Il Tirreno

Pontedera

SUICIDA A 16 ANNI

«Non ho colpe se si è uccisa»

Sabrina Chiellini
Il pronto soccorso del Santa Chiara, dov’è morta la ragazzina
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Il pronto soccorso del Santa Chiara, dov’è morta la ragazzina

Forse non voleva uccidersi. Forse voleva richiamare con forza l'attenzione su di sé e i suoi problemi. Come aveva già fatto in passato. Non era infatti la prima volta che la sedicenne, uccisa da un cocktail micidiale di sostanze, provava a suicidarsi

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VICOPISANO. Forse non voleva uccidersi. Forse voleva richiamare con forza l'attenzione su di sé e i suoi problemi. Come aveva già fatto in passato. Non era infatti la prima volta che la sedicenne, uccisa da un cocktail micidiale di sostanze, provava a suicidarsi. Già un anno e mezzo fa aveva cercato di togliersi la vita a casa di un'amica. Sempre con il metadone. Quel giorno si addormentò profondamente: l'amica si spaventò e dette l'allarme.

Da allora è stato un calvario. Gli scritti trovati in casa dell'anziana nonna e dei genitori testimoniano la sofferenza della ragazzina, di cui i familiari erano a conoscenza. "Sono depressa", scrive più volte, lanciando messaggi che probabilmente non hanno avuto le risposte che lei si attendeva. Un malessere che affiora anche nelle paginette di un quaderno di scuola.
La madre, sconvolta dalla tragedia, respinge responsabilità e descrive la figlia come una sedicenne tranquilla, con i problemi che possono avere le ragazzine della sua età. «A scuola era brava - racconta - anche se negli ultimi mesi aveva fatto alcune assenze: stava male, era seguita per l'anoressia. Ma il suo rendimento è sempre stato buono».

La donna, operaia a Pontedera in un'azienda metalmeccanica e madre di altri figli, racconta le difficoltà incontrate dalla ragazzina nell'ultimo anno e mezzo. «Io ho i miei problemi, è vero - si sfoga - ma con la droga ho chiuso dal 2000 anche se prendo il metadone. Non è colpa nostra se le cose sono andate in questo modo. Mia figlia non mangiava più, si vedeva sempre grassa. Ho sempre cercato di starle vicino come ho potuto dandole le medicine di mio pugno, portandola da uno psicologo, era seguita a Fucecchio».

Nessuno poteva immaginare che la sedicenne arrivasse a tanto, anche se non era la prima volta che trovava il metadone a portata di mano. Ora poi era in cura, secondo la madre, per la depressione con ansiolitici. «Non credo che mia figlia volesse morire, lo ha anche scritto nella lettera. "Non voglio morire, voglio solo far sapere come sto": ho visto bene queste parole, le ha scritte per noi».

La famiglia conferma anche che l'adolescente aveva trovato un certo sollievo al suo tormento frequentando una persona che professa la fede dei Testimoni di Geova.

Purtroppo, la ragazzina aveva presto imparato a convivere con il disagio. Era ancora una bambina quando aveva subìto le attenzioni morbose di un muratore che poco tempo prima era arrivato nel suo paese di residenza. «Ha subìto una violenza psicologica - si sfoga la mamma - noi l'abbiamo anche denunciato». A rendersi conto che la bambina frequentava la casa del muratore furono per primi i carabinieri. Appostamenti e telecamere portarono l'uomo in carcere. «Mia figlia andava da un'amica, non potevamo sapere cosa succedeva dopo, ci siamo tanto arrabbiati quando abbiamo saputo. Ma sembrava un fatto superato per lei. Anche se forse, a pensarci bene, qualcosa l'aveva cambiata. Una cosa voglio dirla: non è vero che la comunità ha fatto tanto per noi. Gli altri bambini se potevano la evitavano, succede anche per noi tutti, per la nostra famiglia».

Nessuno saprà mai cosa è scattato giovedì sera nella mente della giovane. Quando il giorno successivo, dopo mezzogiorno, l'anziana nonna è andata a svegliarla la ragazzina non rispondeva. Era in coma irreversibile. Questa volta nessuno ha potuto strapparla al tragico destino. Un'ambulanza del 118 l'ha trasportata a Pisa. I medici hanno riconosciuto i sintomi di una probabile overdose. Gli esami hanno accertato la presenza nel sangue di metadone e antidepressivi. Sono stati informati (solo alcune ore dopo) i carabinieri: a casa della ragazzina e della nonna non sono stati trovati flaconi vuoti di metadone. C'erano antidepressivi ma nessuna confezione vuota.
Le indagini continueranno. Tutto fa pensare che la sedicenne, che si sentiva sola e aveva bisogno d'affetto, abbia cercato nel sonno una pace che non riusciva a trovare altrimenti.

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