Il dolore
Una vita passata alla tabaccaia dei Lorenzelli
Andreas Quirici
Da Ponte a Egola alla Serra, nel comune di San Miniato, il passo è breve e meraviglioso. La mattina presto il verde dei campi fa il paio con i canti degli uccellini. Passano due ciclisti e li senti chiacchierare di arbitri, Fiorentina e di Everton
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PALAGIO. Da Ponte a Egola alla Serra, nel comune di San Miniato, il passo è breve e meraviglioso. La mattina presto il verde dei campi fa il paio con i canti degli uccellini. Passano due ciclisti e li senti chiacchierare di arbitri, Fiorentina e di Everton. La vita scorre lenta a Palagio, in pratica un incrocio di due strade con la vecchia fattoria sul poggio e sulla pianura opposta due edifici antichi. Due tabaccaie, una di queste in vendita e chiusa ermeticamente. L’altra più accessibile, ma in stato di decadenza. Quella con su scritto “vendesi” appartiene alla famiglia Lorenzelli, i nipoti del nonno Alfonso che la comprò nell’immediato dopoguerra aggiungendo il possedimento alla già grande proprietà della fattoria di Bucciano, con la villa e il frantoio. Personaggio molto noto nel Sanminiatese, Alfonso Lorenzelli comprò Bucciano intorno al 1910, quando aveva una ventina d’anni e grazie alla dote della moglie, allora 18enne. Un piccolo impero fatto di mezzadri e vita di campagna, quando ancora i rumori delle auto in transito da quelle parti erano una cosa più unica che rara.
Vita lenta, ma produttiva, come quella che la ventina di donne che lavoravano alla tabaccaia passavano ogni giorno a raccogliere piante, a selezionarle e a lavorarle per inviarle ai Monopoli di Stato che le trasformavano nei sigari toscani tanto famosi nel mondo ancora oggi. «Ne spedivamo circa 200 tonnellate all’anno», racconta Fosco Lucchesi, 77 anni, ex operaio nella proprietà dei Lorenzelli, il vero “tuttofare”, nato e cresciuto a Bucciano e conoscitore di ogni angolo della zona. «Quella fattoria, ma anche la tabaccaia - riprende - sono state la mia vita. Al piano di sopra c’era la sala della cernita, dove le donne sceglievano il tabacco migliore. Al piano terra, invece, c’erano i forni, la macchina del vapore con cui venivano trattate le foglie prima di essere inserite nelle botti speciali e preparate per la spedizione. Ho passato ore di duro lavoro, ma anche di grande gioia». Idem per la nipote di Alfonso Lorenzelli, la signora Giovanna che risiede a Bologna dopo il trasferimento dalle Marche, regione dove abitava suo padre. «Andavamo a Palagio spesso - racconta al telefono - specialmente per le feste e con la bella stagione.
A Pasqua, i quattro figli di nonno Alfonso e i tanti nipoti si riunivano nella fattoria per passare qualche giorno insieme. Ogni volta venti persone che ridevano e scherzavano. Quando finiva la scuola eravamo di nuovo lì. C’erano un fresco e una pace eccezionali. E poi la tabaccaia. Ci mettevamo lì a guardare le donne che sceglievano le foglie, il profumo del tabacco, il fuoco dei forni. Uno spettacolo che mi rimarrà nel cuore». E nei circa 800 metri quadrati, in effetti, i sei forni sono ancora intatti. La struttura è comunque ben mantenuta, a differenza di quella che le sta perfettamente a fianco. La tabaccaia Lorenzelli è chiusa ermeticamente da un lucchetto a un cancello e non vi si può entrare. «Siamo 12 proprietari - dice la signora Giovanna - tutti nipoti e parenti e la nostra intenzione è di vendere. Siamo sparsi per tutta Italia e non sarebbe stato possibile seguirne l’attività. Dal 1980 è stata chiusa e da allora ci siamo messi in moto per cedere la struttura. A me piange il cuore al solo pensiero di vederci fare qualcosa che non sia legato alla sua gloriosa storia.
Sarebbe bello che qualche ente l’acquistasse per crearci un punto d’interesse o che spiegasse ai giovani cosa ci veniva fatto un tempo». C’è un problema di confini e di proprietari. Ma anche di strumenti urbanistici e di destinazioni decise dall’amministrazione comunale. Dall’agenzia immobiliare che segue la vicenda, si apprende che l’intenzione è quella di costruirci abitazioni, ma che occorre attendere le modifiche allo strumento urbanistico. «Una cosa è certa - riprende Fosco Lucchesi - quella tabaccaia è stata qualcosa di unico. Coinvolgeva tutte le persone che abitavano in questa zona e rimarrà un ricordo indelebile per tutti quelli che qui hanno vissuto».
Vita lenta, ma produttiva, come quella che la ventina di donne che lavoravano alla tabaccaia passavano ogni giorno a raccogliere piante, a selezionarle e a lavorarle per inviarle ai Monopoli di Stato che le trasformavano nei sigari toscani tanto famosi nel mondo ancora oggi. «Ne spedivamo circa 200 tonnellate all’anno», racconta Fosco Lucchesi, 77 anni, ex operaio nella proprietà dei Lorenzelli, il vero “tuttofare”, nato e cresciuto a Bucciano e conoscitore di ogni angolo della zona. «Quella fattoria, ma anche la tabaccaia - riprende - sono state la mia vita. Al piano di sopra c’era la sala della cernita, dove le donne sceglievano il tabacco migliore. Al piano terra, invece, c’erano i forni, la macchina del vapore con cui venivano trattate le foglie prima di essere inserite nelle botti speciali e preparate per la spedizione. Ho passato ore di duro lavoro, ma anche di grande gioia». Idem per la nipote di Alfonso Lorenzelli, la signora Giovanna che risiede a Bologna dopo il trasferimento dalle Marche, regione dove abitava suo padre. «Andavamo a Palagio spesso - racconta al telefono - specialmente per le feste e con la bella stagione.
A Pasqua, i quattro figli di nonno Alfonso e i tanti nipoti si riunivano nella fattoria per passare qualche giorno insieme. Ogni volta venti persone che ridevano e scherzavano. Quando finiva la scuola eravamo di nuovo lì. C’erano un fresco e una pace eccezionali. E poi la tabaccaia. Ci mettevamo lì a guardare le donne che sceglievano le foglie, il profumo del tabacco, il fuoco dei forni. Uno spettacolo che mi rimarrà nel cuore». E nei circa 800 metri quadrati, in effetti, i sei forni sono ancora intatti. La struttura è comunque ben mantenuta, a differenza di quella che le sta perfettamente a fianco. La tabaccaia Lorenzelli è chiusa ermeticamente da un lucchetto a un cancello e non vi si può entrare. «Siamo 12 proprietari - dice la signora Giovanna - tutti nipoti e parenti e la nostra intenzione è di vendere. Siamo sparsi per tutta Italia e non sarebbe stato possibile seguirne l’attività. Dal 1980 è stata chiusa e da allora ci siamo messi in moto per cedere la struttura. A me piange il cuore al solo pensiero di vederci fare qualcosa che non sia legato alla sua gloriosa storia.
Sarebbe bello che qualche ente l’acquistasse per crearci un punto d’interesse o che spiegasse ai giovani cosa ci veniva fatto un tempo». C’è un problema di confini e di proprietari. Ma anche di strumenti urbanistici e di destinazioni decise dall’amministrazione comunale. Dall’agenzia immobiliare che segue la vicenda, si apprende che l’intenzione è quella di costruirci abitazioni, ma che occorre attendere le modifiche allo strumento urbanistico. «Una cosa è certa - riprende Fosco Lucchesi - quella tabaccaia è stata qualcosa di unico. Coinvolgeva tutte le persone che abitavano in questa zona e rimarrà un ricordo indelebile per tutti quelli che qui hanno vissuto».
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