Il Tirreno

Pontedera

La francese che vuole riportare la chiesa ai fasti di un tempo

Francesco Turchi
La francese che vuole riportare la chiesa ai fasti di un tempo

Un piccolo tesoro nascosto tra gli alberi, lungo la strada bianca che collega Marti con Palaia. Un campanile, la chiesa, la canonica e altro ancora. Sembra l'ennesimo gioiello abbandonato al proprio destino

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USIGLIANO DI PALAIA. Un piccolo tesoro nascosto tra gli alberi, lungo la strada bianca che collega Marti con Palaia. Un campanile, la chiesa, la canonica e altro ancora. Sembra l’ennesimo gioiello abbandonato al proprio destino. E invece ben presto tornerà a splendere, come ha già fatto per quasi mille anni. La chiesa di San Pietro apostolo è stata acquistata da una signora francese, che ha scoperto questo scorcio di Valdera dove il tempo sembra essersi fermato. E ha deciso di valorizzarlo, come sottolinea il perito forcolese Nicola Baldini, che sta curando il progetto di recupero: «Il primo intervento riguarderà il tetto; poi penseremo al resto. Sarà una chiesa privata, ma a disposizione del parroco di Palaia, che previo accordo con i proprietari potrà celebrarci la messa quando vorrà». Per capire l’importanza di questa chiesa, che proprio pochi mesi fa è stata ceduta dalla Diocesi di San Miniato alla signora francese, basta ripercorrere la storia del borgo agricolo, che fino a qualche decennio fa contava circa 200 abitanti. Il complesso immobiliare è stato “schedato” dalla direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Ministero: «Usigliano - si legge nella relazione - si divide in due nuclei distinti: un piccolo borgo, detto “castello”, composto da case, fattoria e chiesa e un secondo, detto Usigliano del Vescovo, nome derivante da una donazione fatta nel 1078 dalla Contessa Matilde al vescovo di Lucca, confermata ai prelati suoi successori da Arrigo VI (1194), da Ottone IV (1209) e da Carlo IV (1365), oltre che da una Bolla Pontificia di Celestino III del 1192, nella quale è rammentato anche questo possesso.

Esso fu oggetto, durante tutto il periodo medioevale, di varie contese fra i vescovi di Lucca e quelli di Pisa, fino alla vittoria della parte lucchese». Il complesso parrocchiale di San Pietro si sviluppa in due corpi distinti: la chiesa con il campanile e la canonica. «La costruzione della chiesa è avvenuta in fasi diverse: una prima in pietra risalirebbe circa al 1000, la successiva costruzione in laterizio potrebbe essere datata circa 1200. Situata su un colle, isolata, la piccola chiesa rivela ancora quelle che dovevano essere le sue strutture originarie. Ad aula unica, ha le fiancate all’esterno animate da lesene; queste sostengono un’ancheggiatura in cotto ad archetti trilobi, costituiti da elementi appositamente sagomati e da piccoli peducci, talora scolpiti, o incisi a decori elementari. Sul fianco nord, lungo il coronamento in corrispondenza delle lesene, sono presenti due bacini ceramici probabilmente databili al quarto decennio del Trecento». Il campanile, addossato alla chiesa lungo il lato sud, è verosimilmente ascrivibile a un rifacimento sette-ottocentesco. «All’interno della chiesa - si legge nel documento - la navata centrale è abbellita da due altari laterali successivi di epoca tardo barocca; la copertura, a capanna, è sostenuta da capriate in vista.

Il pavimento è in pianelle di cotto disposte a spina di pesce. La canonica, realizzata in muratura portante in laterizio è composta da un piccolo edificio addossato alla chiesa, di tre piani: anch’essa risulta costruita in fasi successive». A breve inizierà il recupero, che riguarderà oltre alla chiesa anche la canonica. Ben presto, i fedeli di Palaia e dintorni riavranno a disposizione un pezzo di storia della comunità, coi suoi mille anni di storia, carichi di un fascino tale che neanche l’incuria degli ultimi decenni è riuscita a intaccare.

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