Gioco
Travolto dal camion mentre va al lavoro in bici
Francesca Suggi
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Il luogo dell'incidenteTragedia sull'Arnaccio: l'operaio è morto poco dopo all'ospedale, aveva 23 anni
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CASCINA. Quel tratto rettilineo e stretto dell’Arnaccio lo faceva in bicicletta ogni mattina, ormai da un mese, per andare al lavoro. Ma ieri, tra la nebbiolina e il buio delle 6,30, la vita di Robert Florentin Vitalaru, 23 anni, si è fermata, agganciato da un camion in fase di sorpasso. Tutto in pochi minuti: l’urto, la caduta, la bici che vola via, il giovane a terra privo di sensi, ma ancora vivo, soccorso e portato all’ospedale; e poi il filo di speranza che si spezza quasi subito. I medici del Lotti tentano l’impossibile ma inutilmente per salvare Robert, nato in Romania nel marzo dell’85, da un mese a Cascina con la moglie Roxana di 20 anni e la figlia di 2 anni. Disperato il conducente dell’articolato Renault che trasportava frutta da consegnare al vicino ipermercato di Navacchio. Non appena ha capito di aver urtato qualcosa, il 66enne di Pescia ha fermato il mezzo. Troppo tardi. Sotto choc, è sceso dalla cabina di guida. Davanti agli occhi una scena agghiacciante, resa ancora più drammatica dal fatto che non aveva assolutamente visto quel giovane in bici a bordo strada. I medici del 118 hanno subito capito che le condizioni del ragazzo erano disperate. Quindi la corsa all’ospedale Lotti, l’operazione d’urgenza. Purtroppo la morte.
Il corpo del giovane è stato così trasferito all’istituto di medicina legale di Pisa, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Complici dell’ennesima tragedia sull’Arnaccio sono stati il buio e la foschia mattutina, che sicuramente non hanno agevolato la visibilità della strada. Forse la bici della vittima non aveva la classica “lucina rossa” fondamentale per segnalare la presenza dei mezzi a due ruote, di notte. Magari il giovane potrebbe aver perso l’equilibrio mentre il camion lo stava sorpassando. Queste le ipotesi al vaglio dei carabinieri della stazione di Cascina intervenuti sull’incidente. Robert Florentin Vitalaru lavorava come muratore in una ditta di San Frediano a Settimo. A settembre era venuto in Italia dai parenti per “esplorare” la possibilità di una vita serena. Aveva trovato un lavoro stabile, era felice. Per le vacanze di Natale era tornato in Romania proprio per prendere la moglie e la figlia e trasferirsi tutti e tre, finalmente riuniti, a Cascina. Così un mese fa Robert, Roxana e la piccola avevano iniziato la nuova vita. Fino alla tragedia di ieri, avvenuta proprio a pochi metri di distanza dall’abitazione dove vivevano, in affitto. «Ruy aveva già lavorato per quattro mesi a Cascina.
Il mese scorso era tornato a casa a prendere Roxana e la bambina. Qui stava bene, lavorava come operaio in una ditta qua vicino», racconta con un fil di voce la cognata. E’ appena arrivata in Italia, parla a fatica la nostra lingua. Tiene in braccio la bambina, con gli occhi lucidi e gonfi dal pianto. La piccola sorride. Non capisce che il babbo, da ora in poi, la proteggerà da lassù. «Lui stava bene qui», continua a piangere la ragazza. Pensando magari a tutti i sacrifici che la giovane famiglia aveva fatto. Prima, per riuscire a trovare un poco di pane, lavoro e serenità in Italia. Poi, per riunirsi a Cascina. «Lui e Roxana si erano ritrovati da un mese. Ingiusto», si sfoga, in piedi sulla porta di casa. Sta aspettando che la cognata torni a casa. A lei l’arduo compito di spiegare, un giorno, alla piccola che il babbo è volato in cielo.
Il corpo del giovane è stato così trasferito all’istituto di medicina legale di Pisa, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Complici dell’ennesima tragedia sull’Arnaccio sono stati il buio e la foschia mattutina, che sicuramente non hanno agevolato la visibilità della strada. Forse la bici della vittima non aveva la classica “lucina rossa” fondamentale per segnalare la presenza dei mezzi a due ruote, di notte. Magari il giovane potrebbe aver perso l’equilibrio mentre il camion lo stava sorpassando. Queste le ipotesi al vaglio dei carabinieri della stazione di Cascina intervenuti sull’incidente. Robert Florentin Vitalaru lavorava come muratore in una ditta di San Frediano a Settimo. A settembre era venuto in Italia dai parenti per “esplorare” la possibilità di una vita serena. Aveva trovato un lavoro stabile, era felice. Per le vacanze di Natale era tornato in Romania proprio per prendere la moglie e la figlia e trasferirsi tutti e tre, finalmente riuniti, a Cascina. Così un mese fa Robert, Roxana e la piccola avevano iniziato la nuova vita. Fino alla tragedia di ieri, avvenuta proprio a pochi metri di distanza dall’abitazione dove vivevano, in affitto. «Ruy aveva già lavorato per quattro mesi a Cascina.
Il mese scorso era tornato a casa a prendere Roxana e la bambina. Qui stava bene, lavorava come operaio in una ditta qua vicino», racconta con un fil di voce la cognata. E’ appena arrivata in Italia, parla a fatica la nostra lingua. Tiene in braccio la bambina, con gli occhi lucidi e gonfi dal pianto. La piccola sorride. Non capisce che il babbo, da ora in poi, la proteggerà da lassù. «Lui stava bene qui», continua a piangere la ragazza. Pensando magari a tutti i sacrifici che la giovane famiglia aveva fatto. Prima, per riuscire a trovare un poco di pane, lavoro e serenità in Italia. Poi, per riunirsi a Cascina. «Lui e Roxana si erano ritrovati da un mese. Ingiusto», si sfoga, in piedi sulla porta di casa. Sta aspettando che la cognata torni a casa. A lei l’arduo compito di spiegare, un giorno, alla piccola che il babbo è volato in cielo.
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