Il Tirreno

Pontedera

In mano agli usurai perché la pensione ritarda

In molti si rivolgono ai centri della Misericordia. Che non possono aiutare

4 MINUTI DI LETTURA





PONTEDERA. La povertà e le difficoltà economiche offrono anche facce nuove, quasi inaspettate. Lo sanno bene nei centri anti usura che operano in Valdera. Si chiede aiuto quando non si riesce a far fronte alla rata del mutuo per la casa, alle bollette dei pagamenti, a quelle delle utenze. Poi ci sono le separazioni coniugali a mettere in crisi economica le famiglie. C’è il rischio - a dire il vero, sempre più frequente - di poter finire in mano a gente senza scrupoli, in grado di dare un aiuto per averne un sostanzioso tornaconto. Usurai, insomma. Ecco perché è nata la rete di sostegno, i centri che danno una mano a non cadere nelle mani degli strozzini. Da un po’ di tempo a quegli sportelli si rivolgono anche persone che hanno appena raggiunto la sospirata pensione e che, però, non sanno come affrontare il quotidiano. Il motivo? Sempre più spesso le aziende, in crisi, prendono tempo per versare il Trf, la liquidazione. Chiedono ai dipendendti di avere pazienza, di aspettare un po’. E per istruire la pratica per la pensione passano alcuni mesi. Nel migliore dei casi tre o quattro. A volte anche di più. Così, dopo una vita lavorativa, scandita da salari e stipendi che arrivavano in date fisse, il neopensionato si trova in difficoltà. E chiede aiuto.

«Che però - spiega il responsabile del centro antiusura della Misericordia di Pontedera, Paolo Giusti - non possiamo dare: perché non c’è nelle regole, questa possibilità. I fondi che ministero e Regione Toscana mettono a disposizione, sono destinati a persone che hanno altri tipi di problemi. Questo non c’è. Eppure la domanda di aiuto è crescente. Al punto che abbiamo deciso di chiedere una modifica delle regole». A breve si riuniranno gli stati generali di questa struttura per avanzare la richiesta, alla regione e al Ministero, di inserire nelle regole per la elargizione degli aiuti, anche queste nuove tipologie di difficoltà. D’altra parte il ricorso ai centri di prevenzione è in continua crescita. Anche se un bilancio sarà possibile solo alla fine dell’anno, a oggi è aumentato il numero delle persone che si sono rivolte al centro. Sono 68 le persone che hanno chiesto aiuto, con debiti per oltre 4 milioni di euro, e finanziamenti attivati per 550mila euro. Il resoconto dell’attività del centro anti usura è stato presentato in Comune prima dell’estate, alla presenza dell’assessore al sociale di Pontedera, Renato Lemmi, che è anche presidente della società della salute della Valdera.

«I casi segnalati dai servizi al centro di ascolto - spiegava Lemmi - sono stati una ventina, alcuni da Pontedera, altri da Peccioli, Terricciola, Ponsacco, Bientina e Buti. Questo sta a dimostrare che c’è un collegamento stabile con i servizi territoriali». Il centro della Misericordia hauna propria attività istituzionale, portata avanti, da nove anni, da un gruppo di volontari, in maggior parte ex bancari ora in pensione. Paolo Giusti, coordinatore del centro di ascolto di Pontedera, Aldo Silvi, governatore della Misericordia, Gastone Tamberi e Mario Barnini (entrambi volontari del centro di prevenzione) hanno fatto il punto dell’attività svolta dalla struttura di Pontedera che fa parte della rete della Fondazione toscana per la prevenzione dell’usura. Che nel 2007 ha erogato 150 finanziamenti per oltre 9.000.000 di euro + 25% rispetto all’anno precedente. Da inizio attività (anno 1998) la Fondazione ha erogato oltre 1.200 finanziamenti per oltre 36.000.000 di euro. Il centro di ascolto e comitato prevenzione usura di Pontedera nel 2007 hanno assistito 80 persone (privati, dipendenti e pensionati sono il 75%, aziende e autonomi il 25%) che avevano debiti per circa 5.000.000 di euro.

I finanziamenti che sono stati possibili ammontano a circa 750.000 euro concessi ai sensi della legge 108/96. Negli ultimi tempi a mettere in crisi famiglie e imprese sono anche le notifiche di Equitalia., l’azienda che fa capo all’Agenzia delle Entrate e che si occupa di incassare, anche in modo coatto, le bollette per le utenze, non pagate alla naturale scadenza. I disagi economici arrivano anche dopo una separazione (le utenze raddoppiamo, ma non succede altrettanto per le fonti di reddito) o a causa del lavoro precario.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web