Il Tirreno

Pontedera

Fondi e turisti in arrivo all’ex santuario

Francesco Turchi
Fondi e turisti in arrivo all’ex santuario

La burocrazia e le sue complessità, potrebbero presto lasciare il posto a una raccolta di fondi, con l'obiettivo di trasformare un ex luogo di culto avvolto nel degrado, in una chiesa meta di turisti e fedeli

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SANTA LUCE. La burocrazia e le sue complessità, potrebbero presto lasciare il posto a una raccolta di fondi, con l’obiettivo di trasformare un ex luogo di culto avvolto nel degrado, in una chiesa meta di turisti e fedeli. Le vicissitudini che hanno finora reso impossibile una nuova vita per il santuario di Monteforte, o Monteforti come viene chiamato dagli abitanti dei dintorni, sembrano essere finite e la parrocchia di Santa Luce, guidata da don Sergio Callegari, è pronta a mettersi in moto per reperire i fondi necessari per finanziare un piano di recupero. Raggiungibile soltanto attraverso una strada di campagna, peraltro in pessime condizioni e percorribile esclusivamente con mezzi adeguati, Monteforte è oggi completamente disabitato, ma un tempo era un rinomato centro agricolo. Del borgo, completamente abbandonato al proprio destino, oggi resta il santuario dedicato alla Beata Vergine Maria, eretto in stile barocco tra il XVII e XVIII secolo e fino al secondo dopoguerra era meta di pellegrinaggio e luogo di importanti festività mariane: sono ancora visibili, in mezzo ai rovi, i muri perimetrali semidiroccati, la facciata romanica e poco più. I fedeli tuttavia non l’hanno dimenticato e da anni organizzano processioni a piedi il 13 maggio (ricorrenza della Madonna di Fatima), nella speranza di poter avviare qualche azione di recupero del borgo e in particolare della chiesa. Un sogno che potrebbe diventare ben presto realtà.

La diocesi di Pisa è tornata in possesso dell’immobile, comprendente la canonica e la chiesa, nell’aprile del 2005, in qualità di unica partecipante al bando di vendita dell’immobile, emesso dal Comune di Santa Luce per conto della Regione Toscana, dopo che per un paio di volte l’asta era andata deserta. Un acquisto a prezzo stracciato (19mila euro), con un progetto preliminare di recupero già nel cassetto: 910mila euro per dare un futuro alla chiesa, oggi sconsacrata, mentre la canonica diventerà una foresteria, con sala convegni e stanze annesse per i partecipanti. L’ostacolo più duro per mettere in moto la macchina del recupero, sembrava essere stato superato con l’operazione che al tempo portò all’alienazione della struttura, da un’asta molto più vasta, proprio per permettere alla diocesi di Pisa, con l’arcivescovo Alessandro Plotti in prima linea, di tornare in possesso di quel santuario che anni prima era andato a finire nelle mani del demanio regionale. In realtà la strada da allora si è complicata e al momento la situazione è immutata, visto che il contratto tra il Comune di Santa Luce (su mandato della Regione) e la parrocchia, non è ancora stato firmato: «Ma ormai - spiega don Sergio Callegari - dovrebbe essere soltanto una questione di giorni».

Poi inizierà la seconda sfida, molto più difficile della prima: finanziare il progetto di recupero. «Per prima cosa - dice don Sergio - quando entreremo in possesso dell’immobile, puliremo tutta l’area. Poi ci attiveremo per cercare i soldi necessari». L’impresa si preannuncia ardua, ma l’ottimismo è d’obbligo, visto che i fedeli di Santa Luce e dintorni sono molto affezionati al santuario: «È proprio grazie a loro che ci siamo convinti della bontà dell’iniziativa. Nonostante il santuario fosse ormai ridotto a un rudere, i fedeli, provenienti anche dai paesi vicini, hanno sempre continuato a festeggiare il 13 maggio, con una processione e una funzione religiosa che facciamo in una cappellina nelle vicinanze di Monteforte. Vedendo tanta devozione viva ancora oggi in tutte le colline pisane e livornesi, ci siamo convinti che era il caso di provare a ridare vita alla chiesa e l’arcivescovo Plotti si è impegnato a fondo per darci una mano». Finalmente il santuario di Monteforte sta tornando nelle mani della Chiesa. Ma ora c’è da riportarlo all’antico splendore.

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