Lutto
LA TRAGEDIA DI SAN CASCIANO . «Non avrebbero dovuto passare di qui»
«Perché mio figlio non si è salvato?»La disperazione della madre di Mattia
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Appoggiata all’auto la madre di Mattia; ieri mattina è voluta andare sul luogo della tragedia«Perché mio figlio non si è salvato? Com'è potuto accadere... i ragazzi stavano tornando a casa, perché hanno fatto questa strada e non sono andati sulla Tosco Romagnola?». Non ha più lacrime Cristina Novelli, la madre di Mattia Leoni, 17 anni, morto nell'incidente
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SAN CASCIANO. «Perché mio figlio non si è salvato? Com'è potuto accadere... i ragazzi stavano tornando a casa, perché hanno fatto questa strada e non sono andati sulla Tosco Romagnola?». Non ha più lacrime Cristina Novelli, la madre di Mattia Leoni, 17 anni, morto nell'incidente. Non ha chiuso occhio per tutta la notte, da quando una telefonata ha stravolto la sua vita e quella del marito Pasqualino, maresciallo dell'Aeronautica (lavora alla 46ª a Pisa), e dei familiari. La donna, che ha un'altra figlia di poco più di un anno, ieri mattina, insieme al fratello Gennaro, si è fatta accompagnare sulla strada della tragedia. Per vedere, per capire, per cercare risposte che non ci sono. Tante le ipotesi. C'è chi sospetta che la Honda su cui viaggiavano i tunisini e che poi è risultata rubata viaggiasse a fari spenti. Ma siamo nel campo delle supposizioni. Cercare segni sull'asfalto, ricostruire la possibile dinamica non aiuta. Niente può cancellare il pesante bilancio dello schianto. «Tornavano dalla festa dell'Unità a Zambra - si sfoga la donna -. Erano tanto amici, mio figlio e Sebastiano». Uniti nella vita, negli interessi e ora da un tragico destino. Lasciata Zambra con la supermotard di Sebastiano, i ragazzi si sono diretti verso San Frediano. La vittima abitava in via Cairoli 172, nella zona del Villaggio Santa Maria e della Conad. Il conducente della moto abita in via Modda, una strada non molto distante da quella dove abita la famiglia della vittima. Il padre di Sebastiano, Nicola Seguino, è un collega del padre della vittima ed è stato il primo a sapere dell'incidente. Lo hanno chiamato gli amici del figlio che, passando da via di Mezzo Nord, hanno riconosciuto la moto nel fosso.
Poco prima del tratto in cui è avvenuto lo scontro i diciassettenni avrebbero potuto girare verso la Tosco Romagnola e raggiungere casa, a sud della ferrovia. Invece hanno proseguito lungo via di Mezzo. «Ancora non ci rendiamo conto - continua la madre della vittima -, non mi sembra possibile. Dobbiamo andare a medicina legale». Mentre la donna osserva il fosso - «quello è il casco di mio figlio» - alcuni parenti cercano di darle coraggio. Arriva anche uno dei carabinieri di Navacchio intervenuti dopo l'incidente. I parenti di Mattia chiedono della dinamica, hanno saputo che uno dei tunisini è stato arrestato, sono frastornati. Le poche informazioni che hanno le hanno sapute dagli amici di Mattia e Sebastiano. Sono stati proprio questi ultimi a telefonare a casa Seguino. Il padre di Sebastiano, intorno all'una, è arrivato sul luogo dell'incidente. Ma nessuno aveva il coraggio di dirgli che la situazione era disperata. «Vada all'ospedale, è meglio se va a Pisa».
Ma prima di dirigersi verso l'ospedale e di iniziare un lungo calvario Nicola Seguino è rimasto davanti alla moto del figlio, volata nel fosso. Apparentemente non sembrava molto danneggiata, lì appoggiata al terrapieno. Ma il padre ha intuito, dai silenzi e dalla risposte a mezza voce, che era successo qualcosa di grave. Poco dopo sono iniziate le ricerche del tunisino uscito dall'incidente con pochi graffi. Dalla disperazione iniziale era passato alla fuga. Il giovane è tornato a casa, si è cambiato e poi si è fatto accompagnare da un parente al pronto soccorso del Santa Chiara. «Sono caduto dalle scale», avrebbe detto prima di fuggire avendo visto una pattuglia di carabinieri. Una fuga breve, la sua. Nella notte è finito in manette dopo che dagli accertamenti è emerso che la moto era rubata. (S.C.)
Poco prima del tratto in cui è avvenuto lo scontro i diciassettenni avrebbero potuto girare verso la Tosco Romagnola e raggiungere casa, a sud della ferrovia. Invece hanno proseguito lungo via di Mezzo. «Ancora non ci rendiamo conto - continua la madre della vittima -, non mi sembra possibile. Dobbiamo andare a medicina legale». Mentre la donna osserva il fosso - «quello è il casco di mio figlio» - alcuni parenti cercano di darle coraggio. Arriva anche uno dei carabinieri di Navacchio intervenuti dopo l'incidente. I parenti di Mattia chiedono della dinamica, hanno saputo che uno dei tunisini è stato arrestato, sono frastornati. Le poche informazioni che hanno le hanno sapute dagli amici di Mattia e Sebastiano. Sono stati proprio questi ultimi a telefonare a casa Seguino. Il padre di Sebastiano, intorno all'una, è arrivato sul luogo dell'incidente. Ma nessuno aveva il coraggio di dirgli che la situazione era disperata. «Vada all'ospedale, è meglio se va a Pisa».
Ma prima di dirigersi verso l'ospedale e di iniziare un lungo calvario Nicola Seguino è rimasto davanti alla moto del figlio, volata nel fosso. Apparentemente non sembrava molto danneggiata, lì appoggiata al terrapieno. Ma il padre ha intuito, dai silenzi e dalla risposte a mezza voce, che era successo qualcosa di grave. Poco dopo sono iniziate le ricerche del tunisino uscito dall'incidente con pochi graffi. Dalla disperazione iniziale era passato alla fuga. Il giovane è tornato a casa, si è cambiato e poi si è fatto accompagnare da un parente al pronto soccorso del Santa Chiara. «Sono caduto dalle scale», avrebbe detto prima di fuggire avendo visto una pattuglia di carabinieri. Una fuga breve, la sua. Nella notte è finito in manette dopo che dagli accertamenti è emerso che la moto era rubata. (S.C.)
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