Lutto
Per chi è costretto a spostarsi su una sedia a rotelle una parte di Pontedera è ancora un percorso ad ostacoli
Nella giungla quotidiana dei disabili
Paola Silvi
Scalini insuperabili, dislivelli impraticabili, luoghi irraggiungibili. La città per chi è costretto su una sedia a rotelle è un percorso ad ostacoli tra marciapiedi privi di scivolo, auto e bici parcheggiate ovunque. Uno slalom tra salite, discese e buche.
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PONTEDERA. Scalini insuperabili, dislivelli impraticabili, luoghi irraggiungibili. La città per chi è costretto su una sedia a rotelle è un percorso ad ostacoli tra marciapiedi privi di scivolo, auto e bici parcheggiate ovunque. Uno slalom tra salite, discese e buche. Perché vivere e spostarsi stando su una carrozzina può trasformare un'incrinatura dell'asfalto in una trappola o un dislivello all'ingresso di un negozio in una montagna. E passeggiare nel centro storico può voler dire incorrere in oscillazioni e sussulti, rischiando di rimanere incastrati tra gli spazi che dividono una mattonellina del pavè assente da un tombino sopraelevato. Per una mattina abbiamo provato ad essere disabili accompagnati in questo viaggio nella giungla cittadina dal nostro fotografo Franco Silvi (nella foto a destra) che, a causa di un incidente mentre era in servizio durante la tragica notte di esplosioni a Viareggio, è obbligato a convivere con la sedia a rotelle per un po' di tempo. Il nostro percorso inizia da via Primo Maggio. La percorriamo dalla parte opposta del marciapiede dove si affacciano il bar, la gioielleria e il panificio. Quel lato infatti è impraticabile e insidioso perché formato da lastre sconnesse e pieno di dislivelli. Un "su e giù" alquanto pericoloso da provare. Giriamo per via Giordano Bruno e siamo costretti, dopo aver superato brillantemente i ripidi smussi dei passi carrabili, a scendere lentamente dal marciapiede e proseguire sulla strada, per qualche metro in controsenso, perché due pneumatici con tanto di palo in ferro conficcato in mezzo, occupano quasi completamente il marciapiede. Attraversiamo sulle strisce pedonali, ma, in via Dante, all'altezza del Niccolaioni, non c'è nessuno scivolo che agevoli la salita sull'altro lato. Ci dirigiamo a destra e davanti a noi l'asfalto è sformato: avvallamenti e buche. All'incrocio fra via Dante e via Giacomo Leopardi, il manto stradale è molto più alto del marciapiede. Così la sedia a rotella per superare la gobba e le incrinature è costretta ad uno slalom per cercare la traiettoria giusta, impostare la curva a caccia di un qualcosa che assomigli a un piano. Stessa ebbrezza da montagne russe anche sul viale della Repubblica e in via della Misericordia.
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