Sicurezza
Pontedera
Pane e coperto: qui si paga sempre
Paola Silvi
Si va da un minimo di un euro ad un massimo di 2,50 «Serve a compensare le spese per lavanderia ed eventuali calici rotti»
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PONTEDERA. Addio alla subdola voce "pane e coperto" che fa lievitare il conto al ristorante? Per ora, nessun ristoratore ha intenzione di eliminarla. Magari, poi, ci saranno dei cambiamenti, ma occhio ai rialzi sul menù.
L'idea, contenuta nel "Decalogo per evitare lo spennamento del turista", proposto dalla Confesercenti della Toscana, apre la discussione tra i proprietari di pizzerie e ristoranti della zona e, in genere, li lascia molto perplessi. La maggior parte di loro non rinuncia al "balzello" del pane e coperto e continua a farlo pagare al cliente. Il costo del servizio non varia di molto. Si va da uno ai due euro e mezzo. A volte capita però che, a discrezione e sensibilità del titolare, ci siano dei menù speciali dove questa spesa non viene aggiunta nello scontrino. Pochi i casi in cui si bypassa il costo del coperto.
Succede ad esempio a "Il cavatappi" e alla "Caffetteria", locale del centro pontederese frequentato soprattuto all'ora di pranzo. Ma il proprietario Luca Miotti adotta una linea totalmente diversa nell'altro suo ristorante l'"Osteria Alpaca". «La nostra decisione dipende in larga parte da che cosa utilizziamo per apparecchiare i tavoli», spiega Miotti. «In Caffetteria usiamo tovaglie di carta e le modalità del consumo sono molto più veloci. All'Alpaca invece offriamo tovagliato di stoffa, doppi bicchieri, candele e ricercatezza nell'allestire le portate. Qui, per pane e coperto chiediamo 2,50 euro perché dobbiamo far rientrare nelle spese il costo della lavanderia e l'eventualità di stoviglie o calici rotti. All'inizio dell'attività - continua - abbiamo anche provato ad eludere la voce dal listino, ma sinceramente le nostre uscite erano troppo sostenute. Abbiamo pensato allora di andare incontro all'utente con un paio di menù esenti dal coperto: uno dedicato ai bambini per un massimo di spesa che si aggira intorno ai 10 euro, comprensivo di primo, secondo e bibita, e l'altro, chiamato "menù degustazione", dove con 35 euro si possono mangiare cinque portate tipiche».
L'importante sembra essere comunque l'adozione di un codice di condotta improntato all'onestà e alla chiarezza. «Al di là del coperto - conclude Miotti - i clienti devono essere messi al riparo dalle fregature. E' bene perciò che il menù sia a vista, che le pietanze vengano presentate con informazioni sulle loro proprietà e che i testi siano almeno in due lingue: italiano e inglese». Stesso parere sia sul coperto che sulla deontologia professionale anche per i titolari de "Il Melograno". «Coperto di 2 euro - affermano - per far fronte alle spese non solo della lavanderia ma anche della luce e della persona addetta alla lavastoviglie. D'altra parte, noi non appesantiamo il conto con il costo del servizio che invece all'estero si paga e pesa sul totale della cena per quasi un 15%». La scelta dipende tanto dal tipo di ristorante, dunque. «Un locale dove i prezzi sono già alti si può permettere di non chiedere alcun euro per il coperto. Capisco - afferma Caterina de "Il cigno nero" - che per alcuni clienti, soprattutto stranieri, questa piccola spesa possa sembrare assurda e illogica, ma nel mio ristorante cerco di preparare cibo di qualità (ad esempio porto facaccia fatta in casa al posto del pane) ai minimi prezzi e con i tempi che corrono non posso permettermi di eliminare un'ulteriore entrata».
Tutti, del resto, concordano sul fatto che, se pane e coperto dovessero essere aboliti, ogni ristorante ed esercizio si adatterà alle nuove disposizioni senza problemi o esagerate polemiche. Anche se sono pronti a scommettere che per rimediare alla perdita di quei due euro, i gestori alzeranno i prezzi dei singoli piatti. «Noi chiediamo un euro per il pane e il coperto - dicono dalla pizzeria "Senza Tempo" di Calcinaia - ma se dovessimo annullare questa voce ci troveremo costretti ad aumentare il costo di qualche portata». Identica considerazione anche per Francesco Marianelli, titolare dell'"Aeroscalo". «In questo periodo di crisi però - sospira Roby Antonelli, titolare dell'"Ariete" - non mi sembra proprio il caso di far lievitare i prezzi. Non condivido l'idea della Confesercenti, che mi pare vada a scapito del ristoratore». Stessa convinzione anche del proprietario de "Il cavallino rosso", che si mantiene fermo sulle sue decisioni e per niente disposto ad adeguarsi alle linee del decalogo.
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