Italia
SHOPPING LOW COST
Rivoluzione al mercatoil "low-cost" dei cinesi ha invaso i banchi
Paola Silvi
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La gente a giro tra le bancarelleIl mercato soffre. E gli ambulanti, alle prese con una crisi che non accenna a placarsi, torchiati dalle spese e dalla tasse, covano un'insoddisfazione che ormai è diventata cronica
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PONTEDERA. Il mercato soffre. E gli ambulanti, alle prese con una crisi che non accenna a placarsi, torchiati dalle spese e dalla tasse, covano un'insoddisfazione che ormai è diventata cronica.
Un'oretta tra i banchi pontederesi basta per accorgersi che il calo delle vendite è vistosissimo, stimato dagli addetti ai lavori intorno al 30%, e che il low-cost dei prodotti cinesi ha invaso la zona. A Pontedera, il venerdì la musica è questa. Se da una parte chi va al mercato cerca ancora l'affare, dall'altra la gente che compra non solo è poca ma non è più disposta a scavalcare il limite dei 10-15 euro. E così fanno bella mostra di sé cartelli, cartellini e scritte con i prezzi al ribasso. Maglie a 1,50 euro, jeans a 10 euro, giubbotti in pelle, magari usati, ma a 6 euro.
I venditori sono costretti a uniformarsi agli standard obbligati del mercato per rimanere in corsa. «Non abbiamo più nessun tipo di guadagno», conferma Sabatino Campani, personaggio storico della "piazza", titolare di un banco d'abbigliamento. «A fine mattinata, possiamo ritenerci fortunati se abbiamo incassato 150 euro. Le persone guardano il prezzo e tutti chiedono lo sconto prima di acquistare. Ma una maglietta di marca la pago all'incirca 7 euro, come posso fare a rivenderla al di sotto dei 10 euro?». L'allarme è di quelli seri e il commercio itinerante non è più quel salvagente di un tempo. «Sto chiudendo un negozio a Santo Pietro Belvedere e suppongo che arriverà presto il momento di prendere una decisione anche riguardo al banco». Poco distante, rincara la dose il proprietario di un banco di casalinghi. «Non ci sono soldi - dice - e la gente per questo non ha voglia di spenderli. Sto vendendo solamente vasetti di vetro e tappi per fare la conserva». E per tanti, il cosiddetto "avvento dei cinesi" sta creando molti disagi. Lucia, dietro un banco "Tutto a metà prezzo", come chiariscono i cartelli, esprime il proprio disappunto: «Sono costretta a dimezzare i prezzi per reggere il confronto con quelli dei cinesi, che offrono prodotti a cifre irrisorie. In questo modo però è difficile tirare fuori uno stipendio in fondo al mese, ed infatti io lavoro qui da sola».
Per la verità solamente un 25% delle licenze parla straniero (così sottolineano dalla Confesercenti), compresi gli indiani che vendono collane e braccialetti e qualche sporadico senegalese. Ma dagli ambulanti con gli occhi a mandorla si possono trovare borse e slip a un euro, reggiseni a 2 euro e l'orologino di gomma fosforescente, novità dell'estate, a 3 euro. Senza contare i "paghi uno e prendi due". Nessun "made in Italy" può reggere il confronto. «Non c'è nessuna strategia per invogliare gli utenti - afferma Roberto Carli che con la moglie vende intimo da oltre 20 anni - se non la consapevolezza del rapporto prezzo-qualità. Il pigiama che vendo a 15 euro non potrà mai essere dello stesso cotone di quello offerto dai cinesi a 5 euro. Certo, i prezzi bassi attirano, ma poi alla lunga la qualità vince».
Vedono la situazione sotto una luce diversa i commercianti di frutta e verdura, gli unici a fare il pienone davanti ai loro prodotti, dove il cliente viene attratto soprattutto dalle piantine e dai semi da coltivare.
Un'oretta tra i banchi pontederesi basta per accorgersi che il calo delle vendite è vistosissimo, stimato dagli addetti ai lavori intorno al 30%, e che il low-cost dei prodotti cinesi ha invaso la zona. A Pontedera, il venerdì la musica è questa. Se da una parte chi va al mercato cerca ancora l'affare, dall'altra la gente che compra non solo è poca ma non è più disposta a scavalcare il limite dei 10-15 euro. E così fanno bella mostra di sé cartelli, cartellini e scritte con i prezzi al ribasso. Maglie a 1,50 euro, jeans a 10 euro, giubbotti in pelle, magari usati, ma a 6 euro.
I venditori sono costretti a uniformarsi agli standard obbligati del mercato per rimanere in corsa. «Non abbiamo più nessun tipo di guadagno», conferma Sabatino Campani, personaggio storico della "piazza", titolare di un banco d'abbigliamento. «A fine mattinata, possiamo ritenerci fortunati se abbiamo incassato 150 euro. Le persone guardano il prezzo e tutti chiedono lo sconto prima di acquistare. Ma una maglietta di marca la pago all'incirca 7 euro, come posso fare a rivenderla al di sotto dei 10 euro?». L'allarme è di quelli seri e il commercio itinerante non è più quel salvagente di un tempo. «Sto chiudendo un negozio a Santo Pietro Belvedere e suppongo che arriverà presto il momento di prendere una decisione anche riguardo al banco». Poco distante, rincara la dose il proprietario di un banco di casalinghi. «Non ci sono soldi - dice - e la gente per questo non ha voglia di spenderli. Sto vendendo solamente vasetti di vetro e tappi per fare la conserva». E per tanti, il cosiddetto "avvento dei cinesi" sta creando molti disagi. Lucia, dietro un banco "Tutto a metà prezzo", come chiariscono i cartelli, esprime il proprio disappunto: «Sono costretta a dimezzare i prezzi per reggere il confronto con quelli dei cinesi, che offrono prodotti a cifre irrisorie. In questo modo però è difficile tirare fuori uno stipendio in fondo al mese, ed infatti io lavoro qui da sola».
Per la verità solamente un 25% delle licenze parla straniero (così sottolineano dalla Confesercenti), compresi gli indiani che vendono collane e braccialetti e qualche sporadico senegalese. Ma dagli ambulanti con gli occhi a mandorla si possono trovare borse e slip a un euro, reggiseni a 2 euro e l'orologino di gomma fosforescente, novità dell'estate, a 3 euro. Senza contare i "paghi uno e prendi due". Nessun "made in Italy" può reggere il confronto. «Non c'è nessuna strategia per invogliare gli utenti - afferma Roberto Carli che con la moglie vende intimo da oltre 20 anni - se non la consapevolezza del rapporto prezzo-qualità. Il pigiama che vendo a 15 euro non potrà mai essere dello stesso cotone di quello offerto dai cinesi a 5 euro. Certo, i prezzi bassi attirano, ma poi alla lunga la qualità vince».
Vedono la situazione sotto una luce diversa i commercianti di frutta e verdura, gli unici a fare il pienone davanti ai loro prodotti, dove il cliente viene attratto soprattutto dalle piantine e dai semi da coltivare.
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