Italia
GLI EFFETTI DELLA CRISI
La città non chiude per ferie
Manolo Morandini / Francesca Lombardi
La crisi non va in vacanza. E con tutto il suo carico di incertezze, tra giugno e luglio, ha tenuto inchiodati in città almeno un 7% di pontederesi che in passato erano soliti partire per altri lidi. È il dato che emerge sbirciando nel cassonetto dei rifiuti
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PONTEDERA. La crisi non va in vacanza. E con tutto il suo carico di incertezze, tra giugno e luglio, ha tenuto inchiodati in città almeno un 7% di pontederesi che in passato erano soliti partire per altri lidi. È il dato che emerge sbirciando nel cassonetto dei rifiuti: rispetto allo scorso anno è cresciuto in modo sensibile il quantitativo di immondizia che finisce in discarica.
A giugno lo scarto in più sullo stesso mese del 2008 è stato di circa 36mila tonnellate mentre a luglio si è toccato quota 38mila. È quanto si ricava dalle rilevazioni mensili di Geofor, tenuto conto anche del cosiddetto "effetto crisi" per cui in media l'azienda ha registrato una flessione del 6% dei rifiuti conferiti.
Saracinesche abbassate, ovunque cartelli con scritto a caratteri cubitali "Chiuso per ferie", nessun passante sotto il sole cocente di agosto. Questo era lo scenario di qualche anno fa, quando, con la chiusura della Piaggio, la città entrava in letargo in attesa di riprendere la sua attività a pieno ritmo a settembre. Oggi tutto è cambiato, le saracinesche dei negozi rimangono alzate e il lavoro forse è un po' rallentato, ma continua a esserci. E con la crisi il fenomeno si è reso più evidente.
È quanto conferma il presidente di Confesercenti Pontedera Luca Sardelli. «In città le persone sono rimaste per problemi economici ma anche perché è cambiato il modo di fruire delle ferie - afferma Sardelli - Almeno il 50% dei negozi non ha chiuso e sarà aperto anche in questo mese». E aggiunge: «Rispetto allo scorso anno c'è qualche chiusura in meno - sostiene Sardelli -. Gli esercenti hanno ridotto il periodo di durata delle ferie, chi era solito chiudere per tre settimane è passato a due e che si fermava per dieci giorni si è limitato a sette. In questa settimana sono soprattutto i negozi di abbigliamento a chiudere perché il grosso delle vendite legate ai saldi c'è già stato e aspettano l'arrivo delle nuove collezioni».
Un giro tra i negozianti del centro conferma questa tendenza. Sono davvero pochi quelli che chiudono al di fuori dei tre o quattro giorni di Ferragosto. Nelle grandi catene che ormai si moltiplicano nel centro storico nessuna chiusura. «Noi siamo sempre aperti - spiega Cristina della profumeria La Gardenia - magari le commesse si alternano, ma il negozio rimane attivo, anzi più siamo aperti e meglio è». L'abbigliamento prosegue con i suoi saldi e dunque le vendite vanno avanti anche in agosto. «Sospenderemo soltanto dal 15 al 19 agosto - spiega la signora Mirella, titolare di Marsili in corso Matteotti - non è più il periodo tranquillo di un tempo, per le vendite è bene rimanere aperti». Stessa risposta anche nel negozio di abbigliamento per ragazzi Gulp. «Anche quest'anno non chiudiamo - dicono - la città non si spopola più come una volta così diamo un servizio agli abitanti».
Anche diversi bar del centro preferiscono rinunciare al periodo di riposo. «È il quarto anno che siamo qui e siamo sempre rimasti aperti ad agosto - dice Gimmy Scatassa del bar J&G - visto che altri chiudono, a noi sicuramente la clientela aumenta, la gente rimane in città e ci ringrazia perché comunque è un servizio in più che offriamo, magari preferisco chiudere una settimana ad ottobre o a febbraio quando il giro di affari cala». «Siamo aperti anche noi - fa eco Michela Crespina del Caffè del Duomo - quest'anno c'è più movimento, il problema è che i soldi sono pochi».
Dunque i pontederesi, a detta dei commercianti, non si getterebbero più a capofitto nel mese di vacanza: una settimana, dieci giorni al massimo e così il ricambio in città tra chi parte e chi ritorna è garantito e le varie attività commerciali riescono a far fruttare il mese di lavoro e di rinuncia al riposo. Molte le botteghe di generi alimentari che avranno le saracinesche alzate.
«A luglio e agosto siamo chiusi soltanto nel pomeriggio - spiegano alla polleria Amabile in via Cavallotti a due passi dal corso - dietro alla vendita c'è una lunga catena che altrimenti si interromperebbe e saremmo costretti a non essere forniti al massimo vicino alla chiusura per evitare di dover buttare via il pollame, in questo modo danneggeremmo i nostri clienti».
C'è anche chi è costretto a chiudere perché ha i dipendenti in ferie. «Gente ci sarebbe ma devo concedere le vacanze ai miei dipendenti - spiega Francesco Gori del panificio di via Roma - ho due punti vendita ma non riesco a tenere aperti entrambi, ad agosto rimarrà a disposizione quello di fronte all'ospedale, laggiù c'è sicuramente maggior movimento rispetto al punto vendita del centro dove è presente una clientela più affezionata». In controtendenza il negozio di frutta e verdura di via Roma, dove rivendicano con orgoglio le tanto agognate ferie. «In agosto il movimento è poco, lo possiamo notare già dai numerosi parcheggi disponibili - spiega la signora Mariella - non ci conviene stare aperti, chiuderemo tre settimane, restano in città soprattutto persone anziane che, senza figli e nipoti al seguito perché già in vacanza, fanno una spesa molto ridotta». «Inoltre - conclude Mariella - i ritmi lavorativi di un'attività di frutta e verdura sono pesanti e quando arriviamo ad agosto almeno venti giorni di riposo sono necessari per recuperare le fatiche di tutto l'anno».
A giugno lo scarto in più sullo stesso mese del 2008 è stato di circa 36mila tonnellate mentre a luglio si è toccato quota 38mila. È quanto si ricava dalle rilevazioni mensili di Geofor, tenuto conto anche del cosiddetto "effetto crisi" per cui in media l'azienda ha registrato una flessione del 6% dei rifiuti conferiti.
Saracinesche abbassate, ovunque cartelli con scritto a caratteri cubitali "Chiuso per ferie", nessun passante sotto il sole cocente di agosto. Questo era lo scenario di qualche anno fa, quando, con la chiusura della Piaggio, la città entrava in letargo in attesa di riprendere la sua attività a pieno ritmo a settembre. Oggi tutto è cambiato, le saracinesche dei negozi rimangono alzate e il lavoro forse è un po' rallentato, ma continua a esserci. E con la crisi il fenomeno si è reso più evidente.
È quanto conferma il presidente di Confesercenti Pontedera Luca Sardelli. «In città le persone sono rimaste per problemi economici ma anche perché è cambiato il modo di fruire delle ferie - afferma Sardelli - Almeno il 50% dei negozi non ha chiuso e sarà aperto anche in questo mese». E aggiunge: «Rispetto allo scorso anno c'è qualche chiusura in meno - sostiene Sardelli -. Gli esercenti hanno ridotto il periodo di durata delle ferie, chi era solito chiudere per tre settimane è passato a due e che si fermava per dieci giorni si è limitato a sette. In questa settimana sono soprattutto i negozi di abbigliamento a chiudere perché il grosso delle vendite legate ai saldi c'è già stato e aspettano l'arrivo delle nuove collezioni».
Un giro tra i negozianti del centro conferma questa tendenza. Sono davvero pochi quelli che chiudono al di fuori dei tre o quattro giorni di Ferragosto. Nelle grandi catene che ormai si moltiplicano nel centro storico nessuna chiusura. «Noi siamo sempre aperti - spiega Cristina della profumeria La Gardenia - magari le commesse si alternano, ma il negozio rimane attivo, anzi più siamo aperti e meglio è». L'abbigliamento prosegue con i suoi saldi e dunque le vendite vanno avanti anche in agosto. «Sospenderemo soltanto dal 15 al 19 agosto - spiega la signora Mirella, titolare di Marsili in corso Matteotti - non è più il periodo tranquillo di un tempo, per le vendite è bene rimanere aperti». Stessa risposta anche nel negozio di abbigliamento per ragazzi Gulp. «Anche quest'anno non chiudiamo - dicono - la città non si spopola più come una volta così diamo un servizio agli abitanti».
Anche diversi bar del centro preferiscono rinunciare al periodo di riposo. «È il quarto anno che siamo qui e siamo sempre rimasti aperti ad agosto - dice Gimmy Scatassa del bar J&G - visto che altri chiudono, a noi sicuramente la clientela aumenta, la gente rimane in città e ci ringrazia perché comunque è un servizio in più che offriamo, magari preferisco chiudere una settimana ad ottobre o a febbraio quando il giro di affari cala». «Siamo aperti anche noi - fa eco Michela Crespina del Caffè del Duomo - quest'anno c'è più movimento, il problema è che i soldi sono pochi».
Dunque i pontederesi, a detta dei commercianti, non si getterebbero più a capofitto nel mese di vacanza: una settimana, dieci giorni al massimo e così il ricambio in città tra chi parte e chi ritorna è garantito e le varie attività commerciali riescono a far fruttare il mese di lavoro e di rinuncia al riposo. Molte le botteghe di generi alimentari che avranno le saracinesche alzate.
«A luglio e agosto siamo chiusi soltanto nel pomeriggio - spiegano alla polleria Amabile in via Cavallotti a due passi dal corso - dietro alla vendita c'è una lunga catena che altrimenti si interromperebbe e saremmo costretti a non essere forniti al massimo vicino alla chiusura per evitare di dover buttare via il pollame, in questo modo danneggeremmo i nostri clienti».
C'è anche chi è costretto a chiudere perché ha i dipendenti in ferie. «Gente ci sarebbe ma devo concedere le vacanze ai miei dipendenti - spiega Francesco Gori del panificio di via Roma - ho due punti vendita ma non riesco a tenere aperti entrambi, ad agosto rimarrà a disposizione quello di fronte all'ospedale, laggiù c'è sicuramente maggior movimento rispetto al punto vendita del centro dove è presente una clientela più affezionata». In controtendenza il negozio di frutta e verdura di via Roma, dove rivendicano con orgoglio le tanto agognate ferie. «In agosto il movimento è poco, lo possiamo notare già dai numerosi parcheggi disponibili - spiega la signora Mariella - non ci conviene stare aperti, chiuderemo tre settimane, restano in città soprattutto persone anziane che, senza figli e nipoti al seguito perché già in vacanza, fanno una spesa molto ridotta». «Inoltre - conclude Mariella - i ritmi lavorativi di un'attività di frutta e verdura sono pesanti e quando arriviamo ad agosto almeno venti giorni di riposo sono necessari per recuperare le fatiche di tutto l'anno».
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