Il Tirreno

Pontedera

Sgorga degrado dalla fonte di D’Annunzio

Francesco Turchi
Sgorga degrado dalla fonte di D’Annunzio

Neppure un cartello oggi ad indicare gli archi storici della fontina. Si trova lungo la provinciale pisana, oltre il guard rail

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VOLTERRA. «L’idea di far fronte all’emergenza idrica, recuperando alcune delle fonti presenti sul territorio di Volterra, non è fattibile». Tra il buon proposito e la sua realizzazione ci sono tanti e insormontabili problemi tecnici ed economici, che l’assessore Andrea Cinotti non tiene nascosti: «Le fonti hanno la caratteristica di essere nella parte bassa della città. Ci vorrebbe che un meccanismo intercettasse l’acqua e la collegasse alla rete dopo averla resa potabile. È un’operazione difficile da realizzare sul piano tecnico e che comporterebbe un investimento enorme». Le fonti volterrane, da Mandringa a San Felice, passando da Docciola, possono avere un futuro soltanto sfruttando il loro valore storico: valorizzare quello che hanno rappresentato per tante generazioni di volterrani. Ma l’impiego per i bisogni attuali è dunque da scartare. Tuttavia, al di là di questo, quel che dispiace è vedere certe testimonianze del passato, avvolte dal degrado e dall’incuria: «Facciamo quel che possiamo - ammette Cinotti - inviando di tanto in tanto i nostri spazzini a darci una pulita.

Particolarmente delicata è la questione della Fonte di Mandringa, che è poco frequentata e anche poco rispettata, coi maleducati che lasciano lattine, cartoni e rifiuti vari nell’area. Questo porta talvolta ad avere la sensazione del completo abbandono dell’area». Che in generale non è molto valorizzata. La Fonte della Mandringa, cantata da D’Annunzio, si trova sotto l’omonimo Masso, lungo la provinciale Pisana; per accederci si deve passare da un’apertura nel guard-rail e scendere delle scalette, tra lattine, fogli e giornali: «Anche la posizione un po’ disagiata - sottolinea Cinotti - non facilita la sua conservazione. È un peccato perché queste fonti, in passato, hanno avuto un ruolo sociale importante, visto che erano luogo di ritrovo delle lavandaie. Oggi quest’acqua non è più potabile e i tempi sono cambiati: ma sarebbe importante non disperdere questo patrimonio». Un pensiero condiviso dal suo collega di giunta Alessandro Togoli, che ha la delega alla cultura: «Effettivamente la Fonte di Mandringa è molto poco visibile e dall’altra parte siamo anche consapevoli del valore che riveste dal punto di vista storico.

Pensare a un recupero per far fronte alla crisi idrica è molto difficile, mentre sarebbe percorribile la strada del recupero architettonico, pur considerando che la Mandringa si trova in un punto difficile da raggiungere». La questione dei problemi idrici che attanagliano Volterra e tutta la Valdicecina ha riportato d’attualità le fonti sparse sul territorio etrusco. Il direttore della Pinacoteca, Alessandro Furiesi, lancia un suggerimento: «Probabilmente non è possibile far uscire dai nostri rubinetti l’acqua proveniente da queste fonti. Ma senza dubbio questa potrebbe essere utilizzata per esempio per irrigare i campi e per altri usi del genere, evitando molti sprechi che si vedono ogni giorno». Per un eventuale intervento sul piano architettonico, con l’obiettivo di salvaguardare un bene storico di Volterra, Furiesi chiama in ballo la Soprintendenza: «Credo che il Comune faccia quel che può: con le risorse economiche che ha a disposizione non è facile mettere in preventivo questo tipo di interventi. Che invece potrebbero e dovrebbero interessare alla Soprintendenza.

Peraltro credo che per quanto riguarda le situazioni delle fonti di Docciola e San Felice, abbia un quadro piuttosto chiaro, mentre probabilmente l’ente non ha una conoscenza dettagliata dello stato in cui è la Mandringa. È auspicabile un suo intervento». Ma c’è anche un altro aspetto da mettere in risalto: «Ci sono delle fonti che sono di proprietà pubblica e in quanto tali gli eventuali interventi spetterebbero agli enti. Ma la gran parte delle fonti presenti nel Volterrano sono in terreni privati: starebbe ai proprietari il recupero e la valorizzazione, ma invece in gran parte dei casi, vengono abbandonate, approfittando anche del fatto che da quelle fonti non sgorga più l’acqua». La situazione della Mandringa, di proprietà pubblica, è comunque diversa: l’acqua c’è, anche se non è più potabile.

«In prossimità della fonte c’è anche stato messo un guard-rail, probabilmente per una questione di sicurezza, che peraltro nasconde la fonte». L’unica strada percorribile, scartato l’utilizzo di queste acque per potenziare la rete idrica della Valdicecina, sembra dunque essere quella del recupero architettonico, magari, come nel caso di Mandringa per esempio, con tanto di cartello turistico (che in questo momento non c’è), in modo da segnalate che dietro a quel guard-rail c’è un pezzo del passato di Volterra, che merita di essere conservato. A tal proposito, intanto, sarebbe già importante che i maleducati evitassero di usare la fonte come un cestino.

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