Il Tirreno

Pontedera

Uno su 4 “licenziato” con 9 di media. I presidi: esperienza positiva. Protesta qualche genitore

Brava da lode, già a 13 anni

Paola Silvi
Un gruppo di studenti delle scuole medie alle prese con gli esami di terza
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Un gruppo di studenti delle scuole medie alle prese con gli esami di terza

Sarà ricordato come l'anno della rivincita dei voti. Del sei, del sette, dell'otto e in alcuni casi, dei nove e dei dieci. Niente più "buono", "distinto" oppure "ottimo". Voti numerici, non giudizi. E, alla fine, il risultato che hanno ottenuto i ragazzi (253, come diciamo nella scheda qui a fianco), è ritenuto un successo.

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PONTEDERA. Sarà ricordato come l'anno della rivincita dei voti. Del sei, del sette, dell'otto e in alcuni casi, dei nove e dei dieci. Niente più "buono", "distinto" oppure "ottimo". Voti numerici, non giudizi. E, alla fine, il risultato che hanno ottenuto i ragazzi (253, come diciamo nella scheda qui a fianco), è ritenuto un successo.
Così lo commenta con orgoglio la vice-preside della Curtatone, Gabriella Gronchi: «I ragazzi hanno confermato in sede di esame il buon andamento tenuto durante il triennio e i verdetti non sono che la giusta conclusione del cammino».
In effetti, la percentuale di eccellenza è alta. Circa il 25% degli alunni della Curtatone è stato promosso con 9 o con 10 e alle medie Pacinotti in 15 hanno preso 9, in 6 dieci e una bambina ha firmato la sua carriera tra i banchi con un 10 e lode finale. Nessuna sorpresa dunque neppure per quanto riguarda il giudizio tradotto in voto.
«Abbiamo avuto il tempo di abituarli ai numeri», continua Gronchi.
«Già le verifiche e le pagelle dei quadrimestri erano con i voti e già questi voti erano stati più volte sostituiti e spiegati con giudizi fatti di parole».
Ma che la valutazione in numeri rischi di porre un accento troppo forte sul confronto, è una preoccupazione che non ha mai lasciato i genitori e che continua a serpeggiare anche davanti ai tabelloni conclusivi.
«Capisco che oggi ci sia una selezione in tutto - dice un padre mentre scruta il risultato della figlia nel foglio appeso alla vetrata - ma non so quanto sia giusto spronare i giovani alla competizione, fin da subito, alle elementari e poi alle medie, facendoli andare a scuola con la paura di non riuscire, del 4 o del 5».
«Il rischio - aggiunge poi una mamma - è che l'unica finalità diventi raggiungere l'agognata sufficienza e così si distacchino. A scuola invece si va per crescere».
Il problema di fondo però per Liliana Canovai, dirigente scolastica del Pacinotti, non è l'alternanza tra numeri e giudizi ma i criteri di valutazione.
«Abbiamo individuato in collegio - spiega - i criteri di partenza per giudicare gli esami. Abbiamo assegnato un valore proporzionale a ciascuna prova, compresa quella dell'Invalsi. Ai genitori, poco prima della fine dell'anno scolastico, è stato consegnato anche una sorta di vademecum con spiegate le indicazioni di giudizio precedenti alla trasposizione in voto. L'obiettivo per noi è sempre stato quello di capire quanto hanno appreso i ragazzi, al di là del risultato».

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