Il Tirreno

Pontedera

Accoltellato davanti ai fratellini di 6 e 9 anni

Sabrina Chiellini
Accoltellato davanti ai fratellini di 6 e 9 anni

La madre del senegalese arrestato: «Quanta violenza, non dimenticheranno in fretta»

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PONTEDERA. «Erano più di 30, hanno preso d’assedio la nostra casa, una violenza incredibile. Hanno picchiato selvaggiamente mio figlio che cercava di difendersi. Mi hanno colpito al braccio col coltello. Tutto sotto gli occhi degli altri miei 2 figli, di 6 e 9 anni. Non potranno dimenticare facilmente: sono terrorizzati, non riescono a dormire la notte, piangono. Hanno paura che quelle persone possano tornare». È il racconto della madre quarantenne del senegalese, autore del ferimento al circolo Bertelli e poi vittima della successiva spedizione punitiva di un gruppo di nigeriani a casa sua. «Ero seduta in poltrona - racconta - guardavo la tv. Non avrei mai immaginato che in casa nostra sarebbe entrata tanta violenza. Erano 30, forse di più. Erano ubriachi, tra loro c’erano anche donne. Gridavano, minacciavano». Preoccupata per la reazione dei vicini, alla fine ha aperto la porta dell’alloggio popolare dove abita da anni col marito e i figli. L’uomo, 50 anni, lavora alla Manutencoop; lei, ha un buon lavoro: assiste disabili. Una famiglia ben inserita.

Picchiavano con le sedie alle finestre, al primo piano di un piccolo condominio in via Einaudi, a due passi dal circolo Bertelli, in Oltrera. «Gridavano “Apri o domani torniamo e ammazziamo anche te!”». Il racconto della donna si fa disperato, si tocca la ferita al braccio sinistro: «Se siamo vivi lo dobbiamo a un nigeriano amico di mio figlio - continua - ha cercato di difenderci. Lui è senza documenti, ora ha paura, non si fa trovare, ma è ferito a una gamba. Quando sono arrivati i carabinieri, sono tutti fuggiti via. Mio figlio è un bravo ragazzo, noi lavoriamo. Non aveva bisogno di rubare un portafoglio con 30 euro». Ancora più preoccupato è il marito: «Mio figlio era già stato aggredito in un bar da 3-4 nigeriani, ha reagito male. Se ci avesse chiamato avrei avvertito i carabinieri. Ha sbagliato, ma è tranquillo, non ci ha mai dato problemi». Dopo la spedizione punitiva qualcosa è cambiato. «Abbiamo paura - continua - ora siamo emarginati, i vicini sono più diffidenti di prima». Il figlio potrebbe essere entrato in un giro strano? «Non credo. Noi siamo una famiglia perbene».

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