Sicurezza
RACCOLTA RIFIUTI
Iva illegittima, scattano i rimborsi
Un braccio di ferro che va avanti da tempo. E che adesso sembra essere arrivato a una conclusione. Da una parte gli utenti, dall'altra il gestore del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti
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PONTEDERA. Un braccio di ferro che va avanti da tempo. E che adesso sembra essere arrivato a una conclusione. Da una parte gli utenti, dall'altra il gestore del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. La contesa riguarda la legittimità o meno dell'applicazione dell'Iva, l'imposta sul valore aggiunto, alle bollette delle tariffe, per quei comuni che sono passati dalla Tassa (Tarsu) alla Tia.
A dare un ultimo apporto a questo contenzioso, è arrivata, negli ultimi giorni di luglio, una sentenza della Corte costituzionale che rischia di provocare non pochi disagi al bilancio della Geofor, la società da poco presieduta da Paolo Marconcini.
La sentenza è la 238 del 24 luglio 2009 e sancisce che la tariffa d'igiene ambientale (Tia), nonostante la denominazione, è una tassa a tutti gli effetti. In termini tecnici ha natura tributaria e non tariffaria: quindi, è illegittima l'applicazione dell'Iva. Così si pone fine a un contenzioso che va avanti ormai da anni tra gestori del servizio di raccolta rifiuti, Agenzia delle entrate e associazioni dei consumatori. In alcuni comuni della provincia sono nati veri e propri comitati, che si sono attivati per la richiesta del rimborso. Fino a oggi, sempre rintuzzati. Adesso, questa sentenza, implicitamente spalanca le porte alla possibilità di richiedere il rimborso per l'imposta pagata, senza dovere, negli ultimi dieci anni.
In applicazione del decreto legge 22/97, la Tassa sui rifiuti solidi urbani (Tarsu) venne sostituita dalla Tariffa d'igiene ambientale (Tia). Negli anni a seguire i Comuni hanno deciso di cambiare applicazione, in attesa del 2012, quando per tutti, dovrà essere applicata solo la Tia. Pontedera, ad esempio, ha applicato la Tia nel gennaio del 2006. Nello stesso anno identica decisione fu presa da Cascina, Calci, Calcinaia, Ponsacco, San Giuliano terme, Santa Maria a Monte e Vicopisano. A fare da apripista, nel 2003, fu San Miniato, l'anno dopo Bientina e quello ancora successivo - il 2005 - Crespina e Vecchiano. Dodici Comuni, in tutto, quasi duecentomila abitanti. Un semplice cambio di nome, che però ha avuto conseguenze notevoli sulle tasche dei contribuenti, i quali si sono visti addebitare sulle nuove bollette un 10% di Iva. Ciò trovava la sua ragion d'essere proprio nel fatto che il compenso per la raccolta dei rifiuti si era trasformato da tassa, su cui non è possibile far gravare nessuna imposta aggiuntiva, a tariffa, cioè il corrispettivo per un servizio prestato e su cui invece si deve pagare l'Iva.
Per mesi le associazioni hanno sostenuto che il pagamento dell'Iva sulla Tia era illegittimo, perché nei fatti non era cambiato niente e che quella sui rifiuti non era altro che una tassa mascherata da tariffa.
Poi nel 2007 era arrivata anche una sentenza della Corte di Cassazione (n. 17526 del 9 agosto), che aveva confermato le perplessità dei consumatori. Ma, nonostante i vari ricorsi presentati, gli enti gestori del servizio hanno continuato a sostenere la validità dell'addebito.
A questo punto la sentenza della Corte costituzionale sembra mettere con le spalle al muro le società di raccolta rifiuti. Alla Geofor, al momento non si esprimono. Rimandano tutto alla ripresa dell'attività, dopo la pausa estiva. Anche perché sembra che, abolendo l'Iva (da rimborsare agli utenti) sarebbero obbligati a ricorrere ad altri tributi, assai più onerosi, proprio per i cittadini.
Tuttavia, tenendo conto che il Comune dove da più tempo è in vigore la Tia, nella provincia di Pisa è San Miniato, dal 2003, gli utenti di questo Comune potrebbero richiedere il rimborso per sei anni di Iva pagata ingiustamente.
A dare un ultimo apporto a questo contenzioso, è arrivata, negli ultimi giorni di luglio, una sentenza della Corte costituzionale che rischia di provocare non pochi disagi al bilancio della Geofor, la società da poco presieduta da Paolo Marconcini.
La sentenza è la 238 del 24 luglio 2009 e sancisce che la tariffa d'igiene ambientale (Tia), nonostante la denominazione, è una tassa a tutti gli effetti. In termini tecnici ha natura tributaria e non tariffaria: quindi, è illegittima l'applicazione dell'Iva. Così si pone fine a un contenzioso che va avanti ormai da anni tra gestori del servizio di raccolta rifiuti, Agenzia delle entrate e associazioni dei consumatori. In alcuni comuni della provincia sono nati veri e propri comitati, che si sono attivati per la richiesta del rimborso. Fino a oggi, sempre rintuzzati. Adesso, questa sentenza, implicitamente spalanca le porte alla possibilità di richiedere il rimborso per l'imposta pagata, senza dovere, negli ultimi dieci anni.
In applicazione del decreto legge 22/97, la Tassa sui rifiuti solidi urbani (Tarsu) venne sostituita dalla Tariffa d'igiene ambientale (Tia). Negli anni a seguire i Comuni hanno deciso di cambiare applicazione, in attesa del 2012, quando per tutti, dovrà essere applicata solo la Tia. Pontedera, ad esempio, ha applicato la Tia nel gennaio del 2006. Nello stesso anno identica decisione fu presa da Cascina, Calci, Calcinaia, Ponsacco, San Giuliano terme, Santa Maria a Monte e Vicopisano. A fare da apripista, nel 2003, fu San Miniato, l'anno dopo Bientina e quello ancora successivo - il 2005 - Crespina e Vecchiano. Dodici Comuni, in tutto, quasi duecentomila abitanti. Un semplice cambio di nome, che però ha avuto conseguenze notevoli sulle tasche dei contribuenti, i quali si sono visti addebitare sulle nuove bollette un 10% di Iva. Ciò trovava la sua ragion d'essere proprio nel fatto che il compenso per la raccolta dei rifiuti si era trasformato da tassa, su cui non è possibile far gravare nessuna imposta aggiuntiva, a tariffa, cioè il corrispettivo per un servizio prestato e su cui invece si deve pagare l'Iva.
Per mesi le associazioni hanno sostenuto che il pagamento dell'Iva sulla Tia era illegittimo, perché nei fatti non era cambiato niente e che quella sui rifiuti non era altro che una tassa mascherata da tariffa.
Poi nel 2007 era arrivata anche una sentenza della Corte di Cassazione (n. 17526 del 9 agosto), che aveva confermato le perplessità dei consumatori. Ma, nonostante i vari ricorsi presentati, gli enti gestori del servizio hanno continuato a sostenere la validità dell'addebito.
A questo punto la sentenza della Corte costituzionale sembra mettere con le spalle al muro le società di raccolta rifiuti. Alla Geofor, al momento non si esprimono. Rimandano tutto alla ripresa dell'attività, dopo la pausa estiva. Anche perché sembra che, abolendo l'Iva (da rimborsare agli utenti) sarebbero obbligati a ricorrere ad altri tributi, assai più onerosi, proprio per i cittadini.
Tuttavia, tenendo conto che il Comune dove da più tempo è in vigore la Tia, nella provincia di Pisa è San Miniato, dal 2003, gli utenti di questo Comune potrebbero richiedere il rimborso per sei anni di Iva pagata ingiustamente.
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