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«Non ricordo nulla, neppure gli spari...»

Di spalle la moglie del vigilantes aggredito mentre entra al pronto soccorso del Lotti
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Di spalle la moglie del vigilantes aggredito mentre entra al pronto soccorso del Lotti

«Erano in quattro tutti incappucciati» Dopo avergli rubato la pistola e un plico coi soldi, lo hanno legato e rinchiuso

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PONTEDERA. «Ricordo poco o nulla. Neppure di aver sentito gli spari». Così ha raccontato la sua disavventura, ai carabinieri prima e alla moglie Anna dopo, Gianluca Silvestrini, il vigilante di 43 anni, residente a Legoli, frazione di Peccioli, dipendente dell'azienda Securpol di Pomarance, che è stato rapinato e rinchiuso nel bagagliaio di un'auto, ieri mattina lungo la circonvallazione nuova di Ponsacco. «Ho visto - ha continuato a raccontare ai carabinieri che lo avevano liberato dal vano posteriore della Lancia Thema - l'auto che si affiancava e che ha cominciato a speronarmi. Erano in quattro. QUando sono scesi si son oimpossessati della pistola e dei valori che c'erano nella vettura. Poi mi hanno legato e mi hanno messo nella bauliera».
Degli spari, proprio, Gianluca Silvestrini non ricorda nulla. Ma, secondo i testimoni, devono essere stati tre o quattro. Tutti indirizzati alla ruota anteriore sinistra. Quella al lato del guidatore. «Erano incappucciati», ha proseguito la guardia giurata nel suo racconto. Ma non ha saputo dire se erano italiani o stranieri.
Meridionali, forse. Su questo stanno indagando i carabinieri della compagnia di Pontedera insieme con i colleghi del nucleo investigativo di Pisa. È stata la testimonianza di una coppia che ha visto la scena, a permettere il ritrovamento dell'auto all'interno della quale era chiuso il vigilante.
I quattro malviventi l'avevano lasciata lungo via delle Melorie, a Perignano di Lari, proprio davanti al civico 107. Tre o quattro chilometri più lontano dal luogo dov'è avvenuto il primo contatto e la rapina.
Lo avevano legato, mani dietro la schiena, con una corda. A fatica l'avevano messo dentro. Gianluca è alto quasi due metri; cento chili di peso.
«Aveva - racconta la cognata, accorsa con la moglie e la suocera di Gianluca Silvestrini all'ospedale Lotti - avuto un incidente poco tempo fa. Ancora avvertiva i dolori. Dev'essere stato difficile rinchiuderlo in bauliera».
Quando i carabinieri lo hanno liberato, era in stato confusionale. Non ricordava granché di quel che gli era successo. Lo hanno portato all'ospedale per una visita generale. Qualche problema a un braccio; niente di particolare. I medici gli hanno detto che ne avrà per un paio di settimane.

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di Redazione Pisa