Il Tirreno

Pontedera

La Valdera si trasforma in Senegal

Il livornese Andrea Ermini e la sua band hanno aperto il concerto (foto Silvi)
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Il livornese Andrea Ermini e la sua band hanno aperto il concerto (foto Silvi)

Una grande festa per il concerto del cantante senegalese Youssou N'Dour, autentica star africana. E la comunità senegalese della Valdera si è ritrovata allo stadio per seguire il suo concerto. Una festa di popolo anche se forse meno affollata di quanto si aspettavano gli organizzatori. Il concerto è stato aperto dall'esibizione di Andrea Ermini, musicista livornese, grande conoscitore del Senegal.

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PONTEDERA. Doudou arriva da Monteriggioni. In treno. Lavora lì in una casa-vacanza della parrocchia. Alla stazione chiede del campo sportivo. Sono da poco passate le 16,30. Dice: «Ho letto che i cancelli aprono alle 17, non posso arrivare tardi».
 Per strada incontra altri senegalesi. Un sorriso, qualche parola nella loro lingua. Non li conosce. Ma per una sera sono tutti fratelli. Davanti allo stadio, quando gli organizzatori decidono di aprire i cancelli c'è già una piccola folla. Sono le venti, la macchina è un po' in ritardo. La gente ne ha approfittato, salutando vecchi amici, nel piazzale dello stadio di Pontedera. O conoscendone di nuovi. Uno spicchio d'Africa, per una sera, si è trasferito in Valdera, con i suoi colori, con la sua allegria. Fra un po' anche con la sua musica.
 Si mettono in fila, ordinatamente, quando i cancelli vengono spalancati. E ordinatamente vanno sul prato, davanti al palco. Cercano i posti migliori per questo che ritengono un concerto unico. A dire il vero non c'è troppa gente. Forse gli organizzatori si aspettavano di più. Ma chissà - il prezzo del biglietto, una promozione non proprio martellante o il fatto che siamo in piena estate - devono aver fatto la differenza.
 «Youssou non fa tanti concerti - dice uno di loro, appena entrato sul prato del campo sportivo - In Italia poi, viene di rado. E, la scelta di Pontedera, è in nostro onore, di tutti i senegalesi della Toscana».
 Che, è davvero rappresentata: arrivano da Siena, da Firenze, da Pisa. C'è anche un gruppo di Lucca. E tanti da Poggibonsi. «Vengo da Monteroni d'Arbia - racconta Momo - ho portato qui le mie figlie, sono piccole, ma voglio che sentano un po' di musica della nostra terra». Poi consegna a un amico la piccola macchinetta fotografica. «Ti prego scatta una foto - gli dice - voglio avere questo momento tra i ricordi».
 Ci sono soprattutto famiglie, bambini, donne nei loro abiti sgargianti, giovani. Ancora un po' di tempo per fare amicizie. Sul palco, intanto, scalda l'ambiente il musicista livornese Andrea Ermini, poi, l'evento tanto atteso: sono le 21,30. Poche parole di presentazione. Non serve. Semmai una raccomandazione, non si può filmare, né registrare. Qualcuno protesta. Ma per poco. Quando Youssou arriva sul palco, quando la sua musica sale, tutto cambia.
 I ritmi avvolgono gli spettatori. E li coinvolgono: non c'è un solo senegalese presente allo stadio che non si muova, che non agiti le mani o che non accenni almeno a una strofa di qualcuna delle canzoni che Youssou ha preparato per i suoi connazionali. Già, perché lo spettacolo, come loro si aspettavano, è davvero un dialogo con il cantante.
 Sono pochi, è vero. Forse si aspettavano più persone. Ma il calore non manca, l'intensità neppure: ballano cantano, mettono in mostra tutta la loro allegria. E, per una volta, forse, si sentono a casa, anche se in realtà, i chilometri che li dividono dalla loro terra sono davvero tanti.

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