Il Tirreno

Pontedera

Esce con l'auto del padre e muore

Sabrina Chiellini
Esce con l'auto del padre e muore

Un giro in macchina prima di andare a dormire, dopo una giornata di lavoro e il fine serata con la fidanzata e gli amici di Casciana Terme. Emanuele Sonetti, 22 anni, di Sant'Ermo, a casa non è più tornato

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SANT'ERMO. Un giro in macchina prima di andare a dormire, dopo una giornata di lavoro e il fine serata con la fidanzata e gli amici di Casciana Terme. Emanuele Sonetti, 22 anni, di Sant'Ermo, a casa non è più tornato. La strada si è portata via un'altra giovane vita: Emanuele è morto dopo volo di trenta metri, giù nella scarpata, sulla strada panoramica che collega Colle Montanino a Sant'Ermo.
In un istante tutto è cambiato. Una distrazione, un colpo di sonno o chissà per quale altro motivo, la Volvo V40 condotta dal giovane è impazzita, nella campagna di Ceppato. I segni rimasti sull'asfalto fanno pensare che il conducente abbia sbandato mentre affrontava una semicurva in discesa. Pochi chilometri ancora e sarebbe arrivati a casa.
Ha cercato di riprendere la macchina, invece la Volvo è finita nella corsia opposta e poi giù nella scarpata, ribaltandosi più volte per terminare la sua corsa contro l'argine di una strada sterrata. Di fronte al luogo della tragedia c'è un gruppo di case: il sonno degli abitanti è stato interrotto dal rumore dell'auto impazzita. E hanno dato l'allarme. La telefonata al 118 è arrivata pochi minuti prima delle 3.30. Da quel momento è iniziata la corsa contro il tempo per cercare di salvare la giovane vita. Sono intervenuti i volontari della Croce Rossa di Casciana e quelli della Misericordia di Peccioli con il medico del 118, insieme ai vigili del fuoco di Lari e ai carabinieri. Ma Emanuele non era nell'abitacolo. Era buio e all'inizio i soccorritori hanno penato a capire dov'era il conducente. Lo hanno cercato a lungo e poi trovato a una decina di metri dall'auto, nel campo tra la strada panoramica e quella sterrata dove la Volvo, ormai distrutta, ha terminato la sua corsa. Tutto intorno detriti, fogli bianchi e un giubbotto blu. Emanuele non poteva sentire le voci dei soccorritori, tra i quali c'erano anche volontari che lo conoscevano bene e che difficilmente dimenticheranno quel momento. Il ventiduenne (avrebbe compiuto 23 anni il 6 dicembre) era stato sbalzato dall'abitacolo. I vigili del fuoco lo hanno trovato, con molte fratture e la testa sanguinante, tra l'erba, facendosi luce con i fari e le torce. Un mucchietto di vestiti, inerme. Dopo i primi soccorsi lungo la strada il giovane è stato trasportato al pronto soccorso del Lotti. Inutile ogni tentativo per rianimarlo: all'arrivo all'ospedale era già morto.
Intanto i carabinieri di Lari dovevano concludere il triste rito dei rilievi per ricostruire la dinamica. Fin dall'inizio comunque è stato chiaro che non c'erano altri veicoli coinvolti se non quello in cui ha perso la vita Emanuele.
A quel punto era giorno. Il padre di Emanuele cominciava a chiedersi perché il figlio non era rientrato. Quando ha ricevuto la telefonata dei carabinieri, che lo informavano del grave incidente, ha capito subito che era un giorno diverso da tutti e che non avrebbe più sentito la voce di Emanuele.

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