Il Tirreno

Pontedera

di Manolo Morandini

Le sue magie incantano il mondo

Il mago illusionista di Ponsacco Gaetano Triggiano
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Il mago illusionista di Ponsacco Gaetano Triggiano

Con il suo ultimo spettacolo "Tablò" (che è anche balletto circo, cinema muto e melodramma) in ottobre volerà in Canada

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PONSACCO. Ai sogni riesce a dare la consistenza della realtà. Con la velocità di un fulmine Gaetano Triggiano in meno di un minuto può diventare e rendere viva qualunque chimera, illusione. «Racconto bugie ma a fin di bene», dice il trentaduenne di Ponsacco, considerato uno dei migliori maghi illusionisti. Un talento sbocciato all'ombra del "mobile" che da sempre qui dà la misura di tutto. Passo dopo passo, invece, il mago Triggiano è salito sul palco di prestigiosi teatri.
Con il suo ultimo spettacolo "Tablò", che è melodramma, balletto, circo, cinema muto, sta girando mezzo mondo. Ha il fascino del Cirque du Soleil e a firmare la regia è proprio Serge Denancourt, della celebre compagnia canadese. «È la storia d'amore tra l'artista e la sua musa - spiega l'illusionista -. In jeans e maglietta nera vengo catapultato nel mondo della fantasia». Una giostra di musica e di effetti che a ottobre lo vedrà in Canada.
«Ero bambino a Roma, in vacanza dai nonni paterni - racconta Triggiano -. In un giorno qualunque di quell'agosto 1985 mio padre Giuseppe portò tutta la famiglia a vedere lo spettacolo di una mago. E quel bambino che ero, con lo sguardo trasognato e felice, è rimasto accanto a me, l'incontro con "l'arte magica" è stato il sodalizio della mia adolescenza e della mia crescita di uomo».
Far credere una cosa mentre la realtà è molto più semplice: è questa l'arte di Gaetano. Che dice: «Quello che si vede è vero ma chi guarda deve rimanere incredulo. Un bravo illusionista non deve far pensare all'evetualità che ci sia un trucco». Sostituzione, effetto ottico, molta precisione e un sicuro talento sono nella ricetta di ogni trucco. E ci vogliono cervello e anni di studi affinché un principio dell'illusionismo diventi il più semplice possibile. Se vuoi truccare la realtà è inutile complicarsi la vita con meccanismi astrusi. «È studiando e frequentando questo mondo, del quale volevo essere parte, che ho incontrato nel 1998 il grande Arturo Brachetti. E al suo fianco ho potuto apprendere le necessarie competenze in illusionismo».
In gioventù, Gaetano è stato atleta di ginnastica artistica ed ha fatto parte della nazionale italiana allievi, nel 1987. «Ma fin da piccolo mi cimentavo in giochi di prestigiazione fino a quando ho scoperto una profonda passione per quest'arte». E aggiunge: «Crescendo la vita tende a portarti fuori dal sogno, la realtà si fa invadente e finisci per escludere le cose improbabili. Lo sforzo di un artista è proprio nel cercare di aver cura del suo essere bambino». All'inizio la magia è rimasta nel campo degli hobby. «Facevo l'agente di commercio affiancando mio padre - racconta Gaetano -. Per esercitarmi, nel tempo libero, andavo al bar "La mostra" di Ponsacco per giocare a carte con persone dall'occhio allenato, che passavano ore al tavolo. Riuscendo a fargliela sotto gli occhi avevo la misura dei miei progressi. Potevano anche perdere con 15 scope a mio vantaggio ma uscivano soddisfatti: "Mi sono divertito e ti pago il caffè"».
La passione è nata a Ponsacco ma per farla sbocciare il mago Triggiano ha dovuto girare molto. Eppure è in Valdera che ha mosso i primi passi. «Come assistenti dietro le quinte per i miei spettacoli i primi anni avevo due amici, Giordano, che oggi lavora in Piaggio, e Mirko, che adesso è consulente finanziario».
Come nasce un trucco? «Servono tecnologia e ricerca. Alcuni numeri li acquisto da inventori, altri li creo da solo. Ho una mia officina. A Pistoia mi servo per le parti in alluminio, mentre a Ponsacco ho il mio falegname di fiducia. Ma sono io ad assemblare i pezzi e realizzare la macchina. Poi c'è lo studio di come presentarla al pubblico allestendo un numero ad hoc». E aggiunge: «Si cerca sempre di avere il numero più sensazionale, il trucco che neanche gli altri maghi conoscono. In media nascono due nuovi numeri all'anno». La sua ultima creazione lo vede apparire dal niente sul palco a bordo di una moto. «Metto i trucchi a servizio di una storia in modo da dare allo spettatore un effetto cinema e amplificare la parte emozionale. Ma in quest'arte si deve andare oltre lo stupore. È ciò che mi ha insegnato Brachetti, serve un percorso di emozioni in cui guidare lo spettatore».

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