Il Tirreno

Pontedera

Non serve neanche lavorare gratis

Sabrina Chiellini
Non serve neanche lavorare gratis

Gli operai tentano di salvare la Scm che è sull'orlo del fallimento

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CAPRONA (PISA). Non riscuotevano lo stipendio da tre mesi eppure hanno continuato a lavorare fino a pochi giorni fa, dimostrando grande attaccamento all’azienda. Un impegno che non è servito, sebbene fosse motivato dalla consapevolezza che la “loro” azienda, contrariamente ad altre costrette alla chiusura, non è in crisi per mancanza di lavoro. Però la Scm 2000 di Caprona non è in grado di giocarsi molte opportunità. Il fallimento è all’orizzonte e anche la cassa integrazione straordinaria potrebbe diventare difficile da ottenere in quanto la società non ha versato i contributi ai circa 120 dipendenti. Il debito nei confronti dell’Inps è tale che la società a responsabilità limitata con sede a Caprona si è “bruciata” il Durc, il Documento unico di regolarità contributiva e al tempo stesso ha perso credibilità nei confronti dei principali committenti, come Enel e Telecom. Martedì l’assessore al lavoro della Provincia di Pisa, Anna Romei, avrà un primo incontro informale con le parti per cercare di valutare quali possano essere i margini di intervento: «Dobbiamo capire cosa è possibile fare per salvare i posti di lavoro e quali ammortizzatori sociali potranno essere attivati».

L’azienda è andata in crisi, stando a quanto è emerso, all’inizio del 2006 dopo alcune operazioni che ne avrebbero compromesso le capacità di investimento. Nel 2007 più volte i lavoratori hanno avuto la sensazione che la situazione stesse precipitando ma nuove commissioni incoraggiavano a sperare. Poi il salario non pagato per più mesi e la tredicesima arrivata a gennaio. Infine, le prime carte scoperte. La questione dei contributi non pagati e, poi, i debiti accumulati. All’inizio della settimana i lavoratori, incoraggiati dal sindacato, hanno organizzato una manifestazione di protesta, cioè un presidio lungo la provinciale Vicarese a Caprona, nei pressi dell’azienda che realizza scavi e impianti tecnici e lavora soprattutto per Enel e Telecom (per quest’ultima in modo particolare nelle zone di Pistoia e Montecatini). I lavoratori, quasi tutti con famiglia a carico, hanno cercato di richiamare l’attenzione di cittadini e istituzioni su una vicenda diventata difficile da gestire.

I sindacati hanno chiesto l’apertura di un tavolo con il coinvolgimento del Comune di Vicopisano, della Provincia, dell’Unione industriali, oltre che della stessa proprietà della società a responsabilità limitata di cui è amministratore unico Leonardo Sciamanna di Roma. «Siamo davanti a una situazione paradossale e drammatica - hanno ripetuto rappresentanti del sindacato - c’è un’azienda che avrebbe la possibilità di continuare a lavorare ma che per una serie di operazioni si trova in difficoltà». Appena Enel ha saputo che l’azienda non aveva il Durc ha bloccato i pagamenti e le commesse: la posizione contributiva degli operai non risulta in regola, farli lavorare nei cantieri significherebbe impiegare manodopera al nero. In ballo c’è il futuro di circa 120 lavoratori, tra i 30 e i 50 anni, residenti in varie zone della provincia pisana, ma anche a Livorno, Viareggio e nella zona di Montecatini e Pistoia. «Come sindacati ci stiamo impegnando per ottenere un anno di cassa integrazione straordinaria e poi collegarla alla mobilità - ha spiegato la Fiom-Cgil - Ovviamente le cose potrebbero cambiare se l’azienda trovasse un acquirente in grado di continuare l’attività».

Intanto la proprietà della Scm si è rivolta a uno studio di commercialisti per capire se possono esserci gli estremi per un’operazione di salvataggio in extremis. Il responso è stato negativo. Il debito consistente nei confronti dell’Inps, che deriva da varie operazioni condotte dalla srl, è tale che per riavere il Durc l’azienda dovrebbe sborsare una cifra ingente che non ha a disposizione. «Sono tanti i soldi che dobbiamo ancora avere. E chissà quando li vedremo», hanno spiegato gli operai durante la manifestazione. Si tratta di manodopera altamente qualificata: sono i lavoratori che intervengono sulle linee Enel e Telecom quando c’è un guasto o per la manutenzione. «Purtroppo siamo un po’ tutti in età critica - riprende un operaio - e una ricollocazione nel mondo del lavoro non sarà semplice. Siamo specializzati nei nostri settori. Alla Scm 2000 lavoravano giuntisti, installatori di linee aeree. Tutti con un’alta professionalità e molte ore di corsi di formazione. La speranza è che venga presto firmata la mobilità, in modo da confluire in altre aziende del ramo. Però non è detto che il ricollocamento vada a buon fine».

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