Sicurezza
Nella bara di Emanuele il bilanciere e la maglia della squadra di calcio
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Emanuele Sonetti morto a 22 anni alla guida dell’autoFiori bianchi, rose e gigli, sulla bara di Emanuele Sonetti, 23 anni da compiere il prossimo 6 dicembre. Nell'ultimo viaggio accompagnano il giovane i genitori, la sorella, la fidanzata Francesca, i parenti e tantissimi giovani. Tutto un paese si è ritrovato nella chiesa di Casciana.
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CASCIANA TERME. Fiori bianchi, rose e gigli, sulla bara di Emanuele Sonetti, 23 anni da compiere il prossimo 6 dicembre. Nell'ultimo viaggio accompagnano il giovane i genitori, la sorella, la fidanzata Francesca, i parenti e tantissimi giovani. Tutto un paese si è ritrovato nella chiesa di Casciana.
Una maglia rossa, con le firme e i pensieri degli amici più cari, e un bilanciere accompagnano il feretro. È quella che indossava quando giocava a calcio nel "circolino", la formazione dell'Arci Casciana Terme, del campionato amatoriale. Agli amici, il giorno prima della tragedia, Emanuele quasi come se avesse avuto un tragico presentimento, aveva confidato di essere particolarmente legato al suo bilanciere, immancabile compagno degli allenamenti in palestra.
«Se muoio lo voglio con me perché lui sa essere affidabile», aveva detto con quella che oggi appare una tragica ironia.
E chi aveva ascoltato quel desiderio ha voluto realizzarlo come l'ultima volontà di un ragazzo esuberante, con tanti interessi ed affetti.
Il dolore dei genitori è quello dell'intera comunità, ha osservato don Ernesto Testi, parroco all'omelia.
«La morte di una persona giovane suscita tanti interrogativi». Il sacerdote si è riferito agli incidenti che sempre più spesso portano via i ragazzi quando la vita dovrebbe solo loro sorridere.
Il parroco ha invitato a riflettere: Emanuele è morto, a causa di un incidente stradale, alle 3.30 di notte, mentre tornava a casa.
Probabilmente era anche senza cintura. È stato sbalzato nel dirupo, lontano dalla macchina che si era ribaltata ripetutamente, dopo essere finita in una scarpata. «Non è sufficiente chiedersi che senso ha la morte - ha aggiunto il sacerdote - bisogna chiedersi invece qual è il fine della vita, cosa trasmettiamo ai nostri giovani. Ci sono comportamenti che rischiano di distruggere la loro vita. La famiglia a volte può fare ben poco, i modelli della società sono altri, ai giovani si propone una vita sregolata. Ma fino a quando dovremo consolare madri, che perdono i figli in questo modo?».
Un lungo applauso ha salutato il feretro all'uscita dalla chiesa, poi la bara è stata accompagnata verso il cimitero di Parlascio, prima in macchina e nell'ultimo tratto sulle spalle degli amici.
E anche la maglia rossa della sua squadra di calcio amatoriale e il bilanciere erano lì, compagni dell'ultimo viaggio.
S.C.
Una maglia rossa, con le firme e i pensieri degli amici più cari, e un bilanciere accompagnano il feretro. È quella che indossava quando giocava a calcio nel "circolino", la formazione dell'Arci Casciana Terme, del campionato amatoriale. Agli amici, il giorno prima della tragedia, Emanuele quasi come se avesse avuto un tragico presentimento, aveva confidato di essere particolarmente legato al suo bilanciere, immancabile compagno degli allenamenti in palestra.
«Se muoio lo voglio con me perché lui sa essere affidabile», aveva detto con quella che oggi appare una tragica ironia.
E chi aveva ascoltato quel desiderio ha voluto realizzarlo come l'ultima volontà di un ragazzo esuberante, con tanti interessi ed affetti.
Il dolore dei genitori è quello dell'intera comunità, ha osservato don Ernesto Testi, parroco all'omelia.
«La morte di una persona giovane suscita tanti interrogativi». Il sacerdote si è riferito agli incidenti che sempre più spesso portano via i ragazzi quando la vita dovrebbe solo loro sorridere.
Il parroco ha invitato a riflettere: Emanuele è morto, a causa di un incidente stradale, alle 3.30 di notte, mentre tornava a casa.
Probabilmente era anche senza cintura. È stato sbalzato nel dirupo, lontano dalla macchina che si era ribaltata ripetutamente, dopo essere finita in una scarpata. «Non è sufficiente chiedersi che senso ha la morte - ha aggiunto il sacerdote - bisogna chiedersi invece qual è il fine della vita, cosa trasmettiamo ai nostri giovani. Ci sono comportamenti che rischiano di distruggere la loro vita. La famiglia a volte può fare ben poco, i modelli della società sono altri, ai giovani si propone una vita sregolata. Ma fino a quando dovremo consolare madri, che perdono i figli in questo modo?».
Un lungo applauso ha salutato il feretro all'uscita dalla chiesa, poi la bara è stata accompagnata verso il cimitero di Parlascio, prima in macchina e nell'ultimo tratto sulle spalle degli amici.
E anche la maglia rossa della sua squadra di calcio amatoriale e il bilanciere erano lì, compagni dell'ultimo viaggio.
S.C.
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