Il dolore
Meno insegnanti e aule più affollate
Paola Silvi
Mancheranno 16 docenti di lingua e per il sostegno solo... precari
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PONTEDERA. Gli alunni aumentano e le cattedre restano le stesse. Secondo le stime dei sindacati per il prossimo anno scolastico è previsto un incremento - per le scuole dell’infanzia e le primarie - di circa 300 bambini a cui non corrisponderà nessun aumento di posti. In provincia di Pisa nel 2007/2008 si contavano 16.214 piccoli studenti ripartiti in 857 classi. Per l’anno scolastico 2008/2009 il numero sale a 16.508 ma quello degli insegnanti è fermo a 1404. Al di là di tutti gli interventi di architettura di sistema ipotizzati su docenti e classi, la quota stazionaria dei posti accrescerà la probabilità che gli alunni si ritrovino in classi sempre più affollate. Ma non solo. I rappresentanti di categoria hanno espresso tutto il loro disappunto per i gravi rischi che correrebbero i posti di sostegno e per i problemi che caratterizzano la cattedra di lingua. Andiamo con ordine. Per il prossimo anno scolastico, chiuse le iscrizioni, da pochi giorni è stata fatta la predisposizione del cosiddetto organico di diritto, sulla base del quale si faranno le immissioni in ruolo e i trasferimenti degli insegnanti. Dati alla mano, Cgil e Cisl scuola dicono che «non si può cercare di risparmiare sull’istruzione a discapito della qualità del servizio».
«E’ vero - spiega Gabriella Bresci della Cgil - che il rapporto alunni/classi è 19,29 e ciò significa che in teoria le classi non dovrebbero essere composte da più di 20 studenti. Ma è una media, che deve fare i conti con la realtà del territorio e l’ubicazione delle scuole. In uno stesso istituto scolastico possono esserci strutture periferiche con classi piccole, magari di solo 12 alunni e sedi centrali molto frequentate». Gli insegnanti allora sono troppi, come dicono le statistiche, o a giudicare dal numero dei precari ogni anno in coda per l’assunzione, troppo pochi? «A luglio, con la stesura degli organici di fatto - continua Bresci - si faranno i conti e sicuramente ci sarà bisogno di un incremento di docenti». Un esempio calzante di precariato e di posti dati in deroga per garantire la qualità della scuola e la continuità delle lezioni ce lo offre il sostegno. L’organico di diritto del 2007/2008 prevedeva 85 cattedre di sostegno, di fatto ne sono state assegnate altrettante in deroga. «Questo meccanismo - precisano dalla Cgil - non è corretto né per i supplenti che pur lavorando tutto l’anno non maturano scatti d’anzianità e continuano a percepire lo stipendio base, né per i ragazzi che variano di continuo le persone di riferimento».
Un’ulteriore tendenza da affrontare è la diminuzione dei posti di lingua: se ne contavano 51, per il prossimo anno scolastico ne sono stati confermati 35. «Hanno tolto i posti di lingua - spiegano dalla Cisl scuola - per aumentare quelli a tempo pieno. Hanno richiesto meno specialiste (insegnanti madre-lingua, o laureate, o che hanno seguito 500 ore di corso) sostituendole con docenti specializzati (insegnanti titolari che stanno frequentando un corso del ministero)». Il preside della “Curtatone e Montanara” si dichiara d’accordo con i problemi sollevati dai sindacati ma concretamente non ne riscontra nessuno all’interno della sua scuola. «Mi sono stati assegnati tutti gli insegnanti che avevo chiesto. Per quanto riguarda i precari - dice Valter Ceccarelli - quest’anno alla Curtatone ne sono stati immessi in ruolo 14 e attualmente stanno svolgendo il periodo di prova». Qualche situazione dubbia invece va risolta all’istituto Gandhi, dove Daniela Travi, il dirigente scolastico, spiega che le hanno confermato 39 posti comuni ma che in realtà puntava a 40. «Di questi 39 - sottolinea la preside - un insegnante sta seguendo un progetto di multimedialità ed ha così meno tempo da dedicare alla propria materia.
Inoltre mi hanno tolto un posto di lingua inglese che spero però mi venga riassegnato nell’organico di fatto». «La scelta più intelligente sarebbe sfruttare l’autonomia didattica e organizzativa pur con i dovuti paletti. E’ sbagliato tagliare - conferma Liliana Canovai, preside dell’istituto comprensivo Pacinotti - come è sbagliato rifiutare la razionalizzazione del sistema. La parola giusta è ottimizzare le risorse a disposizione. E’ necessario puntare ad un’offerta formativa flessibile. Alla fine degli anni novanta venivano assegnati docenti in base a progetti particolari presentati. Oggi questo non è più possibile e se un istituto vuol variare la propria offerta, inserendo all’interno dei Pof percorsi di approfondimento didattico, come ad esempio quelli musicali o di scrittura creativa, deve basarsi esclusivamente sugli insegnanti che ha in organico. I docenti di ruolo saranno tenuti così a svolgere più ore, fino ad un massimo di sei, ma anche ad avere più soldi in busta paga. Questi contributi monetari saranno reperiti dai fondi dell’istituto o dall’ufficio scolastico provinciale».
«E’ vero - spiega Gabriella Bresci della Cgil - che il rapporto alunni/classi è 19,29 e ciò significa che in teoria le classi non dovrebbero essere composte da più di 20 studenti. Ma è una media, che deve fare i conti con la realtà del territorio e l’ubicazione delle scuole. In uno stesso istituto scolastico possono esserci strutture periferiche con classi piccole, magari di solo 12 alunni e sedi centrali molto frequentate». Gli insegnanti allora sono troppi, come dicono le statistiche, o a giudicare dal numero dei precari ogni anno in coda per l’assunzione, troppo pochi? «A luglio, con la stesura degli organici di fatto - continua Bresci - si faranno i conti e sicuramente ci sarà bisogno di un incremento di docenti». Un esempio calzante di precariato e di posti dati in deroga per garantire la qualità della scuola e la continuità delle lezioni ce lo offre il sostegno. L’organico di diritto del 2007/2008 prevedeva 85 cattedre di sostegno, di fatto ne sono state assegnate altrettante in deroga. «Questo meccanismo - precisano dalla Cgil - non è corretto né per i supplenti che pur lavorando tutto l’anno non maturano scatti d’anzianità e continuano a percepire lo stipendio base, né per i ragazzi che variano di continuo le persone di riferimento».
Un’ulteriore tendenza da affrontare è la diminuzione dei posti di lingua: se ne contavano 51, per il prossimo anno scolastico ne sono stati confermati 35. «Hanno tolto i posti di lingua - spiegano dalla Cisl scuola - per aumentare quelli a tempo pieno. Hanno richiesto meno specialiste (insegnanti madre-lingua, o laureate, o che hanno seguito 500 ore di corso) sostituendole con docenti specializzati (insegnanti titolari che stanno frequentando un corso del ministero)». Il preside della “Curtatone e Montanara” si dichiara d’accordo con i problemi sollevati dai sindacati ma concretamente non ne riscontra nessuno all’interno della sua scuola. «Mi sono stati assegnati tutti gli insegnanti che avevo chiesto. Per quanto riguarda i precari - dice Valter Ceccarelli - quest’anno alla Curtatone ne sono stati immessi in ruolo 14 e attualmente stanno svolgendo il periodo di prova». Qualche situazione dubbia invece va risolta all’istituto Gandhi, dove Daniela Travi, il dirigente scolastico, spiega che le hanno confermato 39 posti comuni ma che in realtà puntava a 40. «Di questi 39 - sottolinea la preside - un insegnante sta seguendo un progetto di multimedialità ed ha così meno tempo da dedicare alla propria materia.
Inoltre mi hanno tolto un posto di lingua inglese che spero però mi venga riassegnato nell’organico di fatto». «La scelta più intelligente sarebbe sfruttare l’autonomia didattica e organizzativa pur con i dovuti paletti. E’ sbagliato tagliare - conferma Liliana Canovai, preside dell’istituto comprensivo Pacinotti - come è sbagliato rifiutare la razionalizzazione del sistema. La parola giusta è ottimizzare le risorse a disposizione. E’ necessario puntare ad un’offerta formativa flessibile. Alla fine degli anni novanta venivano assegnati docenti in base a progetti particolari presentati. Oggi questo non è più possibile e se un istituto vuol variare la propria offerta, inserendo all’interno dei Pof percorsi di approfondimento didattico, come ad esempio quelli musicali o di scrittura creativa, deve basarsi esclusivamente sugli insegnanti che ha in organico. I docenti di ruolo saranno tenuti così a svolgere più ore, fino ad un massimo di sei, ma anche ad avere più soldi in busta paga. Questi contributi monetari saranno reperiti dai fondi dell’istituto o dall’ufficio scolastico provinciale».
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