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Pontedera

Vedo queste tragedie e rivivo la mia. Ragazzi, mi raccomando: non bevete

Vedo queste tragedie e rivivo la mia. Ragazzi, mi raccomando: non bevete

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CASCINA. Luca Trobbiani è morto in aprile a soli 16 anni dopo un incidente stradale, a pochi chilometri da casa. Oggi sua madre, Patrizia, compie 48 anni; ha perso l'unico figlio, non riceverà gli auguri a cui teneva di più.
 Erano le nove di sera a San Benedetto a Settimo, vicino a Pisa. Lo scooter del ragazzino si scontrò con quello condotto da un trentenne di Cascina, poi indagato per omicidio colposo e per guida sotto l'effetto di alcol e droghe. Dieci lunghi mesi separano Patrizia e il marito Piero dalla sera in cui la morte è entrata nelle loro esistenze. Impossibile darsi pace, difficile credere che possa esserci giustizia.
 «Il conducente dell'altro scooter è stato indagato per omicidio colposo - afferma la madre di Luca - per me, al di là di cosa dicono le leggi, dovremmo parlare di omicidio quando negli incidenti vengono coinvolte persone che hanno bevuto o hanno assunto sostanze stupefacenti. Invece andrà a finire con un patteggiamento».
 Operaia alla Piaggio, Patrizia, dallo scorso aprile, vive nella disperazione. «Non ci sono parole per descrivere il dolore di una madre che si vede strappare un figlio a sedici anni - continua Patrizia - Non credo che nessuno lo possa immaginare, solo chi ha provato può capire. Per chi resta è uno strazio continuo. All'inizio credevo di non farcela a sopravvivere. Chi dice che il tempo aiuta non sempre ha ragione. Ogni giorno che passa è peggio».
 Poche settimane fa a Luca è stata intitolata un'aula dell'Itis Marconi di Pontedera, la scuola che frequentava. Patrizia e Piero erano presenti, hanno accolto positivamente l'idea dell'istituto di lasciare un ricordo duraturo del ragazzo. «È un incubo - ripete Patrizia - e non solo perché ti muore un figlio. Luca era un ragazzino eccezionale, pulito, con la testa sulle spalle. Pochi giorni prima dell'incidente era morto un giovane dopo un rave party. La notizia lo aveva colpito, si interrogava sul dolore dei genitori di quel ragazzo. Luca era prudente, non saliva sul motorino senza casco. E il destino me lo ha portato via lo stesso».
 Per le famiglie delle vittime di incidenti stradali in cui sono coinvolti conducenti ubriachi o drogati è ancora più difficile accettare la realtà. «Sapere che il conducente dell'altro scooter va in giro, va a ballare, continua a fare le cose di sempre accresce la nostra amarezza. Domani (oggi, ndr) è il mio compleanno e io non ho più Luca, che era sempre il primo a farmi gli auguri. Con mio marito siamo rimasti molto uniti ma le relazioni affettive sono molto più difficili, si rompe qualcosa dentro. Mio figlio è sempre nei miei pensieri. Un figlio lo sogni, lo piangi, ti disperi. Quando vedo o leggo di ragazzi morti come il mio non posso fare a meno di pensare al dolore dei genitori. Delle mamme».
 A primavera ci sarà l'udienza preliminare per decidere del rinvio a giudizio del conducente dello scooter con cui si è scontrato Luca. «Dal processo - continua Patrizia - non mi aspetto alcunché. Ci sarebbe da arrabbiarsi all'infinito pensando alla giustizia che non c'è. Spero tanto che cambino le leggi, spero in un giudice equo che riesca a condannarlo per quello che ha fatto. Luca non meritava di morire così. Da quel giorno è stato un calvario».
 Ai ragazzi che si mettono alla guida dopo una notte di alcol e droga cosa potrebbe dire una mamma disperata? «Bisognerebbe insistere su questi temi e fare capire ai giovani che non mettono a rischio solo la propria vita. Che possono fare del male agli altri, alle famiglie. C'è una lettera-video su YouTube che dovrebbe diventare un manifesto. Si intitola "Non bere&non guidare, addio mamma". Guardate quel video, capirete qualcosa di più. Il punto è uno solo e non va dimenticato: quando ti muore un figlio, muori con lui anche se resti in vita».
Sabrina Chiellini

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