Gioco
Cambierà volto il castello che domina la valle del Fosci
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VOLTERRA. Luppiano, suggestivo castello medioevale immerso nella campagna volterrana. Da poco oggetto di ristrutturazioni che ne cambierebbero i connotati storici e architettonici. Sono stati parzialmente sostituiti, rimuovendo le vecchie pietre, i paramenti murari esterni della torre. Che è stata ricostruita più alta di sei - otto metri. Secondo alcuni è a rischio l’identità stessa dell’antico nucleo. Arrivando da Volterra verso Colle, in prossimità di Spicchiaiola, una strada sterrata scende sinuosa sulla destra. A quel punto, abbandonato il mezzo, ci si può inoltrare in uno degli angoli più fascinosi e incontaminati della campagna toscana. In un ambiente che conserva molti tratti dell’antico paesaggio agrario volterrano, il percorso, segnalato anche dalle guide ufficiali, si dipana tra morbide colline e fantastici calanchi. All’improvviso si scorge il castello. La piccola struttura difensiva si erge su uno sperone roccioso che domina l’intera vallata del torrente Fosci. Sorto attorno al Xº secolo, è probabilmente il più antico fra quelli documentati nel Volterrano. Ebbe funzione di vedetta e scolta avanzata nel medioevo.
Sorto in un luogo già frequentato dagli etruschi, come testimoniano i resti di strutture rinvenuti nelle mura esterne, è ancora in buono stato nella sua configurazione architettonica, sebbene a lungo disabitato. Oltre un arco merlato di fianco alla torre, che un tempo sorvegliava l’ingresso della piccola rocca, si accede in un cortile su cui si affacciano gli edifici residenziali di tipica e movimentata architettura castellana: scale con tettoie, ripostigli, cucine e stalle si aprono ancora oggi sul cortile, sebbene portino evidenti i segni del tempo. Tutti gli edifici sono in pietra, con poche sovrastrutture in mattoni. Solo verso nord-ovest la cinta muraria è parzialmente rovinata: per il resto mostra la sua solida funzionalità, a strapiombo sul Fosci. Nel 1302 la località figura con chiesa parrocchiale, nel contesto del piviere di Pignano. L’antica dimora ebbe diversi proprietari fra i quali i Maffei, che vi ospitarono, come nelle altre loro proprietà, Salvator Rosa. Il castello, pur avendo subito modificazioni nei secoli, ancora due anni fa si trovava in buono stato di conservazione. Oggi la struttura è interessata da pesanti ristrutturazioni, decise dall’attuale proprietà.
La torre, adiacente all’arco di ingresso alla struttura, appare molto più alta rispetto al recente passato. I paramenti murari esterni parzialmente sostituiti con pietra di Firenzuola, lavorata nei paesi dell’Est. Abbozzate anche, nel corpus della torre, finestre - feritoie “a bottiglia” per completare il rifacimento. “Se così facilmente si è potuto modificare l’esterno non è difficile immaginare cosa stia succedendo con gli spazi e i volumi interni” dice un contadino della zona. La Sovrintendenza, il cui dirigente attuale è stato nominato solo da poco, avrebbe dato già da un anno l’autorizzazione a procedere. Dubbi emergono però sull’interpretazione che viene fatta del nucleo rurale storico di Luppiano. Il piano regolatore urbanistico “Samonà” parlava di necessità per Luppiano di solo restauro conservativo. Ma qua la torre è stata alzata di metri, alterando il profilo conosciuto. Il sito inoltre risulterebbe vincolato ai sensi della legge 1089 per la tutela dei beni culturali. Descritto ne “ La casa colonica e il paesaggio agrario nel Volterrano” dell’architetto Costantino Caciagli, rappresenterebbe una testimonianza “particolare ed unica” nel territorio, “anche per la complessità della costruzione”.
Secondo alcuni oggi è a rischio la sua fisionomia, improntata ad un sapiente equilibrio di elementi. Un unicum che si fonde e si compenetra con la dimensione naturale circostante. Che ne è materia e ne rimanda i contenuti. Quelle pietre parlano del luogo e il luogo parla di loro. Di certo l’uomo ha da sempre interagito con rispetto in quel luogo, creando un legame inscindibile tra la sua opera e l’ambiente, due fattori che si plasmano vicendevolmente. Nel frattempo i lavori proseguono a ritmo serrato. Le impalcature circondano tutta la torre. Luppiano cambia volto.
Sorto in un luogo già frequentato dagli etruschi, come testimoniano i resti di strutture rinvenuti nelle mura esterne, è ancora in buono stato nella sua configurazione architettonica, sebbene a lungo disabitato. Oltre un arco merlato di fianco alla torre, che un tempo sorvegliava l’ingresso della piccola rocca, si accede in un cortile su cui si affacciano gli edifici residenziali di tipica e movimentata architettura castellana: scale con tettoie, ripostigli, cucine e stalle si aprono ancora oggi sul cortile, sebbene portino evidenti i segni del tempo. Tutti gli edifici sono in pietra, con poche sovrastrutture in mattoni. Solo verso nord-ovest la cinta muraria è parzialmente rovinata: per il resto mostra la sua solida funzionalità, a strapiombo sul Fosci. Nel 1302 la località figura con chiesa parrocchiale, nel contesto del piviere di Pignano. L’antica dimora ebbe diversi proprietari fra i quali i Maffei, che vi ospitarono, come nelle altre loro proprietà, Salvator Rosa. Il castello, pur avendo subito modificazioni nei secoli, ancora due anni fa si trovava in buono stato di conservazione. Oggi la struttura è interessata da pesanti ristrutturazioni, decise dall’attuale proprietà.
La torre, adiacente all’arco di ingresso alla struttura, appare molto più alta rispetto al recente passato. I paramenti murari esterni parzialmente sostituiti con pietra di Firenzuola, lavorata nei paesi dell’Est. Abbozzate anche, nel corpus della torre, finestre - feritoie “a bottiglia” per completare il rifacimento. “Se così facilmente si è potuto modificare l’esterno non è difficile immaginare cosa stia succedendo con gli spazi e i volumi interni” dice un contadino della zona. La Sovrintendenza, il cui dirigente attuale è stato nominato solo da poco, avrebbe dato già da un anno l’autorizzazione a procedere. Dubbi emergono però sull’interpretazione che viene fatta del nucleo rurale storico di Luppiano. Il piano regolatore urbanistico “Samonà” parlava di necessità per Luppiano di solo restauro conservativo. Ma qua la torre è stata alzata di metri, alterando il profilo conosciuto. Il sito inoltre risulterebbe vincolato ai sensi della legge 1089 per la tutela dei beni culturali. Descritto ne “ La casa colonica e il paesaggio agrario nel Volterrano” dell’architetto Costantino Caciagli, rappresenterebbe una testimonianza “particolare ed unica” nel territorio, “anche per la complessità della costruzione”.
Secondo alcuni oggi è a rischio la sua fisionomia, improntata ad un sapiente equilibrio di elementi. Un unicum che si fonde e si compenetra con la dimensione naturale circostante. Che ne è materia e ne rimanda i contenuti. Quelle pietre parlano del luogo e il luogo parla di loro. Di certo l’uomo ha da sempre interagito con rispetto in quel luogo, creando un legame inscindibile tra la sua opera e l’ambiente, due fattori che si plasmano vicendevolmente. Nel frattempo i lavori proseguono a ritmo serrato. Le impalcature circondano tutta la torre. Luppiano cambia volto.
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