Attenzione
SANTA CROCE
Chiude anche il fustellificio Mei
Luciano Gianfranceschi
Ieri un'altra chiusura, il fustellificio Fratelli Mei di Castelfranco: 9 persone senza lavoro. Oggi, cessa l'attività l'officina metalmeccanica Mair, a Capanne di Montopoli: altri 12 posti perduti
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SANTA CROCE. Ieri un'altra chiusura, il fustellificio Fratelli Mei di Castelfranco: 9 persone senza lavoro. Oggi, cessa l'attività l'officina metalmeccanica Mair, a Capanne di Montopoli: altri 12 posti perduti. Una decina al calzaturificio Manifattura di Santa Maria a Monte. Oltre alle aziende conciarie Arno, di Santa Croce (25 dipendenti), e Jaipur, sedi a Ponte a Cappiano e Santa Croce, altri 15.
«Inoltre cinque aziende dell'indotto hanno avviato la procedura di mobilità. La previsione è che a settembre non riapriranno e un'ulteriore sessantina di persone si ritroveranno a spasso», ha affermato ieri in tono preoccupato Domenico Contino, in una conferenza stampa al sindacato Cgil, riassumendo i dati insieme a Loris Mainardi per i calzaturieri, Paolo Fulceri per i conciari e Stefano del Punta.
Aggiunge Contino: «A settembre il sindacato prenderà l'iniziativa d'incontrarsi con i soggetti interessati (forze imprenditoriali e istituzioni), anche per evitare la dispersione delle maestranze che, quando riprenderà il lavoro, potrebbero non esserci più. E così si perderebbe anche la ripresa produttiva». Inoltre, sottolinea un altro punto preoccupante, che sta per trasformarsi in tensione sociale: «Dobbiamo far pressione sul governo centrale, al momento assente. La situazione si prospetta pesante. Un'azienda ha già utilizzato le 52 settimane di cassa integrazione. Andrà alla cassa integrazione straordinaria. Ma i dipendenti quando la riscuoteranno? Il governo aveva promesso 50 milioni per la cassa integrazione in deroga. Dove sono? Chi li ha visti?». E prosegue: «Anche il tubone, che non aggrava i costi della depurazione, necessita di interventi perché la situazione sembra in stallo».
Ovviamente il salario ridotto, in molti casi non ancora riscosso, è un freno all'economia. «Guardatevi attorno: la presenza degli extracomunitari è dimezzata. Chi è andato in altri distretti industriali, chi è tornano in patria. Quando il lavoro riprenderà, e ci sarà bisogno di manodopera specializzata, dove le aziende potranno prenderla? Questa è una crisi che ha tante sfaccettature, tutte inquietanti».
Loris Mainardi ha proseguito: «Nel calzaturiero ci sono 22 aziende in cassa integrazione, per un totale di 78 settimane, con 311 lavoratori coinvolti; significa un +25% rispetto al mese di giugno». E ha puntualizzato: «Pensate che il settore, nella grave crisi tra il 2004 e il 2005, ha perso circa duemilacinquecento posti di lavoro».
Inoltre, Paolo Fulceri ha evidenziato che «tre aziende del settore conciario sono da un anno in cassa integrazione straordinaria, che è un modo di guadagnare tempo affinché i lavoratori si accasino altrove. Ma dove? In zona ci sono anche altri 124 lavoratori in cassa integrazione, più altri 35 in cassa integrazione in deroga. Più 3 contratti di solidarietà».
Anche Stefano Del Punta è pessimista: «Non si salva nessuno, anche le aziende chimiche che sono sempre state molto attive risentono del calo dei consumi produttivi».
«Inoltre cinque aziende dell'indotto hanno avviato la procedura di mobilità. La previsione è che a settembre non riapriranno e un'ulteriore sessantina di persone si ritroveranno a spasso», ha affermato ieri in tono preoccupato Domenico Contino, in una conferenza stampa al sindacato Cgil, riassumendo i dati insieme a Loris Mainardi per i calzaturieri, Paolo Fulceri per i conciari e Stefano del Punta.
Aggiunge Contino: «A settembre il sindacato prenderà l'iniziativa d'incontrarsi con i soggetti interessati (forze imprenditoriali e istituzioni), anche per evitare la dispersione delle maestranze che, quando riprenderà il lavoro, potrebbero non esserci più. E così si perderebbe anche la ripresa produttiva». Inoltre, sottolinea un altro punto preoccupante, che sta per trasformarsi in tensione sociale: «Dobbiamo far pressione sul governo centrale, al momento assente. La situazione si prospetta pesante. Un'azienda ha già utilizzato le 52 settimane di cassa integrazione. Andrà alla cassa integrazione straordinaria. Ma i dipendenti quando la riscuoteranno? Il governo aveva promesso 50 milioni per la cassa integrazione in deroga. Dove sono? Chi li ha visti?». E prosegue: «Anche il tubone, che non aggrava i costi della depurazione, necessita di interventi perché la situazione sembra in stallo».
Ovviamente il salario ridotto, in molti casi non ancora riscosso, è un freno all'economia. «Guardatevi attorno: la presenza degli extracomunitari è dimezzata. Chi è andato in altri distretti industriali, chi è tornano in patria. Quando il lavoro riprenderà, e ci sarà bisogno di manodopera specializzata, dove le aziende potranno prenderla? Questa è una crisi che ha tante sfaccettature, tutte inquietanti».
Loris Mainardi ha proseguito: «Nel calzaturiero ci sono 22 aziende in cassa integrazione, per un totale di 78 settimane, con 311 lavoratori coinvolti; significa un +25% rispetto al mese di giugno». E ha puntualizzato: «Pensate che il settore, nella grave crisi tra il 2004 e il 2005, ha perso circa duemilacinquecento posti di lavoro».
Inoltre, Paolo Fulceri ha evidenziato che «tre aziende del settore conciario sono da un anno in cassa integrazione straordinaria, che è un modo di guadagnare tempo affinché i lavoratori si accasino altrove. Ma dove? In zona ci sono anche altri 124 lavoratori in cassa integrazione, più altri 35 in cassa integrazione in deroga. Più 3 contratti di solidarietà».
Anche Stefano Del Punta è pessimista: «Non si salva nessuno, anche le aziende chimiche che sono sempre state molto attive risentono del calo dei consumi produttivi».
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