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«Alla Brc non c'è sicurezza»

Manolo Morandini
«Alla Brc non c'è sicurezza»

Assenza di sicurezza e contratti precari. È la fotografia della Brc di Montacchiello scatta dalla confederazione dei Cobas di Pisa. «Da circa un mese abbiamo interpellato con una lettera esposto la Direzione provinciale del lavoro e l'Asl a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici, per salvaguardare la sicurezza nei luoghi di lavoro

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CASCINA. Assenza di sicurezza e contratti precari. È la fotografia della Brc di Montacchiello scatta dalla confederazione dei Cobas di Pisa. «Da circa un mese abbiamo interpellato con una lettera esposto la Direzione provinciale del lavoro e l'Asl a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici, per salvaguardare la sicurezza nei luoghi di lavoro e avviare un percorso di stabilizzazione dei troppi precari presenti all'interno dell'azienda, che rappresentano il 90% degli addetti - afferma Federico Giusti dei Cobas Pisa - Abbiamo chiesto un intervento da parte delle autorità per un controllo sia nello stabilimento di Montacchiello che in quello di Guasticce».
L'azienda si occupa della produzione e installazione di sistemi di conversione a gpl e metano dei veicoli. Un operaio, col velo dell'anonimato, racconta: «Alcune settimane fa un mio collega era sdraiato di schiena, con la testa sui pedali del veicolo per fare una saldatura quando la linea ha preso ad avanzare e lui per rialzarsi ha sbattuto la fronte sullo sterzo». E aggiunge: «Abbiamo dieci minuti spaccati per la merenda e trenta per la pausa pranzo, senza mensa. Ci obbligano a non fare le ferie dandoci in cambio una bustarella nel mese di agosto, pari a una mensilità lorda. Vogliono andare sempre più veloci: ogni due o tre settimane viene una persona che cronometra la lavorazione, ci fanno lavorare a cottimo».
«I lavoratori hanno paura a esporsi - dice Giusti -. A lanciare il sasso è stata una persona che nel frattempo è riuscita a trovare un altro impiego». E aggiunge: «Nei processi produttivi gli operai assumono posizioni molto faticose, non ci sono cuscini di protezione e pedane per aiutare le persone più piccole di statura, che a mentano patologie dovute alla posizione in cui sono costretti a operare. Quando si forniscono i guanti sono spesso troppo grandi per le donne lavoratrici e non garantiscono adeguata protezione. Alzando la macchina con il ponte gli operai non hanno gli elmetti, perché l'azienda ha fornito loro solo un cappellino e gli addetti alle saldature non hanno in dotazione gli occhiali ne la mascherina». Nel mirino i tempi di lavorazione. «La linea è composta da otto postazioni e in fondo c'è un timer a indicare il tempo necessario per velocizzare le lavorazioni. Per lo svolgimento di alcune di queste la vettura viene tirata su con il cric e molti lavoratori ci hanno segnalato ricorrenti casi in cui la linea produttiva si è messa in moto nonostante il veicolo in quel momento si trovasse sul cric». Precisa la richiesta alle autorità. «Vorremmo sapere - conclude Giusti - se questi macchinari sono in possesso di tutti i requisiti previsti dalle normative di sicurezza e se il personale è stato adeguatamente informato, formato e addestrato».

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