Attenzione
Tia 2009
Rifiuti, la prima stangata del rientro
Manca uniformità: una famiglia di 3 persone che vive in una casa di 70 metri a Crespina paga anche il 50% per cento in più rispetto allo stesso nucleo che abita, invece, a Bientina
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PONTEDERA. Qualcuno le ha già decise. Altri ci penseranno subito dopo il periodo di ferie estive che, ferma anche il lavoro delle amministrazioni comunali. Al rientro dalle ferie, quando riceveremo le bollette per il secondo semestre, per la raccolta dei rifiuti, troveremo anche il calcolo - e il conguaglio - con l’adeguamento ai ritocchi apportati per il 2009. E in alcuni casi saranno dolori per i portafogli. Altro che Unione della Valdera, con un ente unico capace di accorpare alcuni servizi, per ottenere più qualità e risparmio. Altro che un unico, identico territorio, con pari diritti e quindi stesse regole, stesse tariffe. Per i rifiuti non è così. Nonostante il gestore sia unico, il servizio, più o meno identico nei vari Comuni.
La prima differenza è che ancora non tutti i Comuni sono passati alla tariffa, la famigerata Tia, quella che prevede che l’intero costo del servizio dev’essere coperto attraverso le bollette ai cittadini. La maggior parte, ancora, applica la tassa, la Tarsu dando alle varie amministrazioni anche più ampi margini di manovra.
Stesso territorio, ma costi diversi: lo sanno bene le famiglie di Crespina, rispetto a quelle, ad esempio di Bientina. La tabella che pubblichiamo è un esempio di quel che avviene: una famiglia di 3 persone che abita a Crespina, in una casa di 70 metri quadrati, quest’anno per la spazzatura pagherà poco più di 231 euro (di imponibile: va aggiunta l’Iva, del 10% e l’addizionale provinciale che è del 2,5%). Se abitasse, nella stessa casa, ma a Bientina, avrebbe un bel risparmio: pagherebbe 153,511 euro: il 50 e passa per cento in meno.
Spiegheranno, gli addetti ai lavori, che proprio la struttura della tariffa (cioè la copertura totale del costo del servizio, a carico dei cittadini), determina tariffe e quindi costo pro capite del servizio. Insomma, i fattori da considerare sono tanti: ampiezza del territorio, difficoltà nell’effettuare il servizio, numero degli abitanti, il calendario della raccolta, l’uso dei cassonetti, delle isole ecologiche o il ricorso al porta a porta. Tutto vero: ma perché adesso che c’è l’Unione dei Comuni non si riesce a uniformare anche questo costo, visto che si può parlare di territorio unico?
Sempre stando agli esempi delle tabelle, c’è da segnalare che la percentuale aumenta a mano a mano che le case aumentano di superficie. Questo succede anche con gli aumenti che i singoli Comuni, dove viene applicata la Tia, hanno deciso per il 2009. Anche in questo caso non c’è stata omogeneità. Davanti all’aumento effettuato dal gestore (l’adeguamento Istat, dicono alla Geofor: poco più del 4 per cento), ogni Comune ha seguito una strada propria. Così si passa dagli aumenti quasi impercettibili che graveranno su una famiglia di Calcinaia (nel caso di nucleo composto da 3 persone): se vivono in una casa di 70 metri quadrati, non s’accorgeranno neppure dell’aumento; fino all’altro estremo, che è ciò che sta avvenendo a Santa Maria a Monte. Qui gli aumenti sono in media del 40%, ma si arriva fino a sfiorare il settanta per cento, nel caso di una coppia che abita in un alloggio di sessanta metri quadrati. Anche in questo caso ci sono delle spiegazioni: nel passaggio da tassa a tariffa alcune amministrazioni hanno deciso di mettere in campo degli aiuti a sostegno del servizio, proprio per far avvertire in maniera più leggera l’aumento previsto da un sistema all’altro. (e.ch.)
La prima differenza è che ancora non tutti i Comuni sono passati alla tariffa, la famigerata Tia, quella che prevede che l’intero costo del servizio dev’essere coperto attraverso le bollette ai cittadini. La maggior parte, ancora, applica la tassa, la Tarsu dando alle varie amministrazioni anche più ampi margini di manovra.
Stesso territorio, ma costi diversi: lo sanno bene le famiglie di Crespina, rispetto a quelle, ad esempio di Bientina. La tabella che pubblichiamo è un esempio di quel che avviene: una famiglia di 3 persone che abita a Crespina, in una casa di 70 metri quadrati, quest’anno per la spazzatura pagherà poco più di 231 euro (di imponibile: va aggiunta l’Iva, del 10% e l’addizionale provinciale che è del 2,5%). Se abitasse, nella stessa casa, ma a Bientina, avrebbe un bel risparmio: pagherebbe 153,511 euro: il 50 e passa per cento in meno.
Spiegheranno, gli addetti ai lavori, che proprio la struttura della tariffa (cioè la copertura totale del costo del servizio, a carico dei cittadini), determina tariffe e quindi costo pro capite del servizio. Insomma, i fattori da considerare sono tanti: ampiezza del territorio, difficoltà nell’effettuare il servizio, numero degli abitanti, il calendario della raccolta, l’uso dei cassonetti, delle isole ecologiche o il ricorso al porta a porta. Tutto vero: ma perché adesso che c’è l’Unione dei Comuni non si riesce a uniformare anche questo costo, visto che si può parlare di territorio unico?
Sempre stando agli esempi delle tabelle, c’è da segnalare che la percentuale aumenta a mano a mano che le case aumentano di superficie. Questo succede anche con gli aumenti che i singoli Comuni, dove viene applicata la Tia, hanno deciso per il 2009. Anche in questo caso non c’è stata omogeneità. Davanti all’aumento effettuato dal gestore (l’adeguamento Istat, dicono alla Geofor: poco più del 4 per cento), ogni Comune ha seguito una strada propria. Così si passa dagli aumenti quasi impercettibili che graveranno su una famiglia di Calcinaia (nel caso di nucleo composto da 3 persone): se vivono in una casa di 70 metri quadrati, non s’accorgeranno neppure dell’aumento; fino all’altro estremo, che è ciò che sta avvenendo a Santa Maria a Monte. Qui gli aumenti sono in media del 40%, ma si arriva fino a sfiorare il settanta per cento, nel caso di una coppia che abita in un alloggio di sessanta metri quadrati. Anche in questo caso ci sono delle spiegazioni: nel passaggio da tassa a tariffa alcune amministrazioni hanno deciso di mettere in campo degli aiuti a sostegno del servizio, proprio per far avvertire in maniera più leggera l’aumento previsto da un sistema all’altro. (e.ch.)
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