarcio di periferia in pausa pranzo e intanto si guarda intorno. «Cerco le facce giuste», sorride sornione. Nella stanza accanto sono in corso le selezioni: espressioni e fisionomie e voci da testare, sperimentare. Quelle di Valerio, Francesca, Silvia, Riccardo, Carmine e tutti gli altri aspiranti qualcosa.

Valanghe di foto, di generalità, di battute dette ad alta voce. «Abbiamo trovato un sacco di personaggi interessanti», dice il fascinoso "metteur en scène", chissà perché un po' rabbuiato (forse già pensa a come utilizzarli?).

Lo diresti pensosamente spensierato, mentre si aggira inquieto, ciondolante, un po' di qua un po' di là.

Essere per la prima volta il "deus ex machina" di un progetto complesso, tentacolare come un lungometraggio non dev'esser proprio come bersi il proverbiale bicchier d'acqua.

Entra nella stanza dei provini, torna fuori, controlla pile di fogli, entra di nuovo, chiama gli assistenti, lo chiamano al telefono, poi lo chiamano da fuori, finalmente si siede un attimo: un demiurgo affaccendato che forse sogna già una siesta. Non è che non vi diciamo il suo nome per tirarla alle lunghe: è che proprio non si può dire, fa parte del patto.

Raccontare i "provinati", fare loro qualche foto, ma non svelare nulla del progetto: questo l'accordo. Al massimo, limitarsi a ripetere le cose già dette: il giovane regista esordiente è di Pontedera; il film, prodotto dalla Flying Dutchman srl, si girerà a Pontedera; trama e sceneggiatura, pure queste prodotte dall'innominabile debuttante, ruotano attorno al gioiello di casa nostra: la Vespa Piaggio. Punto.

Da giorni la produzione è ospite al Teatro Era, che ha messo a disposizione un'ala della struttura per i provini, che si concludono oggi (l'altro ieri per chi legge).

Ma qui continua a arrivare gente con fogli in mano, e allora «chissà a che ora finiremo, stasera, qui ci si fa notte», dice allegra una signora bionda, quella che chiama dentro gli aspiranti interpreti (in questo momento si fa avanti Francesca: bionda anche lei, svelta, sulla ventina; un bel tipo).

Fuori, nel corridoio, si galleggia in un'aria da test d'ingresso. Una decina di persone sedute, le teste chine sui fogli riportanti parti di sceneggiatura. «A me faranno dire le battute che ho evidenziato in giallo, vedi?», dice Eugenia Barale, 22 anni, tono e occhi di chi sa il fatto suo. Lo sa davvero, il fatto suo, questa ragazza pisana che vive a Firenze e sta per laurearsi in
Economia aziendale: «Studio recitazione a New York e all'università di Los Angeles...». Il sottotitolo è: "Scusate se è poco". Stai a vedere che questa entra e da esaminata diventa esaminatrice, viene da pensare. I "provinandi" maschi hanno tutti un'espressione un po' imbronciata. A parte i trentatreenni Fabio e Giacomo, che aspettano il loro turno con l'aria di chi è finito qui per caso. «In un certo senso è così. Perché noi siamo colleghi di...». Stop. Sono colleghi del regista, meglio parlare d'altro.

Giulia Spagnesi, 27 anni, di Firenze, si è fatta avanti non per una parte da attrice, ma per «un ruolo tecnico. Studio produzione, mi piace lavorare dietro la macchina da presa». Melania Giaconi, invece, sarebbe un vero peccato tenerla nascosta. "Criminalmente bello", avrebbe detto Fred Buscaglione dello sguardo e del sorriso di questa ventenne di Latignano di Cascina che per due volte è stata a un passo dal vincere il titolo di Miss Toscana.

«Mi sono appena diplomata, sono ottico, tra un mese inizierò a lavorare...». «Ma il suo principale ha già detto che, quando serve, può darle qualche permesso...», interviene pronta Letizia, sua madre, bellissima pure lei. Chissà quanti vi scambiano per sorelle, eh? «Sì, succede...», sospira lusingata. Una famiglia di donne avvenenti: la nonna di Melania partecipò a Miss Italia, Letizia è stata miss «anni fa, a Viareggio», butta lì con nonchalance.

Anche Sara Facchini ha due occhi bellissimi. Questi però non li vedremo di sicuro, anche se lei, pisana, 29 anni, il suo ruolo già ce l'ha: è la costumista. Peccato.

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