Stefano Marinari racconta le sue esperienze di volo
Se vivete in un paese della Valdera, non avete mai volato e da anni vi chiedete che effetto fa osservare la propria casa dall'alto, le foto di Stefano Marinari sono quello che vi serve per avere una risposta: provate a sfogliare i suoi scatti, è molto probabile che riusciate a trovare un'immagine d'alta quota (ma non tanto alta da non vedere con chiarezza ogni particolare) del posto in cui abitate. Con questa prima fotogallery iniziamo il nostro viaggio per i cieli della Toscana. Viaggio al quale vi chiediamo di partecipare, inviando i vostri scatti al sito http://www.iltirreno.it/.
Ovviamente, non occorre essere fotografi professionisti. Stefano, ad esempio, non lo è. Lui, pontederese, lavora per il Comune della città in cui è nato e tuttora vive. «La fotografia, quindi, è più che altro un hobby», racconta. Amici e parenti, però, tutte le volte che possono, lo coinvolgono in veste di fotografo. Lui volentieri si concede, visto che impugnare la digitale e scattare lo rende felice. Spesso il suo obiettivo racconta eventi e manifestazioni. Tra le foto che compaiono sul sito del Comune di Pontedera, http://www.comune.pontedera.pi.it/, ci sono anche le sue. «Con la fotografia ho iniziato una decina d'anni fa. C'era un circolo fotografico di Castelfranco che organizzava un corso. Fu mia moglie ad avere l'idea, ci iscrivemmo entrambi: se oggi continuo a riempire d'immagini album e pc, è grazie a lei. Sono partito con l'analogico, poi sono passato al digitale. Ricordo ancora qualche amico "purista" che diceva "ma lasciale perdere quelle macchine senza rullino, vedrai che il digitale è una moda passeggera, sicuramente andrà a sparire, la pellicola è troppo superiore". Per certi versi è vero, ma il digitale ha vinto perché è più comodo, pratico e veloce». La passione per il volo, invece, si colloca molto più indietro nel tempo. Risale «a quando ero bimbo. Avrò avuto sì e no dieci anni - oggi Stefano ne ha 43 - coi miei andavo al campo di Tassignano, in provincia di Lucca. I miei voli, all'inizio, partivano tutti da quella pista. Bastò il primo, a folgorarmi. Fu subito amore. Per diversi anni ho continuato a pensare che di mestiere avrei voluto fare il pilota di linea... sai, uno di quei sogni che si fanno da ragazzi».
Il bello è che il sogno è tuttora intatto. Un giorno, Stefano sarà un pilota. Non di linea, ovviamente. Di ultraleggeri, magari. Ma, in fondo, che importa? Ciò che conta, dice, è avere una cloche tra le mani e guardare la terra dall'alto: «Certo che lo farò. Presto o tardi lo prenderò, un brevetto. Perché proprio non si possono raccontare, le emozioni che si provano lassù. Si sale, e si scopre che quello stesso territorio che conosci da una vita e che da una vita giri in lungo e in largo ha anche un altro volto. Che dal basso non puoi vedere, perché si nasconde. È un volto fatto soprattutto di geometrie, di disegni. Le differenze di colori, il verde dei boschi, il rosso dei tetti, le tonalità dei vari tipi di terreno, i contorni tracciati dalle strade: tutto questo si articola in un insieme unico, dal quale saltano fuori, di volta in volta, forme e simboli che richiamano figure ben precise, a volte umane, a volte di animali, o anche di strani oggetti. Una specie di magico quadro astratto in cui l'occhio, a seconda della luce e della posizione, ha l'impressione di poter trovare sempre ciò che cerca. Puoi immaginartelo, certo, quel volto; ma osservarlo coi propri occhi è un'altra cosa». Fino ad oggi, le sue foto aeree le ha scattate da passeggero. Volando su deltaplani, ultraleggeri, elicotteri. Gran parte delle immagini che vedete le ha fatte decollando dalla pista dell'aviosuperficie "Valdera" di Capannoli.
Qualche consiglio a chi volesse cimentarsi con la fotografia d'alta quota: «Come prima cosa, direi che è importante avere un obiettivo che permetta di abbracciare una superficie d'inquadratura abbastanza ampia. Un grandangolo, ad esempio, o qualcosa di analogo. L'ideale è salire con due macchine, una col grandangolo (per riprendere i paesaggi) e l'altra col teleobiettivo (per i particolari). È anche importante scegliere tempi di scatto abbastanza alti, diciamo da 5 centesimi in su, in modo da evitare foto mosse. Se si viaggia su un aereo, è importante sceglierlo con ala superiore: quella inferiore, per l'obiettivo, rappresenta un ostacolo che è meglio evitare. La cosa più importante di tutte è, come del resto per ogni tipo di foto, cercare la luce giusta: il mio consiglio è di volare o di mattina presto o nel tardo pomeriggio; il mezzogiorno è meglio evitarlo, i raggi del sole arrivano perpendicolari al suolo e la foto tende a perdere di nitidezza a causa del riverbero. Per avere dei contorni ben definiti la luce ideale è quella radente».
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