Il Tirreno

Pontedera

Pontedera

Mian: Pisa, qualcosa per te farò

Antonio Scuglia

«Se ci saranno i presupposti non ci tireremo indietro»

4 MINUTI DI LETTURA





PISA. Nella lunga e amara crisi del Pisa potremmo essere ad un punto di svolta. Uno di quelli che alla fine risultano definitivi, un vero paracadute in un momento in cui tutto sembra andare male.
È ancora presto per parlare di ufficialità, ma gli incontri con le istituzioni e le lunghe richieste di una serie eterogenea di tifosi sembrano aver fatto breccia nel vecchio presidente del Pisa Maurizio Mian. Il quale avrebbe dato una disponibilità di massima ad intervenire in prima persona se alla fine Pomponi dovesse riuscire ad iscrivere la squadra ma non a fronteggiare la prossima onerosissima stagione. Tutto naturalmente a condizione, come ha specificato nei giorni scorsi il sindaco Filippeschi, che il Comune, garante morale e politico dell'operazione, abbia presto a disposizione in modo chiaro ed inequivocabile tutti i conti della società. Il dottor Mian non fa ammissioni dirette, ma risponde alla domanda del cronista: «In questi giorni ci sono stati degli incontri e delle richieste, il mio affetto per il Pisa come sapete non è mai diminuito anche quando io e mia madre Gabriella Gentili abbiamo lasciato la presidenza della società, e quindi, se ci saranno i presupposti necessari, non ci tireremo indietro a quello che in una situazione di crisi altrimenti insanabile diventerebbe un dovere nostro come magari di altre persone».
La risposta va ovviamente spiegata. Il presidente Pomponi la settimana scorsa ha contattato Maurizio Mian e Gabriella Gentili, tramite il segretario generale Bruno Sabatini. Lo ha detto lo stesso Pomponi. E Mian non nega questo contatto. Però da quella richiesta non sono arrivati effetti immediati. Anche e soprattutto perché Mian non aveva e non ha nessuna voglia né di imporre la propria presenza, né di cacciarsi in una nuova avventura onerosa e pericolosa senza nemmeno quali i conti economici. Ma il vero punto nodale, a quanto pare, è costituito dalla volontà delle istituzioni e dagli umori del pubblico. Mian infatti lasciò quattro anni fa il Pisa a Covarelli, praticamente regalando la società (il prezzo di vendita fu addirittura inferiore ai crediti vantati dalla società e dal contante che si trovava in cassa) nel momento in cui gli sembrava chiaro che la tifoseria non accettasse più il suo progetto, iniziato quasi trionfalmente il primo anno con il raggiungimento della finale per la serie B, e continuato nei due successivi con stagioni senza grossi acuti anche se senza rischi di alcun tipo.
Lasciò una società sanissima, solidissima, ma la maggior parte dei suoi impegni e dei suoi desideri furono frustrati. E in epoche successive non aveva mai accettato di tornare in campo. Anche se, in concomitanza della crisi dell'anno scorso, dopo molte richieste, aveva dato una sua disponibilità per un eventuale aiuto economico. Cosa che ha ribadito anche nelle settimane scorse. I colloqui però sono andati avanti, le richieste sono diventate molto pressanti. E qui Mian apre un nuovo inciso: «Non posso che stimare favorevolmente il lavoro fatto in questa circostanza dall'amministrazione comunale, che si è mossa in modo sobrio ma concreto».
Nei giorni scorsi la situazione del Pisa Calcio, per quanto sempre drammatica, sembra diventata meno nebulosa.
L'avvicinamento al tecnico Piero Braglia, la volontà dei tifosi di provare a ricreare una situazione di larga condizione, e la disponibilità di Pomponi di mettere a nudo i conti della società, avrebbero riaperto un varco che sembrava chiuso. Mian, come dicevamo, non vuole trarre conclusioni affrettate dalla situazione attuale, e non si candida ufficialmente come nuovo presidente del Pisa Calcio, ma le sue dichiarazioni sono quanto di più apprezzabile in termini di disponibilità si possa pensare in questo momento: «Credo che ci siano dei passaggi necessari che non possono dipendere da noi. La posizione mia e della mia famiglia in questo momento non può che essere quella di seguire l'evoluzione degli eventi. Chiaramente una disponibilità di massima ad assumerci degli impegni non possiamo negarla alle istituzioni ed ai tifosi».
Mian, fra l'altro, da tifoso aveva seguito con preoccupazione le vicende della squadra nelle ultime giornate e in particolare nell'ultima partita. «Nella giornata che ha sancito la nostra retrocessione, il punto terribile per me non fu tanto il goal di Zambella che ci condannò matematicamente quanto, pochi minuti prima, il sorpasso dell'Ancona contro l'Albinoleffe e soprattutto la gioia irrefrenabile dei giocatori dorici che pure in quel momento, eravamo nel recupero delle partite, erano condannati dalla matematica. Esultarono quasi come se avessero previsto, con una sfera magica, che cosa sarebbe successo anche negli altri campi, ovvero all'Arena. I fatti hanno dato ragione alla loro esultanza, perché prima sono arrivati ai play-out grazie alla nostra incredibile sconfitta, e sabato infine hanno raggiunto una sudatissima salvezza». Non si può dire che Mian non sia stato nell'occasione un buon profeta, anche se di malavoglia.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa