Sicurezza
pontedera
Contenzioso ferma i lavori
Manolo Morandini
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L’area interessata dal cantiere su via AmendolaIl Comune è in causa con la proprietà perché i terreni sono inquinati e servono delle bonifiche
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PONTEDERA. Cantiere chiuso e causa in corso. Tra via Amendola e la Tosco Romagnola servirà del tempo prima che le case di edilizia popolare possano prendere il posto delle erbacce. A blocare i costruttori e spingere Palazzo Stefanelli sulle vie legali è la mancata bonifica dell'area su cui insisteva un deposito di prodotti petroliferi e più recentemente un'azienda di rottamazione.
La questione scotta e il sindaco Simone Millozzi fa appello a tutta la prudenza del caso per non agitare le acque di una vicenda che stenta a trovare una soluzione. «C'è un contenzioso aperto con gli ex proprietari dell'area - conferma Millozzi - Il terreno c'è stato ceduto senza che fossero fatte le necessarie opere di bonifica. Siamo in causa e purtroppo passerà un po' di tempo prima di riuscire a venirne a capo».
I tempi si allungano e di parecchio. Le analisi dell'Arpat avrebbero confermato la necessità di bonificare il suolo. Sotto erbacce e detriti c'è un terreno inquinato. Appena aperti i cantieri nel 2007 i costruttori e gli amministratori comunali si sono trovati davanti all'inghippo. Sotto una platea di cemento è stato trovato del liquido e i carotaggi hanno confermato la necessità di interventi di bonifica dei materiali che le analisi hanno confermato essere inquinanti. E ciò nonostante all'epoca dell'acquisto dei terreni un'autocertificazione delle proprietà garantisse che l'area si trovava in uno stato di piena disponibilità.
Tra i nodi da sciogliere oltre alla caratterizzazione degli inquinanti ci sono quelli della redazione di un piano di bonifica e della sua attuazione. Tutte opere che richiedono tempo e soldi. Tra gli obiettivi dell'intervento c'è anche quello di eliminare il dislivello di circa un metro tra l'area di via Amendola e quelle intorno.
Un inghippo da non poco. Della questione si era fatto carico personalemente l'allora sindaco Paolo Marconcini. «Ci fu assicurato più volte che tutto era in perfetto ordine, che non avremmo incontrato alcun problema» spiegava all'epoca del fermo del cantiere. E aggiungeva: «Abbiamo cercato di non perdere troppo tempo chiedendo la collaborazione delle aziende che prima del nostro acquisto avevano operato sull'area. Ci sono state date delle assicurazioni verbali, ma poi non ci sono state nei fatti».
Con l'erba cresce l'attesa e il costo delle operazioni. Il Comune aveva acquistato quelle aree per un intervento di edilizia popolare, da mettere su piazza a prezzi inferiori a quelli che normalmente vengono praticati. Un'offerta calmierata con un occhio alle giovani coppie. Neppure le opere di urbanizzazione sono state avviate.
La questione scotta e il sindaco Simone Millozzi fa appello a tutta la prudenza del caso per non agitare le acque di una vicenda che stenta a trovare una soluzione. «C'è un contenzioso aperto con gli ex proprietari dell'area - conferma Millozzi - Il terreno c'è stato ceduto senza che fossero fatte le necessarie opere di bonifica. Siamo in causa e purtroppo passerà un po' di tempo prima di riuscire a venirne a capo».
I tempi si allungano e di parecchio. Le analisi dell'Arpat avrebbero confermato la necessità di bonificare il suolo. Sotto erbacce e detriti c'è un terreno inquinato. Appena aperti i cantieri nel 2007 i costruttori e gli amministratori comunali si sono trovati davanti all'inghippo. Sotto una platea di cemento è stato trovato del liquido e i carotaggi hanno confermato la necessità di interventi di bonifica dei materiali che le analisi hanno confermato essere inquinanti. E ciò nonostante all'epoca dell'acquisto dei terreni un'autocertificazione delle proprietà garantisse che l'area si trovava in uno stato di piena disponibilità.
Tra i nodi da sciogliere oltre alla caratterizzazione degli inquinanti ci sono quelli della redazione di un piano di bonifica e della sua attuazione. Tutte opere che richiedono tempo e soldi. Tra gli obiettivi dell'intervento c'è anche quello di eliminare il dislivello di circa un metro tra l'area di via Amendola e quelle intorno.
Un inghippo da non poco. Della questione si era fatto carico personalemente l'allora sindaco Paolo Marconcini. «Ci fu assicurato più volte che tutto era in perfetto ordine, che non avremmo incontrato alcun problema» spiegava all'epoca del fermo del cantiere. E aggiungeva: «Abbiamo cercato di non perdere troppo tempo chiedendo la collaborazione delle aziende che prima del nostro acquisto avevano operato sull'area. Ci sono state date delle assicurazioni verbali, ma poi non ci sono state nei fatti».
Con l'erba cresce l'attesa e il costo delle operazioni. Il Comune aveva acquistato quelle aree per un intervento di edilizia popolare, da mettere su piazza a prezzi inferiori a quelli che normalmente vengono praticati. Un'offerta calmierata con un occhio alle giovani coppie. Neppure le opere di urbanizzazione sono state avviate.
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