Sicurezza
Folgorato a 15 anni: una morte ancora senza colpevoli
Tommaso Bonaccorsi (di Pontedera) aveva solo 15 anni quando morì folgorato mentre stava giocando all'esterno di un ristorante a Santa Luce. Sono trascorsi più di sei anni dalla sua morte - la tragedia risale al maggio 2003 - e il processo di primo grado, che si sta svolgendo in tribunale a Pisa, è ancora lontano dalla sentenza
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PONTEDERA. Tommaso Bonaccorsi (di Pontedera) aveva solo 15 anni quando morì folgorato mentre stava giocando all'esterno di un ristorante a Santa Luce. Sono trascorsi più di sei anni dalla sua morte - la tragedia risale al maggio 2003 - e il processo di primo grado, che si sta svolgendo in tribunale a Pisa, è ancora lontano dalla sentenza. Uno strazio senza fine per i genitori, sempre presenti a ogni udienza. Ogni volta che varcano la soglia del tribunale, per loro si acuisce un dolore che mai finirà, anche quando avranno saputo la verità sulla morte del loro figlio. Ma almeno al dolore si accompagnerà la chiarezza su una storia, una morte, che anche a distanza di anni resta assurda. L'ultima volta il processo è stato rinviato di alcuni mesi (cioè a novembre), in quanto uno degli avvocati degli imputati era stato in Messico e non poteva partecipare all'udienza per precauzione, visto l'allarme causato dall'influenza suina.
L'iter del processo per accertare le responsabilità della morte di Tommaso è emblematico delle lentezze della giustizia e di come, negli anni, poco o niente sia stato fatto per evitare certe storture. Burocrazia e cavilli vengono prima di tutto. Anche di una vita spezzata a soli quindici anni. Lo dicono i fatti.
Il processo di primo grado è iniziato a Pontedera, dopo una lunga fase di indagini perizie e controperizie, nel novembre 2006. Udienza aperta e chiusa in tribunale a Pontedera, dove era stato "spedito" il fascicolo. La tragedia avvenne a Santa Luce. Così, alla prima udienza, sia il pubblico ministero che gli avvocati giocarono la carta dell'incompatibilità per territorio. Santa Luce si trova sotto il tribunale di Pisa. Il giudice monocratico al quale era stato assegnato il fascicolo rimandò gli atti al tribunale, perché potesse essere fissata una nuova udienza. Non più nella sede di provincia, ma a Pisa. Per la morte di Tommaso Bonaccorsi sono finiti a giudizio Girolamo Pugliese, di Riparbella, titolare del ristorante "L'Incontro" di Santa Luce, luogo della tragedia. Con il ristoratore sono alle sbarre anche Pier Giorgio Ripellino, residente in provincia di Torino, Luciano Cocchi, di Prato, Paolo Fiochi, di Livorno. Questi ultimi tre sono dipendenti dell'Enel dell'area di Livorno, che secondo la magistratura avrebbero dovuto vigilare sulla linea elettrica che passa ad Acquabona. Quella che ha ucciso Tommaso. Lo studente, infatti, quella sera, giocava con gli amici all'esterno del ristorante quando con il flessibile di una doccia, trovato tra i rifiuti toccò un cavo della corrente. Il terrapieno, su cui si trovava il parcheggio del ristorante, era arrivato, dopo continui riporti di terreno, troppo vicino alla linea elettrica, a meno di un metro e mezzo di distanza, e questo provocò la morte del quindicenne. L'inchiesta ha accertato che c'erano stati ripetuti scarichi di terreno effettuati abusivamente, riducendo così la distanza con i fili della corrente, mentre la normativa parla di una distanza minima di sicurezza di circa 6 metri. Ma tutti gli interrogativi successivi alla tragedia di fatto non hanno avuto risposte. (S.C.)
L'iter del processo per accertare le responsabilità della morte di Tommaso è emblematico delle lentezze della giustizia e di come, negli anni, poco o niente sia stato fatto per evitare certe storture. Burocrazia e cavilli vengono prima di tutto. Anche di una vita spezzata a soli quindici anni. Lo dicono i fatti.
Il processo di primo grado è iniziato a Pontedera, dopo una lunga fase di indagini perizie e controperizie, nel novembre 2006. Udienza aperta e chiusa in tribunale a Pontedera, dove era stato "spedito" il fascicolo. La tragedia avvenne a Santa Luce. Così, alla prima udienza, sia il pubblico ministero che gli avvocati giocarono la carta dell'incompatibilità per territorio. Santa Luce si trova sotto il tribunale di Pisa. Il giudice monocratico al quale era stato assegnato il fascicolo rimandò gli atti al tribunale, perché potesse essere fissata una nuova udienza. Non più nella sede di provincia, ma a Pisa. Per la morte di Tommaso Bonaccorsi sono finiti a giudizio Girolamo Pugliese, di Riparbella, titolare del ristorante "L'Incontro" di Santa Luce, luogo della tragedia. Con il ristoratore sono alle sbarre anche Pier Giorgio Ripellino, residente in provincia di Torino, Luciano Cocchi, di Prato, Paolo Fiochi, di Livorno. Questi ultimi tre sono dipendenti dell'Enel dell'area di Livorno, che secondo la magistratura avrebbero dovuto vigilare sulla linea elettrica che passa ad Acquabona. Quella che ha ucciso Tommaso. Lo studente, infatti, quella sera, giocava con gli amici all'esterno del ristorante quando con il flessibile di una doccia, trovato tra i rifiuti toccò un cavo della corrente. Il terrapieno, su cui si trovava il parcheggio del ristorante, era arrivato, dopo continui riporti di terreno, troppo vicino alla linea elettrica, a meno di un metro e mezzo di distanza, e questo provocò la morte del quindicenne. L'inchiesta ha accertato che c'erano stati ripetuti scarichi di terreno effettuati abusivamente, riducendo così la distanza con i fili della corrente, mentre la normativa parla di una distanza minima di sicurezza di circa 6 metri. Ma tutti gli interrogativi successivi alla tragedia di fatto non hanno avuto risposte. (S.C.)
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