Il Tirreno

Pontedera

Pisa

Una morte ancora senza colpevoli

Giovanni Parlato
Carlo Pratelli e a destra il magazzino dentro cui avvenne la tragedia
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Carlo Pratelli e a destra il magazzino dentro cui avvenne la tragedia

Gli operai e l'azienda raccolsero subito soldi da donare alla famiglia

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PISA. «Sono passati oltre tre anni da quando nostro padre perse la vita all'interno della Saint-Gobain e ancora si deve svolgere l'udienza preliminare». È l'amaro sfogo di Alessandro e Massimiliano, figli di Carlo Pratelli che il 26 giugno 2006 rimase schiacciato sotto sei tonnellate di lastre di vetro. Nove persone sono indagate dalla procura la cui indagine è stata condotta dal magistrato Porpora. A giugno si sarebbe dovuta svolgere l'udienza preliminare, ma è stata rinviata a dicembre. «Ancora non abbiamo avuto la possibilità di costituirci parte civile», dicono i figli in una lettera pubblicata sulla prima pagina di oggi.
Quella mattina di giugno è scolpita nella memoria dei lavoratori della Saint-Gobain come di quei lavoratori all'interno della fabbrica per conto di altre ditte interessate alle operazioni di trasporto del vetro. Lo stesso Carlo Pratelli lavorava come autista per la ditta Mancini di Cascina.
«Ricordo bene quella mattina - dice Stefano Guerrazzi della Rsu della Saint-Gobain -. Pratelli era un uomo esperto, chissà quante volte aveva eseguito quell'operazione di carico delle lastre di vetro. Quando sentimmo il boato, accorremmo tutti, per cercare di capire cosa fosse successo. Lì per lì non si comprese neanche che sotto quel mucchio di vetro, c'era il corpo di Pratelli. Fu il casco dell'uomo, sotto il camion, a farci comprendere dell'avvenuta tragedia. Cominciammo a spaccare il vetro per cercare di liberarlo, ma fu inutile. Rimase schiacciato dalle lastre di vetro».
Su questo preciso momento, il figlio della vittima, Massimiliano Pratelli, ricorda che «qualcuno chiamò mio padre al cellulare per capire dove fosse».
Domandiamo al sindacalista della Rsu come possa essere accaduto un così grave incidente. «La sicurezza sul lavoro è stata da sempre il primo obiettivo della Saint- Gobain - risponde il sindacalista - tanto che l'azienda veniva da un riconoscimento internazionale proprio sulla sicurezza in materia di lavoro. È evidente che quella mattina - continua Guerrazzi - le cose non andarono per il verso giusto. Le casse di vetro erano sopra il rimorchio, presumibilmente non erano ancora state legate e l'operazione di carico doveva essere completata. Pratelli era sceso dalla cabina per abbassare i piedi della motrice e agganciare la motrice al rimorchio. In quest'operazione di aggancio, il mezzo ha uno scarto, riceve come uno scossone. Pratelli era a fianco della motrice, le lastre di vetro non erano legate e al momento dell'aggancio caddero di fianco dove si trovava l'autista. Almeno, questa è la ricostruzione che facemmo poco dopo. Non so di quanto abbia in seguito potuto accertare l'indagine della magistratura».
Nonostante Carlo Pratelli non fosse un operaio della Saint-Gobain, ci fu una grande mobilitazione e solidarietà nei confronti della famiglia.
«Noi operai - conclude Stefano Guerrazzi - ci riunimmo subito in assemblea e decidemmo di devolvere una o due ore del nostro lavoro alla famiglia. E l'azienda raddoppiò l'importo della cifra».
Giovanni Parlato

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