Il Tirreno

Pontedera

Nuova vita e grandi progetti per l’asilo che fu

Francesca Suggi
Nuova vita e grandi progetti per l’asilo che fu

CRESPINA. Dall'alto dei suoi cinque metri di altezza il santo sembra fissare quei cumuli di macerie e di degrado davanti a lui. Si percepisce ancora il rosso delle sue vesti svolazzanti, tra le imponenti colonne dorate che provano a raccontare quei bricioli di tesori che ancora resistono all'interno della vecchia chiesa

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CRESPINA. Dall’alto dei suoi cinque metri di altezza il santo sembra fissare quei cumuli di macerie e di degrado davanti a lui. Si percepisce ancora il rosso delle sue vesti svolazzanti, tra le imponenti colonne dorate che provano a raccontare quei bricioli di tesori che ancora resistono all’interno della vecchia chiesa. Lui è San Michele, il gigantesco affresco di Giovan Battista Tempesti, che spunta dietro quello che era l’altare maggiore dell’oratorio simbolo della Crespina del tempo che fu. «Tra venti giorni partirà un primo intervento di somma urgenza per eliminare il pericolo crollo», la parola del sindaco Thomas d’Addona sulla vecchia fabbrica di San Michele va dritto al cuore dei crespinesi. Quei metri quadri di storia, divisi tra la vecchia chiesa del paese, il teatro delle suore e la canonica trasformata nel 1924 in asilo sono una ferita aperta nel loro cuore. Nel cuore dei nonni che hanno fatto la scuola d’infanzia all’interno. Dei più giovani che hanno voglia di sapere cosa c’è oltre quei muri che crollano. Spulciando una ricerca storica commissionata dal Comune all’architetto Chiara Prosperini salta fuori che la prima cella dell’edificio risale addirittura al IV secolo, come oratorio privato.

Un patrimonio a cielo aperto che lo stesso assessore all’urbanistica Sergio Tognoni ha documentato con un servizio foto in stile Indiana Jones. «Adoro la storia del mio paese - racconta l’amministratore crespinese doc e non ho potuto fare a meno di insinuarmi all’interno di quello che è stato il mio asilo». Erano gli anni Cinquanta quando Tognoni frequentava l’asilo delle suore, inaugurato nel 1924. «Il fabbricato costò all’epoca 2408 lire», continua. Uno sguardo al cielo. Si staglia su il campanile accostato alla chiesa sul fianco est, inglobato alla base in altre costruzioni che nelle epoche precedenti erano diverse, per forma e numero, dalle attuali. Accanto alla chiesa di S. Michele la famiglia Lanfranchi, già patrona di S. Michele, fa costruire una chiesa in onore di S. Martino che diviene sede della compagnia dei disciplinati di S.Martino. Si ipotizza che la costruzione in oggetto sia l’estremità del corpo di fabbrica a sinistra della facciata della chiesa, e si affaccia sulla piazza delle Civette: a due terzi della lunghezza del fabbricato, infatti, un distacco d’intonaco mostra un cantonale in pietra che definisce il confine di un volume edilizio preesistente.

Poco dopo la sua costruzione la chiesa della Compagnia, detta del Corpus Domini o chiesa di S. Martino, manifesta problemi statici: le continue escavazioni fatte nel cimitero che la circonda su due lati provocano lesioni nel pavimento e nella muratura di testata. Un salto temporale al Settecento. Arriva la mano del genio Giovan Battista Tempesti, massimo esponente della pittura pisana settecentesca. Suo è l’affresco del San Michele. Ma chissà a quante altre pitture ha dato vita. Un occhio all’interno: tutto il complesso è disseminato di affreschi che riaffiorano nonostante coperture di vernice successive. La carne al fuoco è tanta. Chiede giustizia. «A bilancio abbiamo già messo un primo intervento di 25mila euro, e quello successivo di messa in sicurezza vera e propria di altri 300mila euro», spiega l’architetto comunale Stefano Galletti. Da parte dell’amministrazione c’è la massima apertura verso una “resurrezione completa” del fabbricato. «Serviranno non meno di 2milioni di euro - continua il sindaco -e, infatti, stiamo facendo domanda di finanziamento a banche, fondazioni.

Se accade quanto speriamo, in autunno 2009 partiremo con la gara di appalto per portare a termine il progetto di recupero». Il primo cittadino non vuole scucire i particolari dell’operazione. Ma qualcosa di concreto è già in essere. Tanto che già si parla del prossimo utilizzo di quello che era il teatro-cinema. «Diventerà uno spazio polivalente per spettacoli, mostre», prosegue D’Addona. In quanto alla chiesa, sarà sconsacrata e diventerà forse un foyer. Progetti anche per la parte dell’asilo, dove troveranno sede le associazioni culturali locali, dalla Proloco alla Misericordia, passando per Artemide. «Stiamo vagliando anche la possibilità di farci un centro per anziani», conclude guardando il dipinto di Angiolo Tommasi, “Benedizione in campagna” che raffigura una parte del complesso.

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