Il Tirreno

Pontedera

Progetti e idee lungo i binari del degrado

Francesca Suggi
Progetti e idee lungo i binari del degrado

Costruita ad Acciaiolo alla fine dell'800, era la prima linea, subito dopo l'Unità d'Italia a collegare i paesi delle colline a Pisa

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ACCIAIOLO.  Berretto in testa, fischietto e uniforme firmata Fs, Bruno il capostazione ha girato quella manovella centinaia di volte. Un tocco e la sbarra bianco e rossa si abbassava. Un altro giro e il passaggio a livello tornava su. Rocco Grassano invece era addetto ai binari, e prima di cominciare il turno comperava due soldi di seme al “barrino” della vecchia stazione. «Quindici anni fa è stato sospeso il servizio di trasporto passeggeri ed è cominciato il declino. Da qui adesso i treni passano ma non si fermano», commenta l’ex ferroviere 68enne in pensione, che oggi vive nella casa cantoniera a pochi metri di distanza. Così là dove alla fine dell’800 transitavano i primi treni a vapore. Dove fino agli anni’90 si fermavano littorine cariche di studenti, uomini e donne che andavano a Pisa per studiare o lavorare, oggi c’è una stazione fantasma che chiede giustizia. Porte e finestre murate, scritte sui muri, tapparelle a pezzi, immondizia e vetri rotti dappertutto e una giungla di vegetazione che copre persino parte degli edifici: ecco quel che rimane della banchina faugliese lungo la”Roma-Pisa”, la prima strada ferrata toscana costruita dopo l’Unità di Italia.

Una palazzina di circa 200 metri quadri, su due piani che da anni ormai cerca un’identità e una funzione. La proprietà è delle Ferrovie dello Stato. «Dagli anni Novanta i treni merci e passeggeri che passano là non si fermano più, quindi l’immobile è rimasto inutilizzato. Si tratta della linea che da Vada collega la costa a Collesalvetti fino a Pisa. Ferrovie non sa che farsene, però l’edificio può essere recuperato e messo a disposizione del territorio. Basta che a noi arrivi la richiesta. In passato abbiamo avuto alcuni contatti con il Comune, poi più niente. In genere le amministrazioni ci richiedono le strutture per trasformarle in luoghi utili alla cittadinanza», dicono dalla sede fiorentina di Ferrovie. In paese si parla di costi di gestione altissimi richiesti da Fs. La questione sta a cuore a tanti faugliesi. Soprattutto gli abitanti di Acciaiolo conoscono vita, morte e miracoli della storia. Chi non ricorda le maestre “di città” che negli anni hanno utilizzato questa linea ferroviaria per venire ad insegnare a Luciana, a Lorenzana o a Fauglia. «Vorremmo che questi spazi fossero recuperati per la cittadinanza.

Magari con un circolo ricreativo, visto tutto lo spazio che c’è anche fuori. Senza contare che davanti, se Ferrovie tagliasse tutti quei rovi, potrebbe essere realizzato un grande parcheggio per le auto», le idee non mancano da parte del Comitato per la salvaguardia di Acciaiolo. Anni fa si era parlato anche di riutilizzare parte degli spazi come sede distaccata di alcuni uffici comunali, oppure di trasferire in loco un servizio di informazioni turistiche. Perché per tutta la comunità faugliese quei metri quadri di cemento e degrado sono una ferita aperta. «Già nel lontano 1867 transitarono da lì i primi treni. Mi ricordo che negli anni Settanta il capostazione aveva fatto fare nel giardino della stazione un pallaio e tutti ci venivano a passare le serate», racconta un altro faugliese doc, Bruno Cirri, oggi 81enne in pensione. E lo stesso capostazione Bruno Innesti abitava proprio al secondo piano della stazione. «Ci sono stato tante volte - continua Rocco Grassano - era una casa grande con tre camere, un salone col camino. Adesso è tutto vuoto, silenzio e macerie».

E nell’intonaco sgretolato dal tempo e dall’incuria sopravvivono gli unici segni del glorioso passato della stazione, quelle scure indicazioni di fermata “Fauglia-Lorenzana”. Dove più nessuno scende ormai da quindici anni.

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