Il dolore
SANTA CROCE
Il "Tubone" per tornare a respirare
Giacomo Pelfer
◗
L’impianto di depurazione Aquarno a Santa Croce sull’ArnoRiorganizzare il sistema di depurazione con l'obiettivo di abbattere i costi e far respirare le aziende. E' il cosiddetto progetto "Tubone", discusso da anni, atteso da molti, odiato e detestato da altri. Il tavolo anti-crisi del comprensorio del Cuoio lo considera una priorità assoluta, uno strumento per alleggerire le imprese in questo momento di difficoltà
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SANTA CROCE. Riorganizzare il sistema di depurazione con l'obiettivo di abbattere i costi e far respirare le aziende. E' il cosiddetto progetto "Tubone", discusso da anni, atteso da molti, odiato e detestato da altri. Il tavolo anti-crisi del comprensorio del Cuoio lo considera una priorità assoluta, uno strumento per alleggerire le imprese in questo momento di difficoltà.
«La gestione dei nostri depuratori - spiega il sindaco Osvaldo Ciaponi, coordinatore del distretto industriale - comporta una serie di spese fisse che restano immutate anche quando, come in questo momento, la minore produzione determina una riduzione degli scarichi trattati. Inoltre, con la chiusura di decine di imprese in questi mesi, i costi vengono ora spalmati su un numero minore di aziende. Ne emerge un quadro preoccupante. C'è quindi la necessità di ottenere, in tempi brevissimi, l'attuazione di quegli interventi correttivi già individuati da tempo».
Il progetto prevede di convogliare verso il Valdarno gli scarichi civili e industriali della Valdinievole, dell'Empolese-Valdelsa e della Valdera. I due impianti di depurazione del comprensorio, Aquarno e Cuiodepur, lavorerebbero così al pieno delle proprie capacità, diluendo gli scarichi conciari e abbattendo totalmente i componenti inquinanti. L'acqua depurata sarà poi riutilizzata all'interno delle concerie. «In questo modo - dice Ciaponi - si limiterà il prelievo di acqua dal sottosuolo e l'abbattimento dei costi di gestione permetterà di ridimensionare le tariffe».
Il tavolo anti-crisi ha deciso di premere sull'acceleratore. L'obiettivo è quello di spostare nel tempo gli oneri a carico dei conciatori: lo Stato dovrebbe infatti anticipare i tempi di erogazione di una parte della propria quota di finanziamento del progetto, permettendo alle aziende di beneficiare da subito della riduzione dei costi. Per questa ragione, il tavolo di lavoro ha chiesto un incontro con il presidente regionale Martini, per sollecitare un suo intervento nei confronti del Ministero dell'Ambiente e superare l'attuale fase di stallo.
Se da un lato, tuttavia, i vantaggi del famoso "Tubone" sono decantati da amministratori locali e imprenditori, dall'altro lato, invece, non mancano critiche e opposizioni. Al centro della disputa, le sorti del Padule di Fucecchio, la più grande area umida dell'Italia interna. Il trasferimento degli scarichi dalla Valdinievole al Valdarno avrebbe, di fatto, tolto acqua al Padule, aggravando una situazione già precaria. Una questione sulla quale si è detto e scritto molto in questi anni; uno scontro che ha rischiato di far saltare tutto. Pochi giorni fa, dalle colonne di Repubblica, lo storico Adriano Prosperi, originario di Cerreto Guidi, è tornato ad attaccare il progetto.
Nel 2008 la questione Padule aveva fatto breccia: fu deciso, infatti, che una parte delle acque della Valdinievole sarebbe stata trattata da un nuovo depuratore a Ponte Buggianese, costruito appositamente per fornire acqua pulita al Padule. «Quel depuratore - scrive Prosperi - è un dettaglio secondario, il Padule di Fucecchio è solo una comparsa nella commedia di cui è protagonista il Gran Tubo. Si tratta solo di operazioni cartacee: così poco convinte che non si è mai effettuata una valutazione dell'impatto ambientale del progetto».
«Proprio il Tubone - replica il sindaco Ciaponi - ha permesso di porre l'attenzione sul problema. Sono stati previsti interventi e finanziamenti ad hoc per migliorare la situazione. Senza il progetto, non sarebbe mai stato fatto niente di concreto contro la periodica siccità che affligge il Padule di Fucecchio».
«La gestione dei nostri depuratori - spiega il sindaco Osvaldo Ciaponi, coordinatore del distretto industriale - comporta una serie di spese fisse che restano immutate anche quando, come in questo momento, la minore produzione determina una riduzione degli scarichi trattati. Inoltre, con la chiusura di decine di imprese in questi mesi, i costi vengono ora spalmati su un numero minore di aziende. Ne emerge un quadro preoccupante. C'è quindi la necessità di ottenere, in tempi brevissimi, l'attuazione di quegli interventi correttivi già individuati da tempo».
Il progetto prevede di convogliare verso il Valdarno gli scarichi civili e industriali della Valdinievole, dell'Empolese-Valdelsa e della Valdera. I due impianti di depurazione del comprensorio, Aquarno e Cuiodepur, lavorerebbero così al pieno delle proprie capacità, diluendo gli scarichi conciari e abbattendo totalmente i componenti inquinanti. L'acqua depurata sarà poi riutilizzata all'interno delle concerie. «In questo modo - dice Ciaponi - si limiterà il prelievo di acqua dal sottosuolo e l'abbattimento dei costi di gestione permetterà di ridimensionare le tariffe».
Il tavolo anti-crisi ha deciso di premere sull'acceleratore. L'obiettivo è quello di spostare nel tempo gli oneri a carico dei conciatori: lo Stato dovrebbe infatti anticipare i tempi di erogazione di una parte della propria quota di finanziamento del progetto, permettendo alle aziende di beneficiare da subito della riduzione dei costi. Per questa ragione, il tavolo di lavoro ha chiesto un incontro con il presidente regionale Martini, per sollecitare un suo intervento nei confronti del Ministero dell'Ambiente e superare l'attuale fase di stallo.
Se da un lato, tuttavia, i vantaggi del famoso "Tubone" sono decantati da amministratori locali e imprenditori, dall'altro lato, invece, non mancano critiche e opposizioni. Al centro della disputa, le sorti del Padule di Fucecchio, la più grande area umida dell'Italia interna. Il trasferimento degli scarichi dalla Valdinievole al Valdarno avrebbe, di fatto, tolto acqua al Padule, aggravando una situazione già precaria. Una questione sulla quale si è detto e scritto molto in questi anni; uno scontro che ha rischiato di far saltare tutto. Pochi giorni fa, dalle colonne di Repubblica, lo storico Adriano Prosperi, originario di Cerreto Guidi, è tornato ad attaccare il progetto.
Nel 2008 la questione Padule aveva fatto breccia: fu deciso, infatti, che una parte delle acque della Valdinievole sarebbe stata trattata da un nuovo depuratore a Ponte Buggianese, costruito appositamente per fornire acqua pulita al Padule. «Quel depuratore - scrive Prosperi - è un dettaglio secondario, il Padule di Fucecchio è solo una comparsa nella commedia di cui è protagonista il Gran Tubo. Si tratta solo di operazioni cartacee: così poco convinte che non si è mai effettuata una valutazione dell'impatto ambientale del progetto».
«Proprio il Tubone - replica il sindaco Ciaponi - ha permesso di porre l'attenzione sul problema. Sono stati previsti interventi e finanziamenti ad hoc per migliorare la situazione. Senza il progetto, non sarebbe mai stato fatto niente di concreto contro la periodica siccità che affligge il Padule di Fucecchio».
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